Formula 1

A Monza Antonelli nella storia: vince dalla diciannovesima posizione, primo italiano dopo 60 anni

Un sogno, riuscito. Sessant’anni dopo Ludovico Scarfiotti, Kimi Antonelli riporta un pilota italiano sul gradino più alto del Gran Premio d’Italia

Andrea Kimi Antonelli festeggia dal podio la sua vittoria a Monza, primo italiano dopo 60 anni. (AP Photo/Luca Bruno)      Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain APS

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Il Kimi più noto di questo decennio arriva da leader del Mondiale, ma soprattutto dalla diciannovesima posizione, dove era stato retrocesso per la sostituzione della power unit. Alla vigilia la rimonta sembrava utile soprattutto a limitare i danni: Russell partiva secondo e aveva davanti l’occasione di rosicchiare punti al compagno. È successo il contrario.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

È un risultato che cambia anche le statistiche di Monza: prima di oggi nessuno aveva vinto il Gran Premio d’Italia partendo più indietro dell’undicesimo posto di Peter Gethin, nel 1971. Ed è anche la rimonta migliore di questo secolo, dalle retrovie alla prima piazza: meglio di così bisogna tornare a John Watson nel 1983 a Long Beach (dal ventiduesimo) o sempre a un diciannovesimo di Bill Vukovich nella 500 Miglia di Indianapolis, allora valida per il titolo di F1.

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Diciannovesima pizza: sembrava una condanna quasi matematica

Su un tracciato dove sorpassare costa caro e i distacchi si dilatano, la diciannovesima piazza era una condanna quasi matematica. Antonelli l’ha ribaltata con un’auto superiore alle altre, d’accordo, ma anche grazie a una gara tutt’altro che lineare, decisa da una bandiera rossa, da una Virtual Safety Car e da un errore che poteva chiudergli la corsa.

Per capire come ci sia riuscito conviene però ripartire dalla griglia, e da una pole che l’Alpine non ha fatto per caso. A Monza, dove per circa l’80% del giro si viaggia a pieno acceleratore, la squadra ha trovato una configurazione aerodinamica particolarmente efficiente sui rettilinei, con pochissima resistenza all’avanzamento. E su una pista del genere anche il motore Mercedes va sfruttato fino all’ultimo cavallo e, con le power unit 2026, fino all’ultimo joule disponibile: velocità pura, ma anche gestione del deployment elettrico. Cosa che non ha funzionato altrettanto bene a Verstappen: mitigato nelle critiche da un rinnovo molto ricco in Red Bull di poche settimane fa, comunque non ha del tutto neutralizzato almeno le lamentele contro il suo stesso team. Ma di certo, gestire l’energia di recupero con i rettilinei così lunghi non è stato un affare semplice per nessun team.

La partenza

La partenza è apparentemente tranquilla, senza incidenti veri, ma con troppa frizione proprio fra i due ferraristi. Hamilton prova a prendere la posizione, Leclerc difende con durezza e nel corpo a corpo Lewis è costretto fuori, finisce nella ghiaia e retrocede di diverse posizioni. Un episodio che avrebbe meritato almeno una discussione seria al muretto, tanto più in una Ferrari nella quale i problemi di governance e gestione interna non nascono certo oggi.

Per orgoglio, Charles ha voluto comprensibilmente tenersi quella posizione. Pochi minuti dopo, però, il destino gli presenta un conto molto più severo. Al terzo giro, mentre Piastri lo attacca alla Parabolica, la Ferrari perde improvvisamente aderenza al posteriore. Leclerc prova a riprenderla, la macchina scoda e parte verso l’esterno fino a colpire violentemente le barriere. Nessun contatto con la McLaren è, al momento, accertato: è la Ferrari a perdere il controllo mentre i due stanno combattendo.

