Economia Digitale

Ecco come Apple a giugno intende trasformare Siri con l’intelligenza artificiale

Secondo il New York Times il momento probabile dell’annuncio sembra la conferenza annuale degli sviluppatori, il 10 giugno

di Alessandro Longo

4' di lettura

4' di lettura

Siri di Apple abbraccerà l’intelligenza artificiale generativa, tipo ChatGpt, ed era ora: Google ha già cominciato questo percorso negli smartphone e pure l’assistente Alexa di Amazon.

Il momento probabile dell’annuncio sembra la conferenza annuale degli sviluppatori, il 10 giugno, secondo un piano trapelato dell’azienda e rivelato dal New York Times.

Loading...

Con la nuova Siri potremo insomma conversare a tutti gli effetti, svolgere compiti e avere informazioni in modo più completo e articolato.

Come sarà la nuova Siri

Gli assistenti vocali appartengono del resto a una diversa generazione tecnologica rispetto ai chatbot alimentati da IA generativa, anche se entrambi usano intelligenza artificiale.

I chatbot si basano sui cosiddetti modelli linguistici di grandi dimensioni, sistemi addestrati a riconoscere e generare testo (audio, immagini…) sulla base di enormi serie di dati raccolti dal web.

Siri, Alexa e Google Assistant, invece, sono essenzialmente sistemi detti di “comando e controllo”. Funzionano con uno script; sono in grado di comprendere un elenco finito di domande e richieste come “Che tempo fa ora?” o “Accendi le luci della camera da letto”. Se un utente chiede all’assistente virtuale di fare qualcosa che non rientra nel suo codice, quello dice che non sa che fare o che non ha capito.

Siri con IA generativa avrà quindi due grosse novità. Farà meglio le cose che l’attuale Siri fa e farà cose del tutto nuove. Nel primo caso è la possibilità di fare richieste più articolate, con linguaggio più naturale e senza bisogno di ripetere il contesto. Ad esempio, dopo aver chiesto che tempo fa domani in una certa potremmo aggiungere “che vestiti consigli”, senza dover ripeterà la città e il giorno. Ma potremo anche fare richieste complesse parlando normalmente, invece che spezzettarle in tanti comandi separati (“metti un timer alle 12, per un’ora, poi quando finisce fanne partire un altro da quindi minuti e manda un messaggio a mia madre”).

Siri ci capirà meglio insomma e con più facilità.

Per le cose nuove invece c’è una vasta e sconosciuta prateria, ma le prime indiscrezioni parlano di compiti tipici dell’AI generativa come riassumere un testo, generare musica o anche funzioni di agenti autonomi, come quelli che Amazon sta introducendo in Alexa (sotto forma di skill) o Google nell’app Gemini. Ad esempio consigliare un ristorante e fare la prenotazione, tutto a voce.

Apple farà funzionare la nuova Siri sugli iPhone anziché in remoto via cloud. Così potrà garantire maggiore privacy dei dati, tema sempre più centrale nella sua filosofia (e marketing) aziendale.

Allo stesso tempo una Siri che gira in locale consentirà ad Apple anche di risparmiare denaro, perché l’IA su cloud ha un certo costo di computing per chi fornisce il servizio (12 centesimi ogni mille prompt nel caso di ChatGpt).

Apple starebbe a questo scopo potenziando la Ram degli iPhone, per fare girare la nuova Siri senza problemi. Resta il fatto però che allo stato attuale i modelli linguistici IA che possono girare in locale sono decisamente più piccoli di quelli large language model tipo ChatGpt a cui siamo abituati. Di conseguenza, sono più soggetti a errori. Il tema è delicato e giustifica la prudenza con cui finora si è mossa Apple. Certo non vuole cambiare la vecchia, antiquata ma affidabile Siri con un assistente tutto genio e sregolatezza, di cui non possiamo fidarci.

La concorrenza, Google e Alexa

Con prudenza si muovono in effetti anche gli altri. Google ha lanciato in via sperimentale l’app Gemini quest’anno e chi la installa la rende l’assistente di default su smartphone. Non è ancora possibile però in Italia. Alcune funzionalità vocali dell’assistente Google, inoltre, non sono ancora disponibili tramite l’app Gemini, ad esempio il controllo dei contenuti multimediali, i promemoria e le routine.

Alexa ha ora tre skill per l’AI generativa: Splash, che permette di creare musica; Volley Games, un quiz; Character.ai che, come l’omonimo sito, permette di parlare con una figura storica tipo Marx o Einstein.

Amazon l’anno scorso aveva anche parlato della possibilità di programmare complesse routine con la voce: “Alexa, ogni sera alle 21, annuncia che è ora di andare a letto per i bambini, abbassa le luci al piano superiore, accendi la luce del portico e accendi il ventilatore in camera da letto”.

L’azienda ci lavora da qualche mese e, dalle indiscrezioni emerse quest’anno, risulta che i primi risultati non sarebbero incoraggianti, per via del numero eccessivo di errori, appunto.

La strada però è tracciata. Apple stessa, nonostante la sua classica prudenza, non poteva più permettersi di stare ferma sull’intelligenza artificiale (è la sola big tech a non avere lanciato un prodotto). Il rischio è perdere quote di mercato nel suo business principale, gli smartphone; proprio in un periodo in cui il clima è sempre più difficile e ultra competitivo per via della risalita dei marchi cinesi. Le vendite di Apple sono diminuite in quasi tutti i mercati del mondo, secondo gli ultimi risultati del gigante tecnologico, a maggio. L’azienda ha dichiarato che la domanda dei suoi smartphone è calata di oltre il 10% nei primi tre mesi di quest’anno, mentre le vendite complessive sono diminuite in tutte le regioni geografiche ad eccezione dell’Europa.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti