L’intervista

Faro sulle false partite Iva per bloccare frodi e crediti prima dell’incasso

Intervista a Giancarlo Franzese. capo del III reparto Operazioni del Comando generale GdF

di Marco Mobili e Giovanni Parente

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Le strade dell’evasione restano infinite. Per questo anche la Guardia di Finanza prova a giocare sempre più in anticipo. Un discorso che vale in particolar modo per i fenomeni collegati all’economia digitale. Anche se il ricorso al collaudato meccanismo delle società cartiere non tramonta mai. «È di giovedì scorso l’attività che, partendo da un controllo, ha fatto emergere alcune società “cartiere” utilizzate per creare e commercializzare oltre 100 milioni di crediti fiscali fittizi, prontamente segnalati all’agenzia delle Entrate per evitare in futuro indebite compensazioni».

Giancarlo Franzese

Capo del III Reparto operazioni delle Fiamme gialle

A sottolinearlo a Il Sole 24 Ore è Giancarlo Franzese, Capo del III Reparto operazioni delle Fiamme gialle, nell’illustrare le linee guida della nuova

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circolare di programma diramata in questi giorni dal Comando generale della Guardia di Finanza ai singoli reparti per il contrasto all’evasione e la tutela della spesa.

Generale, destinerete allora ancora particolare attenzione alle partite Iva «apri e chiudi»?

Anche nel 2026 abbiamo dedicato uno specifico piano operativo per il contrasto alle imprese «apri e chiudi», utilizzate per non pagare le imposte, ma anche per alimentare circuiti di frode, favorire il riciclaggio all’estero di denaro e sottrarre ricchezza alle procedure fallimentari e di riscossione. Un’attività di prevenzione a tutto tondo. Gli interventi dei Reparti hanno lo scopo sia di arginare fenomeni di emorragia di gettito erariale, attraverso la proposta di cessazione d’ufficio della partita Iva, sia di approfondire i singoli contesti per far emergere eventuali filiere criminali nell’ombra.

A preoccupare sono però anche i fenomeni collegati all’economia digitale.

Il nostro obiettivo è individuare e aggredire le regie criminali responsabili di complesse filiere fraudolente e di strutturate operazioni di riciclaggio, aggredendone i patrimoni illecitamente accumulati anche all’estero, nonché far emergere i grandi contesti evasivi, soprattutto nella digital economy.

In questa prospettiva si collocano, a titolo di esempio, le attività svolte nei confronti di due multinazionali che gestiscono piattaforme di intermediazione di servizi alloggiativi e che, all’esito di nostre verifiche, hanno versato 1,2 miliardi di euro di imposte evase per sanare la propria posizione. In aggiunta, hanno iniziato a ottemperare agli obblighi tributari, applicando le ritenute fiscali così da evitare, per il futuro, possibili condotte evasive di migliaia di piccoli contribuenti operanti online.

Anche sulle criptovalute tenete ancora alta l’attenzione? E che impatto ha l’intelligenza artificiale? 

Incrementeremo le proiezioni investigative dei Reparti territoriali nel mondo digitale, con il prezioso supporto del Nucleo speciale Tutela privacy e frodi tecnologiche. Monitoriamo con grande attenzione, inoltre, l’evoluzione del quadro legislativo in materia di Ai: l’innovazione tecnologica, se ben governata dall’intelligenza umana, rappresenterà un’opportunità anche per la Guardia di finanza.

Quali le altre principali direttive che avete impartito ai reparti con la circolare 2026?

L’obiettivo è continuare a garantire un sempre più solido presidio di legalità economico-finanziaria a tutela del «sistema Paese» facendo leva sulla nostra capacità di analizzare, in modo unitario, i fenomeni. Le investigazioni economico-patrimoniali saranno il baricentro operativo della nostra strategia per il 2026: uno strumento chiave per selezionare i soggetti connotati da elevato rischio fiscale e far emergere i nuovi trend di frode, contrastare le fenomenologie illegali in materia di spesa pubblica, accertare l’intestazione fittizia dei beni e individuare i patrimoni illecitamente accumulati dalla criminalità, anche di tipo organizzato.

L’analisi di rischio resta la matrice dell’azione di contrasto al sommerso e alle frodi di questi ultimi anni che non lascia spazio a controlli automatici.

L’analisi di rischio, collaborando anche con le Agenzie fiscali, rappresenta una delle leve più importanti della nostra strategia per fornire ai reparti input preziosi per l’avvio di approfondite e minuziose indagini sul campo. Il nostro impegno è costantemente rivolto alla ricerca di un’efficace combinazione tra l’utilizzo della tecnologia e l’esperienza investigativa del personale. Nei prossimi mesi ci concentreremo, in particolare, sull’occultamento all’estero di ricchezze non dichiarate, sull’evasione nel settore delle criptoattività e sulle filiere di frode connesse alle importazioni di prodotti da Paesi extra Ue.

Nella tutela della spesa pubblica su quali obiettivi siete più concentrati?

Anche per la tutela della spesa pubblica, il Corpo utilizza in maniera combinata le leve della prevenzione e della repressione. L’obiettivo più ambizioso è quello di intercettare sul nascere frodi e irregolarità, evitando la dispersione dei fondi e consentendo l’effettivo recupero delle somme indebitamente percepite.

Nell’anno in corso garantiremo adeguate forme di controllo delle risorse del Pnrr, ormai giunto alle fasi conclusive, così come continueremo ad assicurare un efficace contrasto agli illeciti sui crediti d’imposta di varia natura, tra cui quelli in materia edilizia e di efficientamento energetico. Particolare impegno, poi, sarà dedicato al presidio della spesa sociale, monitorando il corretto impiego dei fondi destinati alla spesa sanitaria e al diritto allo studio.

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