Farmaci, il tetto di spesa cresce di 350 milioni
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Per la spesa farmaceutica del Servizio sanitario nazionale ci saranno circa 350 milioni di euro in più. In manovra, a meno di ulteriori cambiamenti in extremis, la quota del Fondo sanitario nazionale (Fsn) dedicata alla spesa farmaceutica crescerà infatti dello 0,25% portando così il tetto totale dall'attuale 15,3% sul Fsn al 15,55% e visto che nel 2026 il Fondo sanitario dovrebbe raggiungere i 142,6 miliardi - +2,4 miliardi i fondi aggiuntivi a cui si aggiungono i 3,7 miliardi già stanziati nella manovra dell'anno scorso - ecco che si arriva a questa piccola boccata d'ossigeno. Un primo segnale - più basso di quanto si era immaginato nei giorni scorsi quando si era parlato di un +0,5% - per provare ad arginare una spesa farmaceutica che negli ultimi anni sembra sempre più incontenibile e corre superando abbondantemente il tetto di spesa: solo nel 2024 si è raggiunta una spesa per i farmaci targati Ssn di 23,658 miliardi, in pratica il 17,8% del Fondo sanitario dello stesso anno (a fronte di un tetto del 15,3%).
La mini iniezione di risorse per i farmaci dovrebbe riverberarsi anche sul payback pagato dalle aziende che quindi dovrebbe essere un po' meno pesante. Le imprese farmaceutiche devono infatti ripianare alle Regioni metà dello sfondamento di quel tetto che nel 2024 è stato superato di circa 4 miliardi, di cui la metà deve essere restituita dalle aziende. La crescita complessiva del Fondo sanitario che dopo i 142,6 miliardi del prossimo anno crescerà ancora nel 2027 superando i 145 miliardi per poi sfiorare i 148 miliardi nel 2028 (+2,65 miliardi in più nel biennio) garantirà allo stesso tempo anche più risorse in proporzione per la spesa farmaceutica attutendo ulteriormente l'impatto del payback. L'aumento dello 0,25% sarà diviso tra i due tetti che compongono la quota della spesa farmaceutica: uno 0.20% sarà destinato ai cosidetti acquisti diretti (i farmaci ospedalieri) e uno 0.05% invece alla cosiddetta spesa convenzionata e cio quella delle farmacie sul territorio dove sono stati spostati già alcuni medicinali prima solo erogati attraverso le farmacie ospedaliere (si è cominciato con gli anti diabetici). Un'altra novità riguarda poi il possibile azzeramento del payback della spesa convenzionata che pesa circa 170 milioni sulle aziende.
Fin qui il capitolo sui farmaci che non dovrebbe cambiare più. Sul resto invece si stanno ancora definendo ancora i dettagli degli interventi anche in base alle coperture definitive: non dovrebbe esserci la retromarcia sul piano assunzioni su tre anni con 20-25mila ingressi, di cui circa 7500-8000 già dal primo anno, dando la priorità agli infermieri che dovrebbero rappresentare l'80% delle assunzioni. Si punta anche a intervenire sugli stipendi del personale per rendere più attrattivo il Ssn: per gli infermieri ci sarà un aumento dell'indennità di specificità che potrebbe aggiungere 110 euro lordi al mese, mentre per i medici l'aumento sarà legato a un mix di interventi e cioè una indennità di esclusività più pesante (per quei camici bianchi che lavorano solo dentro il Ssn anche in intramoenia) e un mini-aumento dell'indennità di specificità per una busta paga che dovrebbe crescere con queste due voci in media di 4-5mila euro lorde in più. In pista anche i fondi per la prevenzione - 500-600 milioni - per far crescere tra le altre cose gli screening oncologici e 70 milioni l'anno per la stabilizzazione della farmacia dei servizi.







