Il monologo

Edoardo Prati trasforma la poesia di Gozzano in racconto del presente

Il creator rilegge “Le golose” del poeta torinese e mostra come desiderio, consumo e ricerca della felicità parlino ancora alla società contemporanea

di Isabella Della Valle

In conversazione con Edoardo Prati: Guido Gozzano e la giovinezza
Nella foto: Edoardo Prati.

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Una poesia di inizio Novecento, una pasticceria piena di ragazze eleganti, il profumo di cioccolata e pasticcini. E’ in questa atmosfera sospesa tra letteratura e contemporaneità che si svolge il monologo di Edoardo Prati dedicato a Le golose di Guido Gozzano nell’ambito del Fuori Festival dell’Economia. Classe 2004, studente di lettere classiche all’Università di Bologna e volto ormai molto seguito sui social, Prati si è costruito un pubblico grazie alla capacità di riportare la letteratura nel presente, sottraendola alla dimensione esclusivamente scolastica e accademica. Non si limita a spiegare i testi: li attraversa, li interpreta e li traduce in un linguaggio vicino alla sensibilità contemporanea, rendendoli accessibili soprattutto ai più giovani. Ed è proprio ciò che accade con Le golose, dove l’influencer ripropone a una platea di ragazzi versi scritti più di un secolo fa.

La figura delle giovani donne

Le giovani donne raccontate da Gozzano, sedute in pasticceria tra dolci, conversazioni e piccoli rituali mondani, non sono più figure lontane, ma diventano immediatamente riconoscibili. Dietro alla loro leggerezza borghese che cerca di imitare l’aristocrazia nei gesti e nei modi, emergono infatti desideri, fragilità, bisogno di apparire e ricerca della felicità. Tutte dinamiche che appartengono ancora al presente. Il monologo di Prati riesce così a trasformare una poesia crepuscolare in una riflessione attuale sul consumo e sull’identità sociale. L’ironia malinconica di Gozzano viene trattata con delicatezza, senza mai essere banalizzata. Al centro della lettura c’è soprattutto la modernità dello sguardo del poeta torinese: una società che cerca felicità nei piccoli consumi e nei rituali sociali non è poi così diversa da quella di oggi, dove il desiderio continua a definire relazioni, comportamenti e forme di riconoscimento. La pasticceria descritta da Gozzano diventa quindi uno spazio simbolico in cui ci si incontra, ci si osserva e si costruisce un’immagine di sé.

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Un contenuto sempre attuale

Cambiano le epoche, i linguaggi e i luoghi, oggi forse sostituiti dai social network o dagli spazi digitali, ma resta identica la tensione verso una felicità immediata, fragile e continuamente esibita. Le “golose” finiscono così per assomigliare ai consumatori contemporanei, immersi in una società che trasforma desideri e bisogni in esperienze da vivere e mostrare. È proprio qui che emerge la forza del lavoro di Prati. Partendo da autori spesso percepiti come distanti — non solo Gozzano, ma anche Dante Alighieri, Eugenio Montale, Giacomo Leopardi, Giovanni Pascoli e Giuseppe Ungaretti — il divulgatore riesce a mostrarne l’attualità attraverso un linguaggio semplice ma mai superficiale. La letteratura perde così il tono austero per diventare esperienza viva, emotiva e quotidiana.

La poesia appartiene al presente

Il monologo, alla fine, lascia una sensazione precisa: la poesia non appartiene al passato. Continua invece a parlare del presente, dei suoi desideri e delle sue inquietudini. E forse è proprio questo il motivo per cui riesce a riempire una sala di ragazzi pronti ad ascoltare le sue parole così dense di amore per la letteratura. Il finale - per questo incontro gettonatissimo tra i più giovani e non solo - è stato fragoroso d’applausi: a conferma che il parlare di bellezza scaldava e scalda ancora i cuori e la mente.

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