Pmi ad alto potenziale

Egm ai raggi X: Telmes vede un aumento dei ricavi dell’8,1%

La società attiva nel settore dei quadri elettrici ha ha raggiunto un giro d’affari di quasi 10 milioni di euro l’anno scorso

di Valeria Novellini

Milano: il palazzo della Borsa in piazza Affari Adobe Stock

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Telmes per gli amici. In realtà l’ultima “matricola” all’Euronext Growth Milan del 2025 (e per ora anche del 2026 se si eccettua il veicolo di investimento Praexidia Industrie Strategiche), dove è sbarcata il 18 dicembre, vanta il record della denominazione legale più lunga dell’intera Borsa Italiana: Techno Electrical Management Equipment Solutions.

Dal nome per esteso è chiaro che si tratta di una società elettromeccanica ed in particolare opera nella progettazione, produzione e manutenzione di quadri elettrici di bassa tensione e software di automazione e telecontrollo, e tramite la controllata Temeco Srl anche della progettazione e realizzazione di impianti elettromeccanici ad uso industriale e per le energie rinnovabili. È una società piccola, anche per gli standard dell’Egm, ed è anche di fondazione relativamente recente in quanto è nata nel 2004 dallo scorporo del ramo d’azienda elettromeccanico di Telform, tuttora attiva sempre a Modugno (Bari) nel settore della termoformatura di materie plastiche e/o coperture in vetro per applicazioni civili e industriali.

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I numeri

La nostra Telmes ha chiuso il 2025 (esercizio ovviamente condotto quasi interamente ancora da società non quotata) con eccellenti risultati soprattutto in termini di margini reddituali.

I ricavi sono saliti dell’8,1% a 9,78 milioni, andamento trainato dalla storica linea di business Electrical Boards (quadri elettrici) con un +15,5% a 6,42 milioni, ma vi è stato anche un forte incremento dell’apporto del settore Renewable Energy (Temeco Srl) con un +72,3% a 429.000 euro e del Software & Engineering (+18,2% a 266.000 euro), mentre la linea di business Maintenance & Technological Plants (manutenzione e interventi impiantistici) ha evidenziato una flessione dei ricavi pari al 12,5% a 2,67 milioni in relazione allo slittamento autorizzativo di alcune opere connesse ai grandi impianti.

Grazie al contenimento dei costi tutti i margini sono in forte aumento

Brillante l’andamento dei margini reddituali, con un ebitda balzato del 46,3% a 877.000 euro; d’altra parte i costi delle materie prime sono saliti solo del 7,2% a 4,43 milioni, i costi per servizi del 2,3% a 1,32 milioni ed il costo del personale dell’1,5% a 2,98 milioni, in presenza del resto di un numero di dipendenti poco variato (passato da 72 a 74 unità). Ma soprattutto gli oneri diversi di gestione si sono ridotti da 337.000 a 118.000 euro (-65,1%).

Così, nonostante gli ammortamenti e svalutazioni siano più che raddoppiati da 125.000 a 286.000 euro (in particolare quelli su immobilizzazioni immateriali sono passati da 33.800 a 158.900 euro e quelli su immobilizzazioni materiali da 78.200 a 110.100 euro), l’ebit è salito del 24,8% a 592.000 euro e, considerato che l’incidenza degli oneri finanziari netti è bassa ed è scesa da 112.000 a 84.000 euro, l’utile netto ha raggiunto 311.000 euro (+40,4%), con un tax rate poco variato al 38,9%. Non sono stati distribuiti dividendi a valere sull’utile netto della capogruppo, pari a 309.000 euro (127.000 euro nel 2024).

Al 31/12/2025 Telmes evidenziava un indebitamento finanziario netto pari a 1,85 milioni, in riduzione rispetto ai 2,27 milioni di fine 2024; ovviamente su tale voce ha inciso il ricavato dell’Ipo che, al netto delle spese e commissioni, è ammontato a 0,6 milioni (ma va rilevato che tali spese e commissioni sono ammontate a 0,7 milioni, un valore ancor più alto, il che purtroppo può spiegare la reticenza delle aziende italiane a quotarsi, oltre al difficile contesto geopolitico internazionale). Ma vi è stato anche un contributo del cash flow operativo. Il rapporto Debt/Equity a fine 2025 ammontava a 0,75 volte ed era quindi su livelli fisiologici, anche se non bassissimo.

