Il vulcano in eruzione

Allerta Etna, sospesi fino alle 22 arrivi e partenze all’aeroporto di Catania

Un’intensa emissione è in corso dai crateri sommitali producendo una nube eruttiva la cui altezza è stimata in 4 chilometri

A drone view shows volcanic ash and fumes rising during an eruption at Mount Etna, as seen from Trappeto, Sicily, Italy, September 14, 2026. Giuseppe Di Stefano/Etna Walk/via REUTERS ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY. via Reuters

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Almeno 34 voli cancellati, decine di collegamenti dirottati su Palermo, Trapani, Comiso e perfino Bari, e l’aeroporto di Catania fermo fino alle 22. La nuova emissione di cenere dell’Etna torna a mettere sotto pressione Fontanarossa e, con lo stop dello scalo, l’intero sistema aeroportuale siciliano. Tanto che dall’Enac arriva ormai un’indicazione netta: per Catania servirà un «backup strutturato».

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I disagi sono iniziati dalla mattina di lunedì 14 settembre. Intorno alle 9.30, dopo l’emissione di un bollettino Vona di colore rosso, è stato chiuso il settore C1 dello spazio aereo. La Sac, società di gestione dell’aeroporto, ha disposto inizialmente la sospensione degli arrivi fino alle 16.

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La situazione è però peggiorata nel giro di poche ore. Intorno alle 13.30 è arrivata anche la chiusura del settore B3 e la sospensione è stata estesa a tutte le operazioni, sia in arrivo sia in partenza, fino alle 22.

Il primo bilancio della giornata mostra già la dimensione dell’impatto. Sul fronte degli arrivi risultavano nove voli cancellati. Tre collegamenti provenienti da Roma, Bologna e Milano Linate sono stati dirottati su Comiso. Altri quattro, in arrivo da Stoccolma, Venezia, Ancona e Pisa, sono stati trasferiti su Trapani. Palermo ha assorbito il carico maggiore, con 22 voli dirottati, mentre un collegamento proveniente da Londra è stato fatto atterrare a Bari.

Ancora più pesante il quadro delle partenze. Venticinque voli risultavano cancellati e nove dirottati. Tre collegamenti diretti a Belgrado, Bergamo e Stoccarda sono stati spostati su Palermo. Altri sei, con destinazione Stoccolma, Venezia, Pisa, Bari, Torino e Trieste, sono stati trasferiti su Trapani.

Il conto è destinato ad aumentare. Diverse compagnie avevano iniziato a riprogrammare i voli del tardo pomeriggio già prima dell’annuncio dello stop fino alle 22. La chiusura prolungata rende quindi probabile un ulteriore incremento delle cancellazioni e dei trasferimenti su altri aeroporti.

La nuova emergenza conferma la vulnerabilità operativa di Fontanarossa rispetto alle fasi di maggiore attività dell’Etna. Il vulcano, coperto dalle nuvole, resta difficile da osservare direttamente. Dall’Ingv, tuttavia, al momento non vengono segnalati nuovi segnali di ripresa dell’attività effusiva o eruttiva né una nuova risalita del tremore vulcanico.

Ma il punto, ormai, non è più soltanto meteorologico o vulcanologico. Le ripetute chiusure stanno imponendo una riflessione sulla tenuta complessiva del sistema aeroportuale della Sicilia orientale.

«Con questi fenomeni dobbiamo farci i conti, sono fenomeni che si stanno inasprendo e sono nell’agenda», ha detto il commissario straordinario dell’Enac, Carlo Mearelli, intervenendo a Napoli sulle difficoltà affrontate durante l’estate dallo scalo etneo. «Quello che stiamo vivendo ha dell’eccezionale. Per quanto riguarda Catania è chiaro che un backup strutturato sarà indispensabile».

Parole che spostano il problema su un piano strutturale. Ogni chiusura di Fontanarossa produce infatti un immediato effetto di redistribuzione del traffico sull’intera rete aeroportuale siciliana. Palermo, Trapani e Comiso diventano gli scali di compensazione, con ricadute sulle rotazioni degli aeromobili, sui tempi di viaggio, sui trasferimenti a terra e sull’organizzazione delle compagnie.

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È qui che la cronaca dell’Etna incontra il tema infrastrutturale. Catania è il principale aeroporto della Sicilia orientale e uno dei maggiori scali italiani per traffico passeggeri. La sua operatività condiziona non solo la mobilità dell’area metropolitana etnea, ma una quota rilevante dei flussi turistici e d’affari dell’intera parte orientale dell’Isola.

Le ripetute interruzioni degli ultimi mesi stanno quindi trasformando l’emergenza cenere in una questione di sistema. Non si tratta più soltanto di riaprire le piste nel minor tempo possibile, ma di costruire una rete capace di garantire continuità ai collegamenti quando Fontanarossa è costretto a fermarsi.

Il «backup strutturato» evocato dall’Enac diventa così il nodo vero della partita: individuare capacità aeroportuale alternativa, collegamenti terrestri rapidi, procedure coordinate e una gestione del traffico in grado di assorbire le emergenze senza trasformare ogni nuova emissione di cenere in una crisi dell’intero sistema.

Per i passeggeri resta intanto l’indicazione di verificare direttamente con le compagnie aeree e attraverso il tabellone dello scalo lo stato dei voli. Per le istituzioni, invece, la nuova chiusura di Fontanarossa mette ormai sul tavolo una questione diversa: non se l’Etna tornerà a condizionare il traffico aereo, ma come la Sicilia dovrà organizzarsi quando accadrà di nuovo.

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