Osservatorio 2025

Egualia-Nomisma: tempo scaduto, senza interventi spariranno i farmaci equivalenti

L’aumento dei costi di produzione e le gare al massimo ribasso hanno eroso i margini delle imprese costrette ad abbandonare i medicinali essenziali

di Ernesto Diffidenti

Egualia-Nomisma: tempo scaduto, <br/>serve un Piano Marshall <br/>per i farmaci equivalenti <br/>

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“Il comparto degli equivalenti cresce, investe, dà lavoro, ma è schiacciato da regole che ne minano la sostenibilità. Se i prezzi restano fermi, mentre i costi produttivi aumentano a doppia cifra, il rischio è che molte aziende siano costrette ad abbandonare i farmaci essenziali, lasciando i cittadini senza cure di base”. A lanciare l’allarme è il presidente di Egualia, Stefano Collatina, presentando i dati dell’Osservatorio Nomisma 2025. “Non chiediamo sussidi a fondo perduto – prosegue – ma condizioni economiche e regolatorie eque. Non si tratta solo di investire di più, ma di spendere meglio: prezzi sostenibili, gare multi-aggiudicatarie, basi d’asta realistiche, incentivi alla produzione europea e abolizione del payback sui fuori brevetto o esclusione dal tetto di spesa”. Collatina sottolinea anche il rischio sistemico per il Ssn: “Se cede l’industria dei fuori brevetto, crolla l’intera impalcatura dell’accesso ai farmaci. Le carenze stanno aumentando, e riguardano proprio i farmaci più critici per i pazienti cronici”.

Valorizzare la produzione made in Italy

Un passaggio centrale è la valorizzazione dell’industria che già opera in Italia. “Oggi - sostiene Collatina - il nostro Paese vanta impianti produttivi di altissimo livello. Questa è una risorsa strategica che non possiamo disperdere. Ma se non cambiamo rotta, i farmaci prodotti in Italia rischiano di non essere più destinati al mercato interno: le aziende smetteranno di investire, e progressivamente sceglieranno altri Paesi dove allocare le loro risorse. Sarebbe una perdita irreparabile per il sistema industriale e per la sicurezza nazionale.

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Infine, un richiamo alla responsabilità politica. “I farmaci equivalenti non sono una commodity - continua Collina -. Sono la spina dorsale delle terapie quotidiane per milioni di cittadini. Senza di loro non c’è Ssn sostenibile, non c’è autonomia strategica europea, non c’è equità per i pazienti. È il momento di passare dalle dichiarazioni ai fatti: il tempo è già scaduto”.

Mettere in sicurezza la filiera europea

Per Lucio Poma, capo economista di Nomisma politiche nazionali e il Critical Medicines Act rappresentano “l’ultimo tentativo di mettere in sicurezza la filiera produttiva europea”. Il continente acquista all’estero il 48% dei principi attivi, il 60% degli intermedi e l’85% delle materie prime regolamentate. “Un’architettura produttiva - conclude - che amplifica i rischi di interruzione delle forniture, rendendo urgente una politica industriale europea per i farmaci critici essenziali”.

Gemmato: prime misure nella legge di Bilancio

Per Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute, “i farmaci equivalenti sono una risorsa fondamentale per garantire equità di accesso alle cure e sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale. Il Governo sostiene con convinzione questo comparto, che rappresenta un presidio di salute pubblica e un pilastro industriale strategico per il Paese”. In questa direzione “già nella prossima legge di Bilancio si verificherà la possibilità di rendere sostenibile i farmaci a basso costo”. Anche il Testo Unico della legislazione farmaceutica “nasce con spirito di proattività, programmazione e sburocratizzazione”. “L’obiettivo - conclude Gemmato - è dare certezze al settore, introducendo strumenti efficaci per costruire un sistema moderno e sostenibile, capace di rispondere tempestivamente ai bisogni dei cittadini e di garantire la continuità delle terapie”.

Zaffini: migliorare la competitività delle aziende

E anche il presidente della Commissione Affari sociali, sanità, lavoro e previdenza del Senato, Francesco Zaffini, assicura che l’attenzione del Governo nei confronti del settore dei farmaci equivalenti è “massima: abbiamo obiettivi comuni che sono quelli di migliorare la competitività delle aziende che producono il farmaco e, in un’ottica di interesse generale, ci vede impegnati sul fronte delle carenze, su quello del contenimento del prezzo, della disponibilità e dell’accessibilità al farmaco”. 

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