Ematologia: nuove terapie con molecole già note, la cura è più veloce e sostenibile
Valorizzare molecole studiate e utilizzate in altri ambiti accelera i tempi di ricerca, ottimizza le risorse e offre rapide opportunità ai pazienti
di Paolo Ghia *
2' di lettura
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Integrazione e riutilizzo della conoscenza. Sono questi gli elementi chiave che hanno consentito, negli ultimi anni, lo sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative in ematologia.
Uno degli strumenti fondamentali di questa strategia è il riposizionamento di farmaci (o drug repurposing): valorizzare molecole già note, studiate e utilizzate in altri ambiti consente infatti di accelerare i tempi della ricerca, ottimizzare le risorse e, soprattutto, offrire più rapidamente nuove opportunità ai pazienti.
L’esperienza maturata durante la pandemia da COVID-19 ha reso evidente quanto sia importante investire in approcci di questo tipo.
Il secondo strumento è la “cross-fertilizzazione” tra discipline: per esempio, immunologia clinica ed ematologia condividono meccanismi biologici comuni, in particolare nel campo delle patologie dei linfociti B.
Cellule apparentemente diverse – neoplastiche o reattive – presentano pathway molecolari sovrapponibili che possono essere efficacemente modulati con le stesse classi di farmaci. Questo approccio trasversale consente di ampliare indicazioni terapeutiche e di massimizzare il valore di investimenti già realizzati.







