Doppio record dalla fiera Zoomark per gli espositori e per i pet in Italia
L’edizione 2025 ospita 1.300 aziende da 58 Paesi e il Rapporto in collaborazione con Assalco certifica che nel nostro Paese ci sono 65 milioni di animali d’affezione e che il 96% dei proprietari li considera parte della famiglia
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In Italia vivono quasi 65 milioni di animali da compagnia, tra chi ha quattro zampe, chi piume e chi pinne e una famiglia su due convive con almeno un pet. Cani e gatti superano per la prima volta i 20 milioni, con i gatti arrivati a sfiorare i 12 milioni, in aumento di oltre un milione solo nell’ultimo anno. Sono numeri che spiegano il clima effervescente nei dieci padiglioni di BolognaFiere che da ieri mattina ospitano la 21ª edizione di Zoomark, la più importante fiera internazionale degli animali da compagnia in Italia, che ha raggiunto il suo record storico: 1.300 espositori da 58 Paesi (+23%), oltre 90mila metri quadrati di superficie espositiva (+32%) e due terzi di presenze straniere. «Una manifestazione in costante crescita, la cui internazionalizzazione è stata rafforzata dalla scelta di affidarne la gestione al gruppo Cosmoprof», spiega il presidente di BolognaFiere, Gianpiero Calzolari, aprendo il convegno inaugurale.
«Gli animali da compagnia sono diventati una presenza strutturale nella società italiana, con un impatto crescente non solo sull’economia ma sul benessere individuale, sulla salute pubblica e sull’inclusione sociale», sottolinea Giorgio Massoni, presidente di Assalco, l’associazione nazionale delle imprese per l’alimentazione e la cura degli animali da compagnia, che rappresenta l’85% del mercato. Secondo il Rapporto Assalco-Zoomark, il 96% dei proprietari considera il proprio pet parte della famiglia, una relazione che si traduce in benefici documentati, soprattutto per i soggetti fragili, come anziani e disabili: tra i senior che convivono con un pet si registra una riduzione del 15% delle visite mediche, pari a un risparmio per il sistema sanitario stimato in 4 miliardi l’anno. «In Italia operano 27mila imprese lungo la filiera e la spesa complessiva per il benessere degli animali da compagnia ha sfiorato i 7 miliardi (tra alimenti, accessori, lettiere e cure, ndr) ed è in costante crescita. Sono numeri rilevanti, che mostrano un cambiamento di cui la politica deve tenere conto», scrive il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Aldo Urso, nella lettera inviata agli organizzatori. «Pet fa rima con Pil», ricorda a sua volta il presidente del Senato, Ignazio La Russa, nel videomessaggio di inaugurazione.
Il ruolo degli animali d’affezione nella società e nell’economia avanza però molto più velocemente delle norme. Sono molte le istanze avanzate dal settore e di cui si discute in Parlamento. Se il Sistema di identificazione nazionale degli animali da compagnia (Sinac), sviluppato dal ministero della Salute, dovrebbe essere operativo già da quest’anno con l’obbligo di registrazione di tutti gli animali d’affezione, è invece ancora in fase di studio la proposta di legge per istituire una tessera sanitaria digitale e la digitalizzazione del passaporto pet. Mentre nulla si sa sui tempi per arrivare a ridurre l’aliquota Iva su pet food e cure veterinarie dal 22 al 10%, come già previsto dalla normativa europea. «La battaglia sull’Iva è storica, è una distorsione fiscale che non tiene conto della funzione sociale degli animali – ribadisce Massoni –. Ridurla non è solo una misura equitativa, ma anche di promozione della salute pubblica». La senatrice Michaela Biancofiore, sul palco con la sua cagnolina Puggy (la prima ad essere entrata negli uffici del Senato dopo 12 anni di battaglie), ha rilanciato la proposta di inserire gli animali nello stato di famiglia e annunciato il progetto di un Testo Unico in cui convogliare tutte le proposte in discussione per la tutela e il riconoscimento dei pet, non più oggetti ma soggetti di diritto senzienti. E il presidente dell’Anmvi-Associazione nazionale medici veterinari, Marco Melosi, ha ribadito il principio di “one health” e quindi il ruolo sempre più integrato e incisivo dei veterinari nella tutela del benessere collettivo, perché la salute dell’uomo, quella dell’animale e quella dell’ambiente non possono progredire in modo disgiunto (il 70% delle malattie infettive degli ultimi 15 anni è di origine animale).


