Lavoro

Ex Ilva, sciopero di 24 ore e blocco delle strade

A Taranto parte una nuova agitazione per il rischio licenziamento di 2.500 operai. Domani incontro a Palazzo Chigi

Alcuni manifestanti durante la mobilitazione promossa da Fim, Fiom, Uilm e Usb, contro il rischio di licenziamenti collettivi a Taranto,  (ANSA)

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Ventiquattrore ore di sciopero sino a domani 15 settembre alle 7 sono in corso da parte dei lavoratori delle imprese dell’indotto -appalti dell’ex Ilva di Taranto. La protesta é stata indetta dalle sigle sindacali Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb dopo l’assemblea di questa mattina presto tenuta nell’area antistante la portineria imprese del siderurgico.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

«Non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti lavoratori», annunciano le organizzazioni. Lavoratori e sindacati protestano contro i licenziamenti collettivi comunicati da alcune associazioni imprenditoriali. Nello specifico Aigi, che gli ha comunicati per oltre 2.500 addetti da parte di 28 aziende associate, mentre Confapi paventa il rischio che altri 1.700 siano coinvolti da licenziamenti collettivi e cassa integrazione straordinaria ma non ha ancora attivato le procedure.

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Lavoratori dell’indotto ex-Ilva in mobilitazione a Trapani

I licenziamenti sono in arrivo in vista della fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva, fermata confermata l’11 settembre con un’ordinanza della Corte d’Appello di Milano per la quale l’area a caldo, tra la presenza dell’amianto negli altiforni - sia pure incapsulato e non disperso - e l’emissione di polveri sottili, PM 2,5 e PM 10, costituisce un rischio per la salute. Questa mattina i lavoratori hanno prima bloccato la strada che da Taranto porta a Statte, vicino alla portineria imprese, poi hanno rallentato il traffico sulla superstrada Taranto-Brindisi in direzione Taranto e, dopo aver raggiunto la città, sono in presidio sotto il Municipio. Palazzo di Città è vigilato dalle forze di polizia e il portone centrale é chiuso. Tutta l’area indotto-appalto ex Ilva é quella che in questo momento rischia di più sotto l’aspetto occupazionale. La maggioranza delle imprese opera infatti proprio nell’area a caldo dove sinora ha assicurato lavori, manutenzioni, forniture, trasporti e pulizie industriali.

Le richieste dei sindacati

«Bisogna disinnescare immediatamente questa bomba sociale, bisogna mettere in sicurezza tutti i lavoratori salvaguardando il loro reddito attraverso strumenti straordinari e creare le prospettive industriali - dice Biagio Prisciano della Fim Cisl -. Non vogliamo vivere di soli ammortizzatori sociali, non vogliamo vivere di licenziamenti, ma vogliamo vivere con un lavoro dignitoso che sia rispettoso di salute e ambiente».

«Emerge un problema importantissimo: coprire anzitutto con ammortizzatori sociali straordinari ad hoc le imprese dell’appalto ex Ilva che hanno già dichiarato i licenziamenti collettivi. E chiediamo a tutte le aziende che lo hanno fatto, di ritirarli immediatamente», sostiene Pietro Cantoro della Fim Cisl. «Il Governo ci dia un programma industriale di previsione di ripresa delle attività perché la gente ha bisogno di lavoro», afferma Cantoro, per il quale «la riconversione é un problema che andava già affrontato e che ora deve essere affrontato con urgenza. Chiaramente, il programma di ripresa deve essere rispettoso dell’ambiente e green, visto le sfide che ci aspettano. I lavoratori non possono essere abbandonati al loro destino. Le persone hanno bisogno di garanzie e di futuro».

Lavoratori dell’indotto ex-Ilva in mobilitazione a Trapani

«Rispetto alla sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha posto la chiusura dell’area a caldo, abbiamo chiesto al Governo di sederci a un tavolo. Lo abbiamo fatto al Mimit, lo abbiamo fatto a Palazzo Chigi, ma non c’é stata una risposta rispetto alle problematiche dei lavoratori a partire dal mondo dell’appalto», sostiene Francesco Brigati della Fiom Cgil. «Immaginavano che difronte a una situazione di questi tipo - rileva Brigati in relazione al provvedimento dei giudici -, l’anello più debole della catena, l’appalto, avrebbe pagato le conseguenze più pesanti. L’assemblea ora serve a mettere in campo le prime iniziative di mobilitazione a fronte di una convocazione da parte del Governo che non é ancora arrivata. Potrebbe arrivare oggi. E in vista dell’incontro di domani a Palazzo Chigi, oggi vogliamo far vedere quale é il Paese reale. Far vedere cosa succede a Taranto e il disastro sociale che si determina se non vengono prese delle misure straordinarie per i lavoratori. La chiusura dell’area a caldo vede le responsabilità di tutti i Governi. Perchè dopo aver fatto decreti di urgenza senza una prospettiva, senza una programmazione, senza una transizione, il provvedimento della Corte d’Appello di Milano ha colmato un vuoto della politica. Ma rispetto al vuoto della politica, ci sono le persone e le loro famiglie - prosegue Brigati -, ci sono anche i lavoratori di Acciaierie d’Italia e di Ilva in as in cassa integrazione. Tutti attendono risposte che non possono arrivare con le cose che si stanno dicendo. C’é un bando, poi c’é un rinvio di due mesi, poi metteremo un forno elettrico, poi faremo la diversificazione, e poi, e poi…, passeranno dieci-quindici anni. A questi lavoratori bisogna dare delle risposte oggi e non domani: le misure straordinarie, la cassa integrazione, integrazione salariale, la prospettiva, l’estensione dei benefici previdenziali per l’amianto. La Corte d’Appello - sottolinea ancora Brigati - ha ribadito che ci sono ancora 2mila tonnellate di amianto nello stabilimento. E quindi anche ai lavoratori dell’appalto, che vanno a fare le manutenzioni sugli impianti dell’area a caldo, va riconosciuto il beneficio dell’estensione. Ma bisogna anche pensare ai lavori usuranti. Non possiamo pensare che noi andiamo in pensione dopo 44 anni di contributi con la Fornero. Il Governo deve avere la pressione giusta delle nostre rivendicazioni e noi dobbiamo rispedire al mittente le procedure di licenziamento collettivo. Chiediamo il blocco delle procedure, perché dopo Palazzo Chigi sono state sospese solo per due giorni», conclude Brigati.

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