Farmaceutica, la Lombardia prima regione con 30mila addetti e 12 miliardi di esportazioni
Al convegno nel sito Bayer di Garbagnate Milanese che compie 80 anni, presentati i numeri dell’ecosistema lombardo dove si concentra la metà degli studi clinici italiani
di Cristina Casadei
6' di lettura
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Se c’è una regione italiana che più di altre, sia in Italia che in Europa, rappresenta la farmaceutica, sia per la produzione che per l’innovazione e le esportazioni, questa è la Lombardia. I numeri, raccontati in occasione del convegno Innovazione e produzione di valore, organizzato da Farmindustria nello storico stabilimento Bayer di Garbagnate Milanese che compie 80 anni nel 2026, dicono che in questo territorio ci sono oltre 100 imprese, dove lavorano 25.300 addetti diretti e altri 30.000 nell’indotto. Con questi numeri, la farmaceutica lombarda rappresenta circa la metà di quella nazionale. E questo è vero non solo per il numero di aziende ed addetti ma anche per la ricerca: è in Lombardia, infatti, che si concentrano oltre il 50% degli studi clinici italiani, con investimenti in R&S pari a 640 milioni di euro e circa 2.500 addetti dedicati.
Ecosistema competitivo in uno scenario complesso
Come spiega il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, «la Lombardia rappresenta uno dei motori dell’industria farmaceutica in Italia e in Europa. Un ecosistema altamente competitivo, caratterizzato da imprese innovative, forte integrazione tra ricerca pubblica e privata e una spiccata proiezione internazionale. In uno scenario geopolitico sempre più complesso e instabile, segnato da tensioni internazionali, criticità nelle catene di approvvigionamento e nuove sfide rappresentate in primis dall’ordine esecutivo dell’amministrazione Usa “Most Favored Nation” (MFN), diventa ancora più evidente il valore strategico di una filiera solida e innovativa. Il principio alla base della MFN, infatti, prevede che i farmaci rimborsati negli Stati Uniti non possano avere prezzi superiori a quelli applicati negli Stati dove sono più bassi, Italia inclusa, introducendo di fatto un meccanismo di allineamento internazionale che sta contribuendo al ripensamento degli equilibri globali, premiando i sistemi più efficienti e resilienti». Tra l’altro questo ha già avuto delle conseguenze misurabili. Cattani dice infatti che dopo la Mfn, negli ultimi 10 mesi, in Europa c’è stata una diminuzione del lancio di nuovi farmaci del 35-40%. Nel contempo gli Stati Uniti hanno attratto oltre 400 miliardi di investimenti nel settore, mentre in Europa è sempre più difficile stimolare le multinazionali a investire. Quanto all’Italia il 2026 si è comunque aperto in maniera positiva, con una crescita della produzione del 5%, più bassa del 2025, che è stato un anno record, ma incoraggiante in attesa di vedere gli sviluppi.
Per l’Italia, aggiunge Cattani «diventa quindi cruciale rafforzare il dialogo con le istituzioni e consolidare politiche industriali e sanitarie capaci di sostenere innovazione, investimenti, competitività e attrattività. In questa prospettiva è indispensabile superare meccanismi considerati fortemente penalizzanti come il payback. Solo attraverso una visione condivisa sarà possibile valorizzare ulteriormente il ruolo strategico dell’industria farmaceutica, garantendo al contempo crescita economica, sicurezza, accesso all’innovazione e tutela della salute pubblica». Marcello Gemmato ricorda quanto fatto dal Governo per sostenere la farmaceutica, «l’aumento della spesa farmaceutica, i 4 decreti sulla ricerca emessi dal ministro Schillaci che mostrano la vicinanza del Governo al settore», per esempio. Certamente siamo in una fase in cui non mancano le criticità. «L’Mfn è una di queste e richiede un comportamento proattivo e collaborativo». Tra le priorità, anche grazie al Testo Unico, si inserisce anche la semplificazione normativa in un settore che «negli anni ha visto l’affastellarsi di 800 norme che oggi è sempre più urgente alleggerire. Questo Governo - aggiunge Gemmato - sta abbassando la tassazione diretta e indiretta per rendere più proattive le aziende. Se ne parlerà nel Testo unico, in discussione in Parlamento, che affronterà molte criticità, come la produzione dei principi attivi che in questo momento vengono prodotti per l’80% in India e Cina e che dobbiamo cercare di riportare in Italia e in Europa».
Gli 80 anni di Bayer
La ceo di Bayer Italia, Arianna Gregis ricorda che la società «è presente in Italia da oltre 125 anni: una storia lunga che racconta un legame profondo e duraturo con il nostro Paese e ne conferma il ruolo strategico per il Gruppo. In questo percorso si inserisce il sito di Garbagnate Milanese, che celebra con orgoglio 80 anni di attività e rappresenta un esempio concreto di questa presenza radicata che ci rende competitivi a livello internazionale. Qui innovazione industriale, qualità e capacità produttiva danno vita ogni giorno a uno stabilimento che opera su scala globale, con un cuore tutto italiano». È proprio a Garbagnate che si produce il nostro farmaco cardiovascolare più iconico: circa il 70% della produzione è destinato all’export, in particolare verso la Cina, mentre il resto raggiunge i mercati europei, Italia inclusa. Ma il valore di questo stabilimento va oltre i confini di Bayer. È un punto di riferimento per il sistema Paese: un nodo logistico strategico, un centro di competenze industriali altamente qualificate e un esempio concreto di manifattura farmaceutica ad alto valore aggiunto. Un luogo dove tradizione e innovazione si intrecciano per generare progresso». In particolare a Garbagnate vengono prodotte 8 miliardi di pillole, una per ogni abitante del pianeta che vengono esportate in 130 paesi e vanno a curare 33 milioni di persone. Questo, tra l’altro, è il sito dove viene prodotta la cardioaspirina che per il 70% è destinata alla Cina. In prospettiva, sottolinea Gregis, «abbiamo bisogno di una governance strategica di medio lungo termine, non a 6-12 mesi, ma a 3, 5, 6, 10 anni. Il Testo Unico sarà per noi una chiave di volta. Ci sono ancora normative del 1934 che sono state superate. Come è superato anche il meccanismo del pay back, che impatta ancora oggi sulla competitività dell’industria farmaceutica».
Le esportazioni
I numeri delle esportazioni confermano la regione come polo di eccellenza e di riferimento a livello internazinale. Nel 2025 l’export farmaceutico regionale ha raggiunto 11,9 miliardi di euro, pari a circa il 20% del totale nazionale e al 46% dell’export hi-tech regionale. Negli ultimi 10 anni le esportazioni sono quasi triplicate (+167%), con una crescita superiore alla media (+44%) degli altri settori manifatturieri. Milano, Monza-Brianza, Pavia, Varese, Como, Bergamo e Lodi figurano tra le principali province italiane per export farmaceutico, confermando il ruolo centrale del territorio nella competitività della nostra Nazione.












