Pmi ad alto potenziale

Egm ai raggi X: le energie rinnovabili di Espe vedono aumentare i ricavi del 17%

Un 2023 positivo per la società che, tra marzo e maggio, ha ottenuto cinque nuove commesse, tutte per impianti fotovoltaici a terra

di Valeria Novellini

5' di lettura

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C’era una volta (e c’è ancora) il distretto padovano del fotovoltaico, che dopo il 2010 sembrava esser stato messo in scacco dalla concorrenza cinese. Invece no. Ha aperto la strada Energy, che ha debuttato all’Euronext Growth Milan il primo agosto 2022 (sotto il solleone), e oggi ha esteso la propria attività, tramite acquisizioni, ai sistemi di accumulo di energia da fonte rinnovabile (Bess) in Germania, Austria e Svizzera. E poi è arrivata la conterranea Espe, all’Euronext Growth Milan dal 22 febbraio 2024.

Espe opera in più settori relativi all’energia rinnovabile, ma attualmente il comparto trainante è quello del fotovoltaico in cui la società opera del 2003; attualmente svolge l’attività di Epc contractor (vale a dire che si occupa di tutto quello che concerne la fase di progettazione – Engineering - approvvigionamento – Procurement - e costruzione – Construction - di un impianto, nonché della manutenzione e della consegna dello stesso), oltre a produrre turbine minieoliche e cogeneratori a biomassa, queste ultime categorie con tecnologie proprietarie.

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I numeri

Il 2023 è stato molto positivo per Espe, ed i ricavi sono saliti del 17% a 42,7 milioni (per il 95% realizzati in Italia). Di questi, la quasi totalità ha riguardato il business fotovoltaico (+45,2%). Trattandosi di una società di costruzione impianti, sono rilevanti anche le variazioni dei lavori in corso su ordinazione, che infatti sono quasi raddoppiate passando da 7,5 a 13,7 milioni. E così il valore della produzione è complessivamente balzato del 31,7% a 59,4 milioni.

Più che proporzionale la crescita dei margini reddituali. Infatti l’ebitda è passato da 1,18 a 4,16 milioni, l’ebit da 499.000 euro a 2,8 milioni e l’utile netto da 224.000 euro a 1,6 milioni. Ciò è stato reso possibile dal fatto che l’incremento dei costi delle materie prime è stato limitato (+8,5% a 30,4 milioni), mentre i costi per servizi sono balzati del 58,3% a 20 milioni ed il costo del lavoro del 39,1% a 3,8 milioni (in presenza del resto di un numero di dipendenti passato da 55 a 74 unità; e nonostante questo è stato necessario far ricorso a maestranze esterne per completare le commesse più importanti relative alla costruzione di impianti fotovoltaici, il che ha dato luogo al citato balzo dei costi per servizi).

Livello di indebitamento molto contenuto

Al 31/12/2023 Espe (ovviamente ante Ipo) evidenziava un indebitamento finanziario netto di 1,8 milioni (il rapporto Debt/Equity era molto basso a pari a 0,21 volte), in significativa riduzione rispetto ai 4,8 milioni di fine 2022 grazie al cash flow operativo. Dall’Ipo ha ottenuto nuovi mezzi finanziari per 1,4 milioni, ed intende impiegarli per l’acquisto di attrezzature specialistiche di cantiere e la costruzione di un deposito per utilizzo interno ed esterno (nel 2023 è stato già acquistato, per 1 milione, il relativo terreno da circa 11.000 mq. situato a Carmignano, sempre in provincia di Padova).

Quanto alla crescita per linee esterne, Espe intende rivolgersi a società di progettazione e project management ed anche ad aziende che si occupano dello sviluppo di autorizzazioni, al fine di poter proporre nuove commesse già dotate del contratto di autorizzazione. Tramite partnership, invece, sarà possibile l’ingresso nel mercato minieolico statunitense (distribuendo le turbine minieoliche a marchio Espe ma anche producendo componenti in loco) e lo sviluppo congiunto di un cogenatore alimentato da biomassa di scarsa qualità. Per ora il cogeneratore a listino di propria produzione può essere alimentato con cippato di legno.

