Orticaria cronica spontanea

Ecco le cellule “spia” che possono guidare la terapia personalizzata

Attenzione puntata su particolari globuli bianchi della famiglia dei mastociti. Il numero di queste cellule potrebbe indicare le possibili risposte alle cure

Young scientists conducting research investigations in a medical laboratory, a researcher in the foreground is using a microscope StockPhotoPro - stock.adobe.com

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“No size fits all”. Lo stesso abito non va bene a tutti. In medicina, sempre di più lo specialista diventa come un sarto e si dedica ad attagliare i trattamenti al singolo paziente, sulla base delle caratteristiche della sua malattia. Questo approccio può diventare realtà anche per il trattamento dell'orticaria cronica spontanea, malattia che porta a sviluppare pomfi e gonfiori cutanei ed un forte prurito, da non confondersi con la classica allergia.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

A farlo pensare è una ricerca pubblicata su Allergy, condotta dagli esperti del Trinity College di Dublino coordinati da Niall Conlon (autrice principale Katia Ridge). La ricerca è andata a cercare possibili marcatori in grado di guidare i trattamenti, in ogni singolo caso, individuando vere e proprie cellule “spia” che caratterizzano la risposta alle cure. Si chiamano progenitori mieloidi e sono particolari mastociti, ovvero cellule della famiglia dei globali bianchi.

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Cosa emerge

Lo studio ha esplorato una rara forma di mastociti, chiamati progenitori mieloidi, nel sangue di pazienti con orticaria cronica spontanea, confrontando queste unità in persone con orticaria cronica spontanea e in soggetti sani di controllo. Inoltre è stata valutata anche la risposta al trattamento con una specifica terapia anti-IgE. La ricerca mostra chi i soggetti che hanno risposto rapidamente a questo trattamento hanno messo in evidenza un numero maggiore di progenitori mieloidi nel sangue rispetto a coloro che hanno avuto una risposta più lenta alla terapia. Proposta operativa? Si potrebbe utilizzare questa semplice analisi di laboratorio per riuscire a prevedere chi potrebbe rispondere al meglio al trattamento con terapie anti-IgE. Il razionale d'impiego dei mastociti come parametro di valutazione, peraltro, è forte. Si tratta infatti da cellule che, una volta attivate dagli anticorpi IgE, praticamente rilasciano una serie di fattori infiammatori che scatenano la risposta cutanea e sono responsabili alla fine del prurito e dell'orticaria.

Cosa potrebbe cambiare

Sostanzialmente, a detta degli esperti, l'impiego routinario futuro (stiamo ancora parlando di ipotesi di lavoro) di queste cellule rilevatrici potrebbe diventare utilissimo per personalizzare le cure, aiutando a comprendere la differente risposta ad una stessa terapia da parte di diversi pazienti. Ma rimangono ancora elementi da chiarire, soprattutto in temini di utilizzo pratico di test di questo tipo. Lo ricorda in una nota dell'ateneo irlandese la stessa Katia Ridge. “I mastociti sono cellule difficili da studiare. I mastociti maturi non si trovano nel sangue – commenta la studiosa -. Per questo motivo abbiamo utilizzato un metodo per studiare una forma immatura estremamente rara di mastociti nel sangue, chiamata progenitore dei mastociti. I nostri risultati indicano potenziali segnali infiammatori in questa malattia e sottolineano come l'orticaria cronica sia più di una semplice manifestazione cutanea”. Non solo: i risultati della ricerca potrebbero avere implicazioni significative non solo per le persone affette da orticaria, ma potenzialmente anche per altre malattie allergiche, consentendo di prevedere la risposta al trattamento attraverso l'esplorazione delle caratteristiche di queste specifiche cellule.

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