A Monza Antonelli nella storia: vince dalla diciannovesima posizione, primo italiano dopo 60 anni
Un sogno, riuscito. Sessant’anni dopo Ludovico Scarfiotti, Kimi Antonelli riporta un pilota italiano sul gradino più alto del Gran Premio d’Italia
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Il Kimi più noto di questo decennio arriva da leader del Mondiale, ma soprattutto dalla diciannovesima posizione, dove era stato retrocesso per la sostituzione della power unit. Alla vigilia la rimonta sembrava utile soprattutto a limitare i danni: Russell partiva secondo e aveva davanti l’occasione di rosicchiare punti al compagno. È successo il contrario.
Chiedilo al Sole
È un risultato che cambia anche le statistiche di Monza: prima di oggi nessuno aveva vinto il Gran Premio d’Italia partendo più indietro dell’undicesimo posto di Peter Gethin, nel 1971. Ed è anche la rimonta migliore di questo secolo, dalle retrovie alla prima piazza: meglio di così bisogna tornare a John Watson nel 1983 a Long Beach (dal ventiduesimo) o sempre a un diciannovesimo di Bill Vukovich nella 500 Miglia di Indianapolis, allora valida per il titolo di F1.
Diciannovesima pizza: sembrava una condanna quasi matematica
Su un tracciato dove sorpassare costa caro e i distacchi si dilatano, la diciannovesima piazza era una condanna quasi matematica. Antonelli l’ha ribaltata con un’auto superiore alle altre, d’accordo, ma anche grazie a una gara tutt’altro che lineare, decisa da una bandiera rossa, da una Virtual Safety Car e da un errore che poteva chiudergli la corsa.
Per capire come ci sia riuscito conviene però ripartire dalla griglia, e da una pole che l’Alpine non ha fatto per caso. A Monza, dove per circa l’80% del giro si viaggia a pieno acceleratore, la squadra ha trovato una configurazione aerodinamica particolarmente efficiente sui rettilinei, con pochissima resistenza all’avanzamento. E su una pista del genere anche il motore Mercedes va sfruttato fino all’ultimo cavallo e, con le power unit 2026, fino all’ultimo joule disponibile: velocità pura, ma anche gestione del deployment elettrico. Cosa che non ha funzionato altrettanto bene a Verstappen: mitigato nelle critiche da un rinnovo molto ricco in Red Bull di poche settimane fa, comunque non ha del tutto neutralizzato almeno le lamentele contro il suo stesso team. Ma di certo, gestire l’energia di recupero con i rettilinei così lunghi non è stato un affare semplice per nessun team.
La partenza
La partenza è apparentemente tranquilla, senza incidenti veri, ma con troppa frizione proprio fra i due ferraristi. Hamilton prova a prendere la posizione, Leclerc difende con durezza e nel corpo a corpo Lewis è costretto fuori, finisce nella ghiaia e retrocede di diverse posizioni. Un episodio che avrebbe meritato almeno una discussione seria al muretto, tanto più in una Ferrari nella quale i problemi di governance e gestione interna non nascono certo oggi.