Leclerc esce sulle proprie gambe, ed è naturalmente la prima notizia. Ma il colpo da incassare è pesante. Morale, innanzitutto: nel Gran Premio di casa, dopo appena cinque minuti, mentre la Ferrari aveva ancora tutto da giocarsi. E anche l’impatto è impressionante, molto secco e con una componente laterale importante e poca energia potenzialmente dissipata dalle protezioni.

Kimi Antonelli vince il Gp di Monza di Formula 1

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Buona la terza

Alla ripartenza la gara cambia pelle. Prima bisogna rifare l’allineamento: Tsunoda si ferma nella casella sbagliata e la procedura viene abortita. Dopo sei giri bruciati, al nuovo start Russell è già al comando, dopo aver superato Gasly prima della bandiera rossa, e riparte davanti al gruppo. Gran parte dei piloti sceglie le hard; Antonelli, che quella mescola l’aveva già usata nella prima fase, va sulle medie. Gasly scopre presto il limite opposto della sua Alpine: la velocità che aveva prodotto la pole non basta a difendere la posizione sul passo gara e già dopo pochi giri deve iniziare a gestire le gomme. Hamilton risale fino al terzo posto.

Davanti, Verstappen sfrutta le medie e al giro 12 passa Russell, ma la sua Red Bull comincia a denunciare problemi al retrotreno. Nel giro di pochi passaggi la situazione si rovescia: Russell riprende Max al quindicesimo, Antonelli lo supera al sedicesimo e al giro 18 va addirittura in testa. Da quel momento il Gran Premio diventa soprattutto una partita interna alla Mercedes. Russell e Antonelli si scambiano più volte la prima posizione sfruttando scia e modalità di sorpasso, al punto che il muretto chiede ai due di smettere con l’elastico e di costruire margine su Verstappen: si stavano danneggiando a vicenda come due ragazzini! Antonelli, più veloce e con gomme migliori, tuttavia non gradisce l’idea di restare in coda e la radio prova una tensione reale: a Russell viene concesso di tentare ad allungare, con la prospettiva di invertire le vetture se non ci riesce. Ma l’inglese è egoista e difensivo. Quando era l’ora di passarlo sul serio, Kimi forza troppo la frenata della prima variante e finisce nella ghiaia: un errore di gioventù pesante, ma non definitivo. Scena non inedita, non isolata.

La svolta

La svolta strategica arriva due giri dopo, con la Virtual Safety Car per l’uscita di Stroll. Antonelli si ferma e monta medie nuove, scivolando fino al sesto posto; Russell resta fuori sulle hard già molto usate. È la scelta che separa definitivamente le due gare. Kimi riparte a ritmo nettamente superiore, supera Hamilton al 35, Piastri al 36 e si mette a caccia del compagno. Da lì in avanti restano solo il margine da chiudere e il confronto fra le sue medie fresche e le hard usurate di Russell: a tre giri dalla fine Antonelli completa la rimonta, passa il compagno non senza pathos (anzi, con un errore grossolano e pericoloso) e si prende la vittoria.

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Dietro, Verstappen riesce comunque a completare il podio nonostante i problemi al retrotreno, mentre per buona parte della corsa Hamilton e le McLaren si contendono le posizioni immediatamente alle spalle delle Mercedes. Ed è proprio la gara di Lewis a lasciare uno dei rimpianti maggiori alla Ferrari: dopo essere precipitato indietro nel corpo a corpo con Leclerc al via, risale fino alla zona podio, ma al giro 28 non viene richiamato ai box durante la “Virtual”. Con le gomme in calo diventa una preda per Antonelli e perde il treno dei primi.

Per la Ferrari il bilancio di Monza è quindi molto più pesante di quanto lasciasse immaginare il venerdì. La SF-26 aveva aperto il weekend con Leclerc e Hamilton primo e secondo in FP1; il nuovo motore aveva alimentato aspettative e Hamilton si era presentato al paddock con la F40 appena acquistata, con quel numero 44 scoperto stampigliato sul motore che aveva dato alla vigilia un’immagine quasi perfetta. Poi la pista ha tolto quasi tutto: Leclerc fuori dopo tre giri, Hamilton penalizzato nel posizionamento dal duello interno al via e, più tardi, lasciato in pista proprio nel momento in cui la VSC offriva l’occasione di cambiare gomme a costo ridotto.