In sede di Ipo, Telmes è stata molto sintetica per quanto riguarda l’indicazione delle strategie future: intende espandere l’attività caratteristica (quadri elettrici di media tensione ed energie rinnovabili), rafforzare la struttura produttiva (anche mediante investimenti in automazione dei processi e in intelligenza artificiale). Non è esclusa però anche la crescita per linee esterne tramite acquisizione di aziende complementari.

Il management del gruppo ritiene che anche il 2026 sarà un anno positivo per il comparto dei quadri elettrici (vista la crescente tendenza all’elettrificazione di molti settori industriali e la richiesta da parte di attività di data center, reti di distribuzione, infrastrutture e comparti legati alla transizione energetica), e che ciò potrà portare a un ulteriore incremento di ricavi e margini (fortunatamente Telmes non opera in alcuno dei mercati attualmente interessati da vicende belliche o da imposizione di dazi). Peraltro quest’anno dovrebbero essere contabilizzati anche i ricavi relativi alle opere nel settore Management & Technological Plants slittati dal 2025 (ovviamente ci sarà l’incidenza degli ammortamenti dei costi di quotazione, ma Telmes è anche in attesa di ricevere i crediti di imposta per spese relative all’Ipo per un ammontare di 290.000 euro).

Significativa commessa da Ferrovie della Calabria

Nel frattempo Telmes, nel mese di febbraio 2026, si è aggiudicata un contratto per la fornitura di quadri elettrici destinati all’impianto di dissalazione del fiume Tara (in provincia di Taranto), progettato da Acquedotto Pugliese, oltre a una gara avente ad oggetto la commessa per il servizio di manutenzione ordinaria presso il Teatro Petruzzelli di Bari, il Palazzo San Michele, il laboratorio scenotecnico, la “sala prove orchestra” e la “sala prove coro”. L’accordo prevede anche la possibilità di estendere la manutenzione agli eventuali interventi straordinari ed il servizio di presidio in occasione di tutti gli eventi pubblici che si terranno nel Teatro.

Di queste commesse non è stato reso noto l’importo, ma ad aprile la società si è aggiudicata anche una commessa da 1,4 milioni nell’ambito dell’impianto per la produzione, lo stoccaggio e il rifornimento di idrogeno presso il Deposito Ferroviario di Cosenza Vaglio Lise (Ferrovie della Calabria), che sarà contabilizzata nel 2026 e date le dimensioni della società risulta di ammontare molto rilevante.

Come annunciato in sede di Ipo, Telmes ha già introdotto innovazioni produttive (nuovo sistema di automazione dedicato alle linee di lavorazione delle barre di rame, di alluminio e delle lamiere, allo scopo di migliorare l’efficienza della produzione di sbarre e pannelli), ed ha assunto 5 nuovi tecnici specializzati nel cablaggio elettrico dopo un percorso di formazione interna in collaborazione con Umana Forma). La società partecipa inoltre alle principali fiere di settore e nel 2026 è stata presente al Mecspe di Bologna (4 – 6 marzo) e alla Hannover Messe (20 – 24 aprile).

Notevole l’attività in ambito Esg, scambi in Borsa molto contenuti

Pur non essendovi tenuta date le piccole dimensioni, Telmes dal 2025 redige il bilancio di sostenibilità. Dispone di numerose certificazioni ambientali e su salute e sicurezza (Iso 9001, Iso 14001, Iso 45001) e lo scorso anno è stato completato un impianto fotovoltaico da 50 KWp e un sistema di accumulo da 100 kWh, integrato con una colonnina di ricarica in corrente continua da 50 kW per i veicoli elettrici aziendali. Sul fronte sociale, è sponsor della squadra di volley Telmes Uni Bari.

Telmes (nel suo piccolo) opera in una nicchia di mercato e non si mette naturalmente in diretta concorrenza con le big del settore quali Siemens, Schneider Electric, Abb, Hitachi Energy); in Italia il mercato di riferimento è notevolmente frammentato e i diretti competitor sono le pugliesi Primiceri ed Elettronica Ciaurri Srl e la milanese Cear Costruzioni Elettrotecniche, tutte non quotate.

Il flottante è sui livelli medio-bassi dell’Euronext Growth Milan (23,26% del capitale sociale). Gli scambi sono purtroppo veramente ridotti e le quotazioni, nonostante i buoni risultati 2025 e le commesse ottenute nel 2026, sono molto inferiori al prezzo di offerta dell’Ipo pari a 1,75 euro per azione. In questi casi pesa notevolmente l’assenza di investitori istituzionali nel capitale sociale e la scarsità di copertura da parte degli analisti finanziari, entrambe circostanze dovute alle dimensioni della società.

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