L'evento Woma

Farmaci, medici e pazienti: così l'IA cambia il pianeta delle cure

A Milano un migliaio di esperti al Forum internazionale promosso con 24Ore Salute: al centro l'impatto di tecnologie e intelligenza artificiale sul futuro della farmaceutica e delle life sciences

Genetic research and Biotech science Concept. Human Biology and pharmaceutical technology on laboratory background. Radiologist using digital x-ray human body holographic scan projection 3D rendering. jittawit.21 - stock.adobe.com

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Cerca nuovi bersagli per i farmaci e dimezza i tempi per scoprirli, aiuta i pazienti a capire come gestire le proprie terapie giornaliere o a seguire comportamenti e stili di vita migliori ed è lì “seduta” accanto al medico quando visita il suo assistito restituendogli il tempo per ricostruire un rapporto fatto di empatia e dialogo. L'intelligenza artificiale è già ovunque nel pianeta Sanità e sarà sempre più la protagonista incontrastata della nostra salute. Ma attenzione, lo farà con una presenza quasi silenziosa che non sostituisce nessuno “umano” ma lo accompagna e lo aiuta a prendere le decisioni migliori. Insomma dimenticatevi le visioni più apocalittiche che raccontano di un AI “cannibale” perché al WOMA – Inspiring the WOrld of pharMA, il forum internazionale dedicato a pharma, medtech, healthcare e life sciences promosso da BioPharma Network e 24Ore Salute che ha riunito fino a venerdì scorso un migliaio di professionisti del settore a Milano si respira fiducia se si guarda al futuro dell'ecosistema delle cure.

Come quella che ha portato sul palco del Woma Bertalan Meskó, fondatore del Medical Futurist Institute: «Per capire dove sta andando la sanità - ha spiegato Meskó - dobbiamo immaginare di ricostruirla da zero, come se fossimo bloccati su Marte, senza nessuna delle certezze che diamo per scontate. Il futuro della medicina va progettato a partire dall'esperienza del paziente. L'AI, la salute digitale e le tecnologie avanzate contano solo se potenziano quell'esperienza: la tecnologia non sostituisce il medico, lo amplifica«. Per Meskó «l'importante è che nel futuro non si inseriscano più tecnologie nel rapporto tra medico e paziente: basta tastiere o interfaccia, la tecnologia sarà invisibile e potrà restituire empatia e dialogo».

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Per Zack Kass, consulente globale in intelligenza artificiale ed ex Head of Go-to-Market di OpenAI, «l'intelligenza artificiale non è una minaccia da contenere, è un Rinascimento da guidare. Nel pharma e nel medtech la differenza non la faranno quelli che adottano la tecnologia più avanzata, ma quelli che hanno il coraggio di guidare la trasformazione invece di subirla. I leader che usciranno da questo decennio in testa sono quelli che scelgono oggi di cambiare il modo in cui lavorano, non solo gli strumenti con cui lavorano». Anche per Kass il ritorno alle relazioni sarà cruciale: «Se costruiamo macchine sempre più intelligenti ci potremmo occupare della cosa più importante e cioè tornare ad essere più umani». Un filo rosso questo degli algoritmi e dell'Ia al servizio di medici e pazienti che condivide anche Robert Nisticò presidente dell'Aifa che ha sottolineato come oggi un over 65 su tre assume 10 farmaci al giorno e uno su due almeno cinque: «Credo che l'intelligenza artificiale in base a caratteristiche genetiche, stili di vita e ambiente in cui vive il paziente può aiutarlo d assumere i medicinali di cui ha davvero bisogno. Anche perché solo unendo prevenzione e appropriatezza nelle prescrizioni riusciremo a rendere sostenibile anche la grande innovazione terapeutica che arriva ogni giorno di più».

A chiudere la prima edizione del Woma Forum è stata Amy Cuddy, psicologa sociale e autrice di bestseller per ricordare come mentre il settore attraversa una trasformazione tecnologica, scientifica e generazionale rapida e profonda, le competenze di leadership restano il capitolo meno aggiornato: «Nell'era dell'intelligenza artificiale, il vero vantaggio competitivo non è l'algoritmo, ma la fiducia. Le organizzazioni investono risorse enormi nell'innovare le proprie tecnologie, ma devono innovare con la stessa urgenza anche le proprie capacità umane, fiducia, creatività e sicurezza psicologica. Sono queste a decidere se le persone affrontano il cambiamento come un'opportunità o come una minaccia».

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