Il punto non è che alla Ferrari mancasse la velocità: ne aveva abbastanza per stare nel gruppo di testa, come avevano mostrato le libere. Il problema è non essere riuscita a trasformarla in un risultato coerente. È questo, più della narrazione della F40 trovata abbandonata da Lewis con il numero 44 sul motore o della festa del venerdì a Milano, il dato difficile da giustificare. E non è il primo weekend in cui la Ferrari lascia sul tavolo più di quanto il potenziale della macchina suggerisse. Un dato che fa male, pensando ai giri veloci del venerdì, al meteo perfetto, ai Tifosi, sempre quelli unici, italiani, ma anche tanti stranieri, con la T maiuscola, sempre presenti e sempre più numerosi.

Da Monza a Milano, la Formula 1 si costruisce un secondo palcoscenico italiano

Monza ha chiuso un weekend in cui la Formula 1 ha confermato di essere ormai molto più di un Gran Premio. Nel paddock sono passati Jannik Sinner, Matteo Berrettini, Alberto Tomba, Valentino Rossi e Giorgio Chiellini; in pista è arrivata anche Saetta McQueen, la safety car ispirata a Cars per i vent’anni del film Disney-Pixar. Dietro l’operazione c’è un significato meno scontato di quanto sembri: piloti come Liam Lawson erano bambini quando uscì il primo film “Motori Ruggenti” e sono cresciuti anche con quell’immaginario: anche Antonelli lo avrà adorato, considerando che il secondo capitolo era uscito quando non aveva ancora iniziato le elementari.

Un cortocircuito simile fra memoria e nuovi pubblici ha attraversato l’omaggio a Michael Schumacher, raccontato in due modi paralleli. A Milano, all’Arco della Pace, LEGO ha trasformato la Ferrari F2004 in un mosaico collettivo da circa 85mila mattoncini. All’autodromo, Sebastian Vettel ha riportato in pista la F2002 vera, trent’anni dopo l’arrivo di Schumacher in Ferrari; il giorno prima era toccato a Rubens Barrichello completare i giri dimostrativi con la stessa vettura. Due registri opposti, la citazione pop e il gesto sportivo, per la stessa ricorrenza, rivolti a pubblici che spesso non erano ancora nati quando Schumacher dominava il Mondiale.

Milano è stata l’altra protagonista di queste giornate. Oltre 26mila persone hanno accolto Leclerc e Hamilton in Piazzetta Reale, e proprio in questi giorni la Formula 1 ha ufficializzato che dal 18 al 20 febbraio 2027 la città ospiterà F1 Live Milan: tre giorni di Fan Festival aperti al pubblico e, la sera del 18, uno show con piloti e team principal di tutte le undici scuderie. Dopo l’edizione londinese del 2025, il lancio della prossima stagione passerà dunque dall’Italia.

Allo stesso cambiamento appartengono la presenza di Laura Pausini sulla griglia di partenza, la “Tavolata” da cento metri imbandita da Barilla giovedì sul rettilineo con Massimo Bottura, le iniziative TAG Heuer e le altre attivazioni diffuse fra Milano e Monza. Non è più soltanto la festa privata dello sponsor che caratterizzava altre epoche della Formula 1: è una costellazione di musica, gastronomia, moda e intrattenimento che raggiunge pubblici diversi da quello degli appassionati di corse.

Monza resta il centro attorno a cui tutto questo funziona. Ed è forse la notizia più significativa di questi giorni: Milano cresce come palcoscenico internazionale della Formula 1 senza sottrarre identità all’Autodromo. Anzi, è la forza del Gran Premio d’Italia ad aver reso possibile costruire, pochi chilometri più in là, un secondo evento globale.

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