Ex Blutec, Urso tiene aperto il dossier Termini e annuncia data center in Sicilia
Il ministro conferma il monitoraggio del Mimit sulla reindustrializzazione dello stabilimento ex Fiat e rilancia il ruolo dell’area tra industria, porto e logistica
di Nino Amadore
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Il dossier ex Blutec resta aperto. E Termini Imerese è al centro di una partita industriale che non riguarda soltanto il futuro dello stabilimento ex Fiat, ma l’intero posizionamento produttivo e logistico della Sicilia occidentale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, lo ha detto chiaramente durante la visita al Polo Meccatronica Valley di Termini Imerese, dove ha incontrato una delegazione di imprenditori. Il ministero continua a seguire la reindustrializzazione dell’ex Blutec, affidata attraverso una gara internazionale, mentre l’amministrazione straordinaria resta impegnata nel controllo del rispetto degli atti concordati.
«Il dossier rimane aperto al ministero», ha spiegato Urso, ricordando che il Mimit è intervenuto quando necessario, anche sul fronte della cassa integrazione. Per il governo, la ripartenza dello stabilimento rappresenterebbe «un segnale davvero forte di ripresa dell’industria in Sicilia», in un’area dove la fabbrica ex Fiat ha scritto una parte importante della storia manifatturiera dell’isola.
Termini tra industria, porto e logistica
Ma il punto politico ed economico della visita è più ampio. Termini Imerese non viene più letta soltanto come luogo di una crisi industriale da gestire, ma come possibile piattaforma di sviluppo.
«Termini Imerese ha una vocazione industriale importante che vogliamo riaffermare, ma anche una vocazione portuale e logistica straordinaria, tanto più alla luce delle scelte fatte sullo sviluppo di Termini Imerese come porto commerciale di Palermo», ha detto Urso.
È qui che la vertenza ex Blutec si lega a una strategia territoriale più larga. Il ministro ha parlato della necessità di cogliere «questa grande opportunità» per far rinascere nell’area «un polo di sviluppo portuale, logistico e industriale», facendo leva su una vocazione produttiva che, secondo Urso, resta riconosciuta anche per le competenze imprenditoriali e professionali presenti nel territorio.








