Sessualità a scuola, per parlare di «gender» serve il consenso delle famiglie
Una nota del ministero dell’Istruzione fornisce le indicazioni alle scuole per l’attuazione della legge Valditara che l’opposizione vuole abrogare
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Sul consenso informato per l’educazione sessuale a scuola il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, va avanti. Nonostante l’opposizione abbia raggiunto le 500mila firme per l’abrogazione totale della legge 104/2026, in concidenza con l’avvio dell’anno scolastco 2026/27 dal Mim arriva la circolare con le istruzioni alle scuole per aggiornare il patto di corresponsabilità con le famiglie e tenere conto della nuova normativa. Nel mirino ci sono i corsi extracurriculari e le attività previste dal piano triennale dell’offerta formativa sull’identità di genere. Mentre la stretta - specifica la nota ministeriale - non riguarda l’educazione al rispetto e la lotta alla violenza e alle discriminazioni.
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Il divieto per scuola dell’infanzia e primaria
La circolare ribadisce quanto previsto nell’articolo 1 della legge 104/2026. E cioè che nella «scuola dell’infanzia e nella scuola primaria sono escluse attività extracurricolari o di ampliamento dell’offerta formativa su tematiche afferenti alla sessualità», fatto salvo quanto previsto dalle nuove Indicazioni nazionali sui programmi scolastici in vigore da quest’anno, e dalle Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica arrivate 12 mesi fa.
Ciò significa che resta consentita l’acquisizione «fin dalla scuola dell’infanzia, di una prima conoscenza del corpo umano e delle relative differenze sessuali e, nella scuola primaria, la conoscenza delle funzioni riproduttive e degli apparati del corpo umano, compresi gli apparati sessuali, nell’ambito dell’insegnamento delle Scienze». Allo stesso modo - prosegue il documento - è parte integrante «del percorso educativo l’educazione al rispetto della persona, a relazioni corrette e responsabili, all’empatia e al contrasto di ogni forma di violenza e discriminazione, secondo contenuti, linguaggi e metodologie adeguati all’età e al grado di maturazione degli alunni».
L’autorizzazione delle famiglie per medie e superiori
La sottolineatura che le attività di educazione al rispetto sono consentite, senza alcun bisogno di avere l’assenso esplicito delle famiglie, torna nel paragrafo dedicato alle scuole secondarie di primo e secondo grado. Dove viene evidenziato che il consenso informato non è previsto «per le attività e le iniziative riconducibili agli obiettivi curricolari di educazione al rispetto della persona, alle relazioni corrette e responsabili, all’empatia, alla dignità di ciascuno e al contrasto della violenza e delle discriminazioni». Con un’attenzione specifica al tema della violenza contro le donne. Qui la circolare richiama un monitoraggio effettuato nel maggio 2025 dal ministero presso gli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, secondo cui il 97% delle 2.322 scuole aderenti alla rilevazione (pari l’86,7% del totale), avevano realizzato - nell’anno scolastico 2024/25 - specifiche attività di educazione al rispetto, di cui 1.965 a carattere curricolare e 284 extracurricolare.
L’introduzione del consenso informato riguarda, dunque, l’educazione alla sessualità al di fuori di quanto previsto dai programmi scolastici. Andrà richiesto alle famiglie per «le attività svolte in forma extracurricolare ed eventualmente previste nel Piano triennale dell’offerta formativa ovvero individuate nell’ambito dell’ampliamento dell’offerta formativa che riguardino, in particolare, le teorie sull’identità di genere, anche se trattate in modo indiretto in occasione della illustrazione di altri argomenti».
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