Geopolitica

Draghi: «Per la prima volta europei davvero soli in un mondo più duro»

L’ex premier insignito del premio Carlo Magno ad Aquisgrana. «La spesa strategica aggiuntiva è salita a quasi 1.200 miliardi di euro all’anno in media»

Dal nostro corrispondente Beda Romano

Premio Internazionale Carlo Magno conferito  a personalità con meriti particolari in favore dell'integrazione e unione in Europa nella foto a sinistra Armin Laschet, Presidente del Consiglio di Amministrazione del Premio Carlo Magno al centro  l' economista Mario Draghi insignito del premio Carlo Magno. a destra il sindaco di Aquisgrana Michael Ziemons - Italy Photo Press  16878

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BRUXELLES – L’ex premier italiano ed ex banchiere centrale Mario Draghi ha ricevuto oggi, giovedì 14 maggio, ad Aquisgrana, in Germania, il noto Premio Carlomagno. In un discorso, l’economista ha ripreso alcuni temi già trattati, dal federalismo pragmatico al debito buono. Soprattutto ha rivisto il suo atteggiamento nei confronti degli Stati Uniti. Ha affermato che la nuova aggressiva postura americana deve essere agli occhi dell’Europa «un momento di rivelazione».

Proprio il nuovo atteggiamento di Washington, oggi incarnato dal presidente Donald Trump, è stato il punto di partenza del ragionamento dell’ex premier italiano. Ha spiegato l’ex presidente della Banca centrale europea: «Il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più. È diventato più duro, più frammentato e più mercantilista. Al di là dell’Atlantico, non possiamo più dare per scontato che i custodi dell’ordine postbellico restino impegnati a preservarlo».

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In questo senso, l’economista ha avvertito della possibilità che Washington ignori «le regole delle quali gli Stati Uniti un tempo si facevano paladini». Insomma, le ipotesi su cui si è basato per anni lo sviluppo europeo – vale a dire l’apertura commerciale, la garanzia di sicurezza fornita dagli Stati Uniti, la stabilità dell’ordine internazionale - non reggono più e il continente si trova ora di fronte a un mondo «più duro», in cui per la prima volta, ha detto Mario Draghi, saremmo «davvero soli insieme».

In passato Mario Draghi aveva avuto nei confronti degli Stati Uniti un atteggiamento accomodante, vuoi per realismo politico vuoi per frequentazioni culturali. Oggi il clima è cambiato, tanto più che gli Stati Uniti potrebbero essere diventati una minaccia. Secondo l’ex presidente della Banca centrale europea, la fragilità europea deriva da una contraddizione fondamentale: l’Europa si è aperta al mondo senza aver completato la costruzione del proprio mercato interno.

L’economista, che parla di «economia asimmetrica», ha quindi messo in guardia dalle conseguenze di questo squilibrio: eccessiva dipendenza dalla domanda estera, vulnerabilità energetica e strategica, ritardo tecnologico. In questo contesto, ha spiegato l’ex presidente del Consiglio italiano, la lezione è che la durezza esterna richiede profondità interna». Sia sul fronte meramente economico, che sul versante più politico. Cominciamo dal primo.

Ad Aquisgrana, Mario Draghi ha rivisto le sue stime sulle necessità finanziarie dell’Europa. Parlando davanti ad alcuni esponenti comunitari, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz, è tornato indirettamente a parlare di nuovo debito in comune: «La precedente stima di circa 800 miliardi di euro l’anno di spesa strategica aggiuntiva (contenuta nel Rapporto Draghi del 2024, ndr) è salita, con gli impegni in materia di difesa degli ultimi anni, a quasi 1.200 miliardi di euro l’anno in media».

Per tutta risposta il cancelliere Merz ha affermato: «Stiamo vivendo una crisi dopo l’altra. L’Europa deve mantenere una rotta chiara e il sangue freddo (…) Alcuni suggeriscono che potremmo (…) contrarre nuovo debito, debito europeo, finanziando le spese correnti attraverso l’indebitamento. La Germania non può seguire questa strada, anche per ragioni costituzionali». L’espressione spese correnti lascia intendere che investimenti di più lungo periodo potrebbero essere accettabili.

Sul fronte più politico, Mario Draghi ha ribadito l’idea del federalismo pragmatico, mentre si discute sempre più di voto a maggioranza al Consiglio: «I paesi con la volontà di agire dovrebbero approfondire la cooperazione in aree concrete». Ricordando il successo dell’euro, ha aggiunto che i governi «devono ora decidere se sono disposti a mettere la sostanza prima del processo, e a scegliere gli strumenti che possono realizzarla», nei campi dell’energia, della tecnologia, della difesa.

Il Premio Carlo Magno è stato attribuito in passato a persone molto diverse tra loro: da Konrad Adenauer a Simone Veil, a Ursula von der Leyen. Nell’entusiasmo che ha accompagnato l’evento di ieri, l’attuale presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha, addirittura, fatto un parallelo tra Mario Draghi e Carlo Magno: «Carlo Magno era un sovrano fuori dal comune, il cui regno si estendeva su territori che oggi comprendono diversi paesi europei. Mario – ha detto - si inserisce in questa stessa tradizione».

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