Farmaci, Cina e Usa corrono: «Ora serve una strategia per difenderci»
3' di lettura
3' di lettura
«Non vogliamo essere schiavi di nessuno, ma ora abbiamo bisogno di una direzione chiara, di una strategia per difendere la farmaceutica che è uno dei motori della nostra economia». Marcello Cattani, fresco di rielezione a presidente di Farmindustria, è in piedi sul palco dell'assemblea pubblica a Roma e dietro di lui vengono proiettati dei numeri che racchiudono il senso delle sue parole: gli Usa che guidano oltre un terzo della ricerca (il 35%) di nuovi medicinali mondiali affiancati dalla Cina (32%) che a sua volta per la prima volta compie un sorpasso storico visto che nel 2025 ha scoperto più nuovi farmaci (46) di Stati Uniti (28) e Ue (16) messi insieme. «Siamo in un contesto geopolitico internazionale con molte opportunità, ma anche tanti rischi e occorre un'alleanza tra tutti gli attori del sistema per mantenere gli investimenti, gestire l'aumento dei costi e i rischi sanitari», sottolinea il presidente di Farmindustria. Che ieri ha ricordato i numeri da record della filiera italiana con 74 miliardi di produzione (primato europeo) e un export di 69 miliardi in aumento del 248% negli ultimi 10 anni contribuendo per un terzo (il 33%) all'obiettivo di 700 miliardi di esportazioni fissato dal Governo per il 2027. Primati che ora potrebbero essere messi a rischio dalla nuova “geopolitica” del farmaco che rischia di mettere in un angolo l'Europa che «dorme e non tocca palla». Il Vecchio Continente è infatti schiacchiato tra incudine e martello di Usa e Cina: da una parte la politica aggressiva di Trump che anche grazie alla clausola Most favored nation («Mfn») sull'allineamento dei prezzi a quelli degli altri Paesi (Italia compresa) spinge sempre di più Big Pharma a investire Oltreoceano: «Almeno 400 miliardi nei prossimi 5 anni dopo i 100 miliardi già investiti». Dall'altra la Cina che è diventata un colosso grazie a incentivi corposi «superando nel 2025 per la prima volta Europa e Stati Uniti messi insieme nella scoperta di nuovi farmaci».
Ecco perché è quanto mai urgente che il Governo difenda la filera farmaceutica - la premier Meloni ieri in un messaggio l'ha definita «settore strategico ed eccellenza del made in Italy» - con Farmindustria che indica quattro priorità da affrontare ora con urgenza per vincere la sfida della competitività: dal superamento del payback «una tassa sulle tasse» che frena gli investimenti e che pesa per 2,4 miliardi sulle imprese alla gestione della politica statunitense sui prezzi dei farmaci con la clausola «Mfn», dall'ipotesi di revisione del prontuario farmaceutico con l'abbassamento dei prezzi «impraticabile per le aziende» alla riduzione dei tempi di accesso alle cure che vedono i pazienti italiani aspettare centinaia di giorni dopo il via libera dell'Ema, l'Agenzia Ue dei farmaci, per avere la disponibilità delle nuove cure.
Insomma dalle aziende del Pharma arriva una sveglia forte per l'Italia e per l'Europa perché - come ha detto ieri Antonio Gozzi, delegato di Confindustria all'autonomia strategica europea, Piano Mattei e Competitività - «l'industria farmaceutica è la dimostrazione concreta che il sistema manifatturiero italiano sa essere competitivo ai massimi livelli internazionali e smentisce, numeri alla mano, i profeti di sventura e il continuo piagnisteo su un presunto declino dell'industria italiana». Un primato riconosciuto dai vari ministri che sono sfilati ieri sul palco dell' Assemblea di Farmindustria: da quello degli Esteri Antonio Tajani che ha promesso il suo impegno per ridurre il carico del «fardello burocratico» e del «payback» sulle aziende al ministro delle imprese Adolfo Urso che parla di «modello del nuovo Made in Italy che si afferma nel mondo e traina export» o a quello dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini che spinge sui «dottorati industriali e profili nuovi per portare la ricerca in azienda». A chiudere il ministro della Salute Orazio Schillaci che sull'ipotesi di revisione del prontuario farmaceutico - l'elenco dei farmaci a carico del Ssn - assicura di non volere che «i cittadini paghino di più per avere dei farmaci e non abbiano accesso ai farmaci». E anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato prende tempo: «La legge di Bilancio prevede che il nuovo prontuario farmaceutico entri in vigore dal primo gennaio 2027, quindi abbiamo tutti i tempi per fare delle indagini puntuali». Ma intanto fa capire che non ci saranno rivoluzioni anche perché la spesa cresce meno del passato: «Nel quinquennio 2014-2019 c'è stato un aumento medio del 7% della spesa farmaceutica. Tra il 2019-2024 l'aumento è stato del 7,2%, nel 2025 è stato del 5,7%, che significa più del 20% in meno». Un concetto ribadito con fermezza dallo stesso presidente di Farmindustria Cattani: «“La spesa farmaceutica non è fuori controllo, ha una crescita fisiologica in linea con i nuovi bisogni della popolazione e con l'innovazione farmaceutica che sta contribuendo all'incremento dell'aspettativa di vita».






