Due navi russe sbarcano blindati in Libia. Mossa anti elezioni e unificazione
Avvistato nel canale di Sicilia il mezzo da sbarco Aleksandr Shabalin. Scortava due mercantili carichi di mezzi e rifornimento logistico. Mosca accelera la strategia di supporto ad Haftar e il controllo su sei basi aeree. Ma l’obiettivo potrebbe essere il Fezzan, dove le milizie locali si sono schierate contro l’alleanza tra la Cirenaica e il Cremlino. Il tutto mentre si discute di riforma costituzionale e voto pacificatore
di 24Ore NextMed
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3' di lettura
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Lo scorso giovedì un velivolo italiano si è alzato in volo dalla base di Sigonella per una ricognizione attorno alla Aleksandr Shabalin una nave da sbarco della classe Ropucha. Il mezzo è noto da tempo alla Nato. Meno di un anno fa era stata avvistata vicino all’isola di Fehmarn tra la Germania e la Danimarca. Era lì per scortare un mercatile russo. Esattamente ciò che stava facendo la scorsa settimana nel canale di Sicilia. Ad essere accompagnate era la Anastasia e Yuriy Arshenevskiy che sono poi approdate a Tobruk cariche di blindati e altro materiale logistico, stando a quanto anticipato dall’agenzia stampa Agenzia Nova. Una delle due era stata in precedenza in Siria. Il loro arrivo silenzioso in Libia conferma le mosse russe nel Paese e la ferma intenzione di consolidare anche la propria presenza militare. Il mese scorso avevamo già raccontato della strategia aerea.
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Impegno militare russo
Mosca ha avviato un percorso di rifinanziamento di progetti infrastrutturali in addirittura sei basi aeree libiche: Al-Jufra, Al-Khadim, Al-Qardabiyah, Brak al-Shati, Maaten al-Sarra e Tamanhint. Secondo il Tearline Project della National Geospatial-Intelligence Agency, le basi aeree sono sparse in tutto il Paese e ospiterebbero una serie di equipaggiamenti militari, tra cui sistemi di difesa aerea, caccia MiG-29 e droni. Sono gestite da personale militare russo e da mercenari appartenenti ad Africa Corps. La Russia ha usato la Siria come hub per equipaggiamenti, armi e personale destinato all’Africa, fino alla caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024. Non abbandona le posizioni ma le alleggerisce. Ora, è diventato ancor più importante per Vladimir Putin gestire nuove relazioni con la Libia per riproporre lo schema siriano. Inizialmente l’obiettivo è stata la città di Tobruk, che con lo scalo marittimo ed aereo avrebbe permesso logistica marittima e voli regolari. Fallito il tentativo, è iniziata l’espansione verso l’interno. Espansione che in parte punta a basi che non hanno mai ospitato personale russo e in altri casi mira a implementare le strutture logistiche già esistenti.
Strategia anti elezioni
Tali sviluppi, nel complesso, vanno inquadrati in un più ampio sforzo per espandere la propria presenza militare in Libia e sfruttare la posizione strategica del Paese per sostenere il movimento di personale, equipaggiamenti e armi attraverso il Nord Africa e il Sahel. Secondo il rapporto Usa, infatti, la dislocazione dei poli militari riuscirebbe a coprire gran parte del territorio con un duplice obiettivo. Il primo quello logistico, come evidenziato sopra, e il secondo politico. La presenza continua di forze militari straniere rappresenta una sfida per gli sforzi volti a unificare le istituzioni libiche e a rimuovere dal Paese forze straniere e mercenari. Che minano il percorso elettorale.
Il fronte del Fezzan
Con l’arrivo di due navi cariche di blindati, c’è la concreta possibilità che gli uomini di Africa Corps si dirigano nel Fezzan. Come riportava l’agenzia stampa Agenzia Nova, nell’area le cosiddette Forze Rivoluzionarie del Fezzan hanno dichiarato di volersi mobilitare per bloccare il confine meridionale vicino al Chad. La motivazione non è stata esplicitata, ma va ricordato che pochi mesi fa la milizia ha attaccato una postato dell’esercito di Khalifa Haftar nei pressi del confine nigerino e ha di fatto alzato il tiro contro la Cirenaica facendo capire di non gradire un rafforzamento dei rapporti tra Bengasi e Mosca. La tensione, vista da fuori, appare latente, ma esiste è forte. Scontri nell’area sono pericolosi anche per l’Italia visto i giacimenti che ci riguardano direttamente, anche se le forze locali sono concentrate contro un Paese che si sta muovendo per destabilizzare la Libia e cercare di fermare il processo di unificazione sostenuto da Stati Uniti e vari Paesi europei, a cominciare da Roma. Mentre Mosca alza il tiro sul fronte Est, sembra riuscire a distrarre la politica europea dal fronte Sud. Che per il Mediterraneo è vitale.