Il 2024 è iniziato molto bene per Espe. La società, tra marzo e maggio, ha complessivamente ottenuto cinque nuove commesse, tutte relative alla realizzazione di impianti fotovoltaici a terra. Di queste, due saranno completate entro il 2024 e riguardano due impianti nelle province di Macerata e Sassari della potenza complessiva di 11 MWp (controvalore di circa 7,2 milioni) ed un impianto in provincia di Bari da 12 MWp (controvalore di 6,1 milioni).

Portafoglio ordini superiore a 100 milioni complessivi

Le altre tre commesse saranno completate entro il primo semestre 2025. La più importante riguarda la realizzazione di 5 impianti nel Nord Italia della potenza complessiva di 36 MWp (controvalore di 17,8 milioni); vi sono poi un impianto in provincia di Roma da 20,6 MWp (controvalore di 11,3 milioni; questa commessa è particolarmente significativa in quanto si tratta di un cliente storico che si rivolge a Espe da oltre 10 anni) e un impianto in provincia di Matera da 9,2 MWp (controvalore di 5 milioni). Con questa commessa il portafoglio ordini di Espe fino a metà 2025 ha raggiunto un controvalore di 102 milioni e si riferisce per il 98% a impianti fotovoltaici.

Di conseguenza, anche l’esercizio 2024 promette bene. Espe ora deve proseguire nell’ottimizzazione della gestione interna delle commesse già avviata nel 2023, anche allo scopo di non appesantire eccessivamente i costi per servizi (lavorazioni esterne). Per quanto riguarda i mezzi finanziari necessari per l’ulteriore sviluppo, oltre a quelli derivanti dall’Ipo è stato ottenuto a inizio maggio un finanziamento soci da 1,8 milioni da parte dell’azionista di riferimento Espe Tecnologie Srl, di durata massima quinquennale al tasso fisso del 6%. Ciò comporta, nel caso di utilizzo integrale, interessi annui pari a 108.000 euro (non è poco dato che gli oneri finanziari netti complessivi del 2023 sono ammontati a 323.000 euro). Ma se la società riuscirà a migliorare ulteriormente la struttura dei costi non vi dovrebbero essere ripercussioni eccessive sull’utile netto.

Attualmente, le attività e tecnologie di cui Espe dispone nell’ambito delle turbine minieoliche e delle biomasse rappresentano delle “opportunità” ma molto inferiori a quelle relative agli impianti fotovoltaici. Del resto nel 2023 il termine delle tariffe incentivanti sul minieolico e il ritardo nell’applicazione delle normative tecniche sulle biomasse hanno dato luogo per Espe a un crollo dei ricavi della relativa linea di business (-76,3% a 1,3 milioni).

Ma se è vero, come ha rilevato il recente studio Argos-Bcg “Climate Transition Barometer 2024”, che le Pmi italiane sono le prime in Europa a ritenere importante la riduzione delle emissioni di CO2 (73% del campione intervistato contro percentuali inferiori al 70% per Francia, Germania e Benelux), le opportunità non mancano. Anche alla luce della recente approvazione del decreto attuativo Mimit-Def che definisce gli ambiti operativi del Piano Nazionale Transizione 5.0 con agevolazioni per le imprese che investono in attività finalizzate alla riduzione dei consumi energetici da completare entro fine 2025. Si tratterebbe in questo caso, più che di impianti fotovoltaici “a terra”, di impianti su copertura di dimensioni minori rispetto a quelli delle grandi commesse acquisite da inizio 2024. Espe però potrebbe intercettare anche una parte di questi investimenti.

In tal senso Espe è agevolata dalla sua specializzazione in impianti relativamente piccoli. I principali competitor nazionali sono più grandi, e tra questi l’unica quotata è la viterbese Comal, anch’essa all’Euronext Growth Milan e con risultati 2023 molto brillanti. Ma Comal si focalizza sugli impianti fotovoltaici di grandi dimensioni; alle installazioni minori si rivolge prevalentemente per la vendita del prodotto proprietario “Sun Hunter”, un tracker (inseguitore) che orienta i pannelli fotovoltaici nella direzione del sole allo scopo di massimizzarne la produttività.

Il mercato sembra aver colto le prospettive di sviluppo della società padovana. Collocata a 1 euro per azione in sede di Ipo, ha esordito con un balzo del 50% ed oggi viene scambiata a valori vicini ai 3 euro. Come avviene però per gran parte delle aziende dell’Euronext Growth Milan, gli scambi del titolo sono limitati da un flottante molto basso, di poco inferiore al 18% del capitale sociale.

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