Meloni dopo il referendum: nuove strategie per rilanciare il Governo e la maggioranza
La sconfitta al referendum innesca un terremoto. Mercoledì 25 marzo la missione in Algeria, da giovedì 26 i vertici su strategia e priorità: dalle nomine alla legge elettorale, fino alle misure per l’energia
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I punti chiave
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Prima il repulisti dentro il Governo e dentro Fratelli d’Italia: via tutti coloro che hanno problemi con la giustizia, si riparte dalla legalità. Poi, dopo la missione di oggi in Algeria per rafforzare una relazione già strategica sull’energia e il gas, la ridefinizione di un’agenda stravolta a un anno dal voto per le elezioni politiche. Giorgia Meloni riparte così dopo la sconfitta referendaria. Ira e pulizia, priorità e strategia. Mentre il Financial Times suona la sveglia: «Il netto rifiuto da parte degli elettori italiani delle sue riforme giudiziarie rappresenta la battuta d’arresto più grave per la premier da quando è salita al potere tre anni e mezzo fa». «Meloni ferita ha bisogno di nuove ambizioni per l’Italia», è il titolo dell’analisi. A questo punto, alle modifiche costituzionali vanno anteposte le riforme economiche.
La pulizia nella squadra e nel partito
La reazione di getto alla vittoria del No alla riforma della magistratura è stata la più dura: pretendere e ottenere le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capo di gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi. E poi pretendere, ingaggiando un pesante braccio di ferro con il presidente del Senato Ignazio La Russa, anche quelle di Daniela Santanchè. Che prova a resistere. Ma con una nota gelida di Palazzo Chigi la premier ieri la ha gelata: «Per sensibilità istituzionale lasci anche lei».
La furia della premier
Non tutti, nel partito e nell’Esecutivo, sono convinti che la strada imboccata dalla premier sia quella giusta: cedere ai giudici, allontanando chi è indagato o condannato, proprio dopo una campagna referendaria impostata sull’attacco alla “magistratura ideologica” in difesa di una riforma presentata come garantista. Ma chi conosce Meloni sa di cosa è capace quando la furia la assale.
Anche, appunto, di portare lo scontro ai massimi livelli dentro Fdi, cercando di imporsi su La Russa: il decano con la cui benedizione la presidente del Consiglio ha avviato l’avventura di Fratelli d’Italia, la seconda carica dello Stato, ma anche l’amico e il principale sponsor di Santanchè. Ossia il motivo per cui, nonostante la pioggia di inchieste e il rinvio a giudizio con l’accusa di false comunicazioni sociali per il caso Visibilia, la ministra del Turismo è sinora rimasta al suo posto.
Da giovedì il punto con i leader
Ma comunque finirà il muro contro muro - e l’inedita situazione di un capo del Governo costretto a sfiduciare pubblicamente un suo ministro (bisogna risalire all’ottobre 1995 per trovare un caso analogo: alla fine l’allora ministro della Giustizia Filippo Mancuso fu sfiduciato dalla sua maggioranza) - la vera partita per Meloni comincerà domani.








