Electrolux, per Urso piano irricevibile. Nuovo incontro il 15 giugno
Mentre la multinazionale spiega le criticità a produrre in Italia, è in corso lo sciopero dei lavoratori e il presidio al Mimit contro i 1.700 esuberi annunciati nel nostro Paese. Annunciati i numeri sito per sito
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«Piano irricevibile». Il ministro delle imprese e del made in Italy Adolfo Urso ha sintetizzato così ai manager della multinazionale dell’elettrodomestico Electrolux la posizione del Governo sul loro piano che prevede 1.700 esuberi nel nostro Paese, invitandoli a ripresentarsi il 15 giugno, con un nuovo piano. Nell’incontro al Mimit, a cui hanno partecipato le istituzioni e le associazioni industriali, c’è stato un duro braccio di ferro tra la multinazionale svedese e i sindacati (Fiom, Fim e Uilm). L’incontro è avvenuto mentre era in corso lo sciopero negli stabilimenti e il presidio fuori dal ministero. Urso ha evidenziato che «la concorrenza sleale asiatica sta mettendo a rischio una filiera industriale essenziale per l’Europa, quella dell’elettrodomestico. Giovedì, a Bruxelles, porterò la questione all’attenzione del Consiglio Competitività dell’Unione europea, a partire dal confronto con i ministri dei Paesi ancora maggiormente coinvolti nella produzione europea del comparto. Non c’è più tempo da perdere: la Commissione ci ascolti, riconosca questo settore come strategico e, al pari dell’automotive, elabori un Piano per il comparto, che comprenda la revisione del Cbam con l’estensione a questi beni, reciprocità negli standard e strumenti di sostegno, anche europei agli investimenti produttivi e alla domanda».
La posizione del ministero
Al tavolo da un lato il ministro Urso ha spiegato ai manager che «il piano presentato dall’azienda è irricevibile, inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali, sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe. È quanto ho espresso fin da subito, appena avuta notizia di quanto l’azienda aveva preannunciato ai sindacati. Una posizione che ho ribadito anche la scorsa settimana, incontrando i rappresentanti delle Regioni, al fine di giungere a una posizione unitaria delle istituzioni». Urso ha inoltre evidenziato che «la presenza di Confindustria ai tavoli di crisi sia particolarmente significativa e debba diventare sempre più strutturale e continuativa, perché ritengo importante la partecipazione del sistema industriale anche in un lavoro di sistema sulle soluzioni delle crisi. È un percorso su cui stiamo lavorando insieme al presidente Emanuele Orsini, di cui faremo ovviamente partecipi Regioni e sindacati».
I timori dei sindacati sul controllo
Dall’altro lato i sindacati hanno anch’essi chiesto alla multinazionale di ritirare il piano di 1.700 esuberi negli stabilimenti italiani per poter iniziare a discutere la riorganizzazione del lavoro. Il piano non è accettabile hanno ribadito i sindacati. Il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, ha spiegato: «Noi non negoziamo con la pistola puntata alla testa». Per la Fim-Cisl, Ferdinando Uliano, ha parlato dell’importanza di «costruire un’alleanza» con tutti i soggetti coinvolti e di mantenere compattezza. Per la Uilm, Rocco Palombella ha detto che la discussione si aprirà «non su quel piano ma su un piano nuovo che non preveda né esuberi, né licenziamenti, né chiusure altrimenti abbiamo perso ancora una volta». Ugl metalmeccanici, in una nota, ribadisce che «non è possibile alcuna trattativa seria finché questo piano rimane in piedi». Sullo sfondo c’è anche la preoccupazione della possibile avanzata di Midea, la società cinese che ha già una joint venture e una partnership con Electrolux, ma limitatamente agli stabilimenti americani. Il timore dei sindacati è che la ristrutturazione e il piano di tagli sia finalizzato a un cambio del controllo della società. Si tratta di ipotesi su cui la multinazionale non ha espresso commenti, limitandosi a confermare lo stato di fatto.
La conferma del piano di esuberi
Il management di Electrolux ha però spiegato a tutti i presenti che ci sono molte criticità a produrre in Italia dove il settore dell’elettrodomestico soffre non solo a causa della crisi del consumatore medio, ma anche per evidenti difficoltà produttive causate dagli alti costi di energia, lavoro, acciaio e componentistica che raggiungono livelli “insostenibili”. Nelle slide presentate da Electrolux al Mimit, è stato evidenziato che 12 stabilimenti di altre aziende di elettrodomestici in Europa hanno cessato l’attività dal 2024 o sono in procinto di farlo: «Nonostante il nostro continuo impegno - viene sottolineato - il contesto non è più sostenibile nell’attuale assetto». L’acciaio in Europa risulta più caro di circa il 31% rispetto alla Cina e del 27% rispetto alla Thailandia. Il costo orario della manodopera nell’Europa occidentale è pari a 37 euro, contro i 12 dell’Europa orientale, i 9 della Turchia e i 5 dell’Asia, quindi fino a quasi 8 volte superiore rispetto ai concorrenti asiatici. Il costo dell’energia è di 204 euro a megawattora in Europa occidentale, contro i 114 dell’Asia e i 77 della Turchia, quindi quasi il doppio rispetto all’Asia e oltre due volte e mezzo rispetto alla Turchia. Un divario che è andato via via crescendo negli anni e che Electrolux ha cercato di tamponare orientando la produzione sull’alto di gamma. Questo però adesso non basta più e non sembrano esserci i presupposti per tornare indietro sul piano da 1.700 esuberi che è stato annunciato.
I numeri del piano stabilimento per stabilimento
Il piano di Electrolux prevede il taglio di 1.719 dipendenti, di cui 994 operai e 725 dipendenti di staff. La società, secondo quanto spiegato ieri, manterrebbe 4 stabilimenti in Italia ossia Susegana in provincia di Treviso, Porcia in provincia di Pordenone, Solaro in provincia di Milano e Forlì per la produzione di forni, lavatrici, frigoriferi a incasso e lavastoviglie medio e alto di gamma. Il quinto stabilimento, quello di Cerreto d’Esi (Ancona) dove vengono prodotte cappe è destinato alla chiusura. Secondo il piano presentato al Mimit, la società prevede la riduzione di 310 operati a Susegana, 256 a Porcia, 106 a Solaro, 241 a Forlì e 81 a Cerreto d’Esi. Per quanto riguarda i lavoratori di staff, i tagli sono relativi a 392 posizioni nell’advanced research & product, 183 nelle operazioni centrali e locali e 150 nelle funzioni di supporto.







