Federalismo fiscale a costo zero con il no di enti locali e Regioni
Oggi in consiglio dei ministri il decreto attuativo sui tributi, poi la corsa alle Camere per i pareri e il via libera finale. Sindaci e presidenti bocciano le compartecipazioni Irpef statiche
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A un mese dalla scadenza per l’attuazione della delega fiscale arriva all’ultima curva anche il capitolo federalista. Il testo del decreto legislativo, riveduto e corretto rispetto alla prima versione licenziata dal Governo il 9 maggio del 2025 e poi bloccata dalla mancata intesa con Regioni e Comuni, farà un passaggio oggi in consiglio dei ministri.
Chiedilo al Sole
Poi ci sarà una corsa in Parlamento per i pareri della commissione, prima del via libera finale che potrebbe arrivare dall’ultimo consiglio dei ministri prima della pausa estiva, il 4 agosto, o al più tardi in quello immediatamente successivo, alla fine dello stesso mese.
Dopo un anno e tre mesi di stasi
Tanta vivacità si è manifestata improvvisamente dopo oltre 15 mesi di stasi; in cui il decreto ha peraltro perso dei pezzi importanti come le rottamazioni locali, traslocate sulla scorsa legge di bilancio, o le norme sull’imposta provinciale di trascrizione delle auto a noleggio a lungo termine, spostata a maggio sul decreto fiscale.
«25 anni dopo la riforma del Titolo V»
L’ostacolo principale è stato alzato dalle compartecipazioni Irpef, chiamate a dare una veste “federalista” ai conti locali. E non è stato superato, come dimostra il fatto che ieri in Conferenza unificata il provvedimento non ha raggiunto l’intesa degli enti territoriali.
«Dopo 25 anni (dalla riforma del Titolo V, ndr.) era necessario andare avanti, ma la polenta si fa con la farina che hai a disposizione», commenta attingendo alla saggezza padana il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, regista dell’operazione.








