Efficienza energetica e immobili, il terziario guida il mercato con investimenti fino a 29 miliardi nel 2025
La fine del Superbonus rallenta la corsa del settore residenziale e apre una nuova fase di mercato, ma l’Italia è indietro e rischia di centrale gli obiettivi Ue con trent’anni di ritardo
di Rossella Savojardo
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I punti chiave
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Il settore dell’efficienza energetica in Italia entra in una nuova fase. Se fino al 2024 strumenti come il Superbonus avevano reso il comparto residenziale protagonista assoluto, nel 2025 la fine degli incentivi fiscali ha ridefinito gli equilibri. Emerge così il settore terziario come nuovo motore del mercato, grazie a una minore dipendenza dai bonus e a una crescente attenzione alla riqualificazione degli edifici non residenziali.
Secondo l’Energy Efficiency & Green Building Report 2026, elaborato dalla Energy & Strategy della School of Management del Polimi, che verrà presentato il prossimo 13 maggio, gli investimenti in efficienza energetica nel 2025 si sono attestati tra 53 e 62 miliardi di euro. Nonostante la tenuta del dato complessivo, la composizione interna è mutata profondamente. Gli investimenti nel terziario sono cresciuti a una quota compresa tra 25 e 29 miliardi rispetto ai 24-28 miliardi del 2024. Il settore industriale è salito a una forbice tra 2,5 e 3,2 miliardi, spinto dal Piano Transizione 5.0. Al contrario, il comparto residenziale ha subito un calo drastico scendendo a 24-27 miliardi dai precedenti 33-36 miliardi. Anche la pubblica amministrazione ha registrato una leggera flessione attestandosi tra 2 e 2,8 miliardi,concentrandosi di più sugli edifici nZEB (Nearly Zero Energy Building).
Il nuovo valore degli immobili green
«Parlare di green building oggi significa ridefinire il concetto stesso di valore immobiliare - spiega Federico Frattini, vicedirettore dell’Energy & Strategy e responsabile del rapporto -. La prestazione dei nuovi edifici non sarà valutata solo in base a quanto consumano, ma anche all’impatto generato per essere costruiti, gestiti e dismessi, misurando il potenziale di riscaldamento globale lungo tutto il ciclo di vita». Per valutare i benefici della trasformazione di alcune tipologie di edifici del parco edilizio italiano, il rapporto stima gli investimenti necessari per una ristrutturazione profonda.
Scuole e ospedali: i numeri della riqualificazione
Nel terziario privato (attività commerciali, uffici), ipotizzando di concentrare gli interventi sugli edifici appartenenti alle classi energetiche più basse (F e G) con l’obiettivo di portarli in A, la stima degli investimenti necessari supera i 17 miliardi. Tale operazione genererebbe benefici proporzionati: quasi 2 miliardi di risparmio annuo in bolletta e oltre 3 milioni di tonnellate di Co2 evitate. Se si guardano gli edifici pubblici come ospedali o scuole, per i primi sarebbero necessari circa 580 milioni (che comporterebbe una riduzione della spesa energetica superiore ai 110 milioni all’anno e un abbattimento delle emissioni di oltre 400 mila tonnellate di Co2) mentre per le seconde servirebbero capitali compresi tra 6 e 7,5 miliardi, a fronte dei quali si otterrebbe un risparmio annuo sulle spese energetiche compreso tra 850 milioni e 1,1 miliardi.
Nonostante i flussi di investimenti già a terra, l’Italia è indietro sulla decarbonizzazione della filiera delle costruzioni. E con direttive come quella sulla Casa Green a cui dover rispondere, la necessità è accelerare.
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