I big del vino: enoturismo e cibo saranno i punti di forza delle cantine
Un documento indica le priorità e le strategie per essere sempre più protagonisti nel prossimo decennio
di Giorgio dell'Orefice
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3' di lettura
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La pandemia porta consiglio. Almeno al mondo del vino italiano. Un nutrito e articolato gruppo di imprenditori e manager di alcune tra le principali cantine italiane (da Bertani e Frescobaldi, da Terra Moretti e Ferrari Spumanti comprese importanti cooperative) insieme con consulenti e giuristi del vino si è riunito in un gruppo di lavoro per analizzare potenzialità e punti di debolezza del settore e tratteggiarne le traiettorie di sviluppo future. Il lavoro si è articolato in sei distinti tavoli su identità e posizionamento, enoturismo, merger & acquisition, potenziale produttivo e gestione dell'offerta, comunicazione e formazione oltre a due appendici su digitalizzazione e sostenibilità. Ne è scaturito un documento ricco di spunti e indicazioni che sarà presentato nei dettagli il prossimo 15 dicembre alla Fiera di Verona.
«Innanzitutto – spiega il ceo di Bertani Domains, Ettore Nicoletto, tra i promotori del think tank Vision2030 – con questo progetto non formuliamo alcuna richiesta alle istituzioni come qualcuno si è affrettato a dire. Il nostro obiettivo è far sentire la voce delle imprese e dei soggetti che quotidianamente sono a contatto con il mercato. Su quali sono le nostre priorità per il futuro del vino italiano. Se poi le istituzioni ci vorranno seguire, il nostro è un gruppo di lavoro aperto. In tutti i modi noi faremo la nostra parte anche da soli».
Ne è scaturito un positioning paper denso di proposte significative anche se alcuni pilastri forse rivestono un ruolo strategico maggiore di altri. «Punto di partenza di tutto – spiega Nicoletto – è l’identità e il posizionamento. Cosa vuole essere il vino italiano. Come vuole proporsi ai mercati. Abbiamo provato a individuare un messaggio univoco di immediata comprensione per il consumatore internazionale. In particolare, per quelli di paesi lontani che non conoscono l’Italia e le grandi differenze dei nostri territori».
Un nodo davvero complesso che però al comitato Vision2030 ritengono di aver sciolto. «Il vino italiano deve puntare sulla propria capacità di abbinamento al cibo – aggiunge Nicoletto –. È il miglior valorizzatore possibile dell’esperienza gastronomica. Un messaggio-ombrello che ci differenzia dai competitor e non fa torto a nessuno. Anzi all’interno di questo messaggio univoco da anteporre alle oltre 500 Doc e ai mille territori, ognuno poi promuoverà la propria diversità, caratteristiche e modalità di consumo: gli spumanti da aperitivo, i vini da pesce o quelli da dessert».
Altro grande pilastro per lo sviluppo futuro è quello che è già stato un driver della crescita recente: l’enoturismo. «Il turismo del vino deve ora compiere un salto di qualità – aggiunge Nicoletto -. Riveste un ruolo troppo importante per essere lasciato all’improvvisazione. È infatti una leva di vendita, persino di export (con gli stranieri che acquistano e si fanno spedire a casa le bottiglie), ma al tempo stesso anche strumento di comunicazione. Il salto di qualità verrà dalla digitalizzazione che offre l’opportunità di profilare i winelover in base alle proprie preferenze differenziando chi desidera il trekking nei vigneti da chi vuole un confronto con l’enologo su fermentazioni e barrique, chi vuole informazioni di mercato da chi invece preferisce solo acquistare il vino. Creando così percorsi personalizzati ed evitando di accomunare tutti in un’unica esperienza che talvolta alcuni trovano confusionaria e decidono di non ripetere».








