Politica monetaria

La Fed di Warsh sfida Trump: rialza i tassi e promette di farlo ancora

La Fed alza i tassi di 25 punti base al 3,75%-4%, primo rialzo dal luglio 2023

Il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh parla con i giornalisti dopo che il Comitato federale per il mercato aperto (FOMC) ha deciso di aumentare i tassi di interesse di un quarto di punto presso la sede della Federal Reserve a Washington, DC, Stati Uniti, il 16 settembre 2026. L'aumento dei tassi d'interesse pone Warsh in netto contrasto con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha apertamente sollecitato ulteriori tagli ai tassi d'interesse.  EPA/JIM LO SCALZO EPA

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Un rialzo dei tassi subito. Un altro di fatto annunciato entro la fine dell’anno. La riunione di settembre della Federal Reserve ha portato il range dei Fed Fund al 3,75%-4%, dal precedente 3,50%-3,75%, con una decisione presa all’unanimità: con il voto quindi dell’attuale presidente Kevin Warsh che, scelto da Donald Trump, sembrava dovesse accompagnare progressivamente la politica monetaria verso un orientamento più accomodante. Il rialzo di settembre è il primo da luglio 2023, quando era iniziata una manovra di sei tagli per un totale di 175 punti base.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Un altro rialzo entro fine anno

Anche più interessanti, i “dots”, le indicazioni - espresse da punti su un grafico - dei componenti del Fomc, il comitato di politica monetaria della Fed: ora la mediana delle proiezioni sull’andamento dei tassi punta per fine anno al 4,125%, corrispondente al 4-4,25%: sedici governatori su diciotto - compresi coloro che, a rotazione, non hanno diritto di voto - ritengono necessario un nuovo rialzo entro la fine dell’anno. Warsh, come a giugno, non ha fornito però le proprie previsioni. I tassi dovrebbero poi restare fermi l’anno prossimo - ma otto banchieri centrali puntano a un terzo rialzo - per poi calare al 3,75-4% nel 2028 e al 3,5-3,75% nel 2029. Il tasso di lungo periodo, che può essere considerato un obiettivo implicito della politica monetaria, è salito al 3,25%: ancora a giugno era appena superiore al tre per cento. «Non intendo pronunciarmi in anticipo sulle decisioni future», ha comunque detto Warsh in conferenza stampa, ribadendo la sua opposizione a ogni forma di forward guidance: «Mi sono impegnato a seguire una disciplina, un insieme di principi».

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Prezzi ancora surriscaldati

Il comunicato diffuso al termine della riunione - ormai laconico con la nuova presidenza - ha leggermente modificato la diagnosi sull’inflazione: a luglio era elevata rispetto all’obiettivo del 2%, a causa di shock sul lato dell’offerta che avevano inciso sui prezzi di alcuni settori. A settembre, la dinamica dei prezzi è, semplicemente, «elevata», senza altre indicazioni. «I dati sull’inflazione di questa estate non mi indicano - ha poi spiegato Warsh - che le tendenze di fondo siano migliorate in misura significativa. Sulla base dei dati più recenti su CPI e PPI, la variazione sui dodici mesi dei prezzi PCE complessivi (che sarà pubblicata il 30 settembre, ndr) è stata probabilmente intorno al 3,6% in agosto. L’inflazione core misurata dal PCE e quella misurata dal CPI si attestano rispettivamente intorno al 3,2% e al 2,4%. Troppe categorie continuano a registrare aumenti superiori al 3%, sia su base semestrale sia su base annua».

Condizioni finanziarie accomodanti

Warsh ritiene inoltre che le condizioni finanziarie non siano restrittive: «Trovo difficile descriverle» come restrittive, ha detto. «Abbiamo ridotto il grado di accomodamento, in modo che le condizioni finanziarie e creditizie fossero più coerenti con i nostri obiettivi finali. Questa è stata la decisione. Questa è stata la nostra valutazione. Continueremo a valutare la situazione in prospettiva».

«Il problema è l’inflazione»

La crescita dell’attività economica continua a essere considerata solida, grazie a una «spesa domestica» resiliente all’incertezza creata dalle tensioni geopolitiche. La crescita della produttività e gli investimenti di capitale erano definiti entrambi «forti», a giugno. Nel comunicato di settembre la prima mantiene l’aggettivo «strong», che sottolinea l’intensità dell’aumento, mentre i secondi diventano «robusti», quasi a sottolinearne qualitativamente la solidità e la consistenza. Immutate le indicazioni sul mercato del lavoro: «La crescita dell’occupazione ha tenuto il passo con quella della forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto sostanzialmente invariato» e le richieste di sussidi di disoccupazione - ha aggiunto Warsh - «si muovono a livelli coerenti con la piena occupazione». «L’inflazione è il problema», ha commentato il presidente.

Una Fed indipendente

Non poteva mancare una domanda sulle attese del presidente Donald Trump, da sempre favorevole a tassi più bassi. «Non ho nulla da aggiungere sulla discussione con il Presidente», ha risposto Warsh, ricordando che «sono le persone meno abbienti quelle che hanno più da guadagnare dalla stabilità dei prezzi». «La decisione che abbiamo preso oggi - ha continuato - è stata quella giusta per adempiere al mandato che il Congresso ci ha affidato: garantire la stabilità dei prezzi. Inoltre, direi che, grazie alla forza di fondo dell’economia e al fatto che, come ho ricordato, ci troviamo in una situazione sostanzialmente coerente con la piena occupazione, possiamo concentrare la nostra attenzione sulla stabilità dei prezzi». «Una componente dell’indipendenza della Federal Reserve consiste nel restare nel nostro ambito di competenza. L’indipendenza funziona in entrambe le direzioni. Lasceremo che chi si occupa di politica commerciale e di politica fiscale resti nel proprio ambito», ha poi aggiunto riferendosi a un memorandum di Trump in cui il presidente minacciava di interrompere gli scambi commerciali con alcuni partner se i tassi non fossero stati abbassati.

Casa Bianca, dalla Fed una decisione «infelice»

Una decisione «infelice». Lo afferma il portavoce della Casa Bianca Kush Desai commentando l’aumento dei tassi di interesse da parte della Fed. «La decisione piuttosto infelice della Fed di alzare i tassi di interesse non era, dal punto di vista dell’amministrazione, sostenuta da motivazioni economiche particolarmente convincenti», ha messo in evidenza.

Trump alla Fed: «I tassi calino e velocemente»

«I tassi di interesse negli Stati Uniti dovrebbero essere dell’1% o meno, perché vantiamo il miglior merito creditizio al mondo — DI GRAN LUNGA. Il nostro Paese sta vivendo un BOOM di nuovi investimenti! ABBASSATE I TASSI DI INTERESSE PER GLI STATI UNITI D’AMERICA, E FATELO IN FRETTA!». Lo scrive Donald Trump su Truth, nel giorno in cui la Fed ha rialzato i tassi di interesse nella terza riunione del board con Kevin Warsh presidente.

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