Beni strumentali

Federmacchine in campo per difendere la clausola Made in Ue

Bettelli: «Sconforto per l’annuncio di uno stop, è un segno di salvaguardia per le nostre produzioni»

di Luca Orlando

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Per gli importatori, che di mestiere acquistano impianti da tutto il mondo, è certamente una buona notizia. Per i costruttori invece no.

L’annuncio del viceministro al Mef Maurizio Leo nel corso dell’appuntamento Telefisco del Sole 24 Ore, l’eliminazione del vincolo Ue per i beni agevolabili attraverso l’iperammortamento, giunge decisamente sgradito alle associazioni di categoria dei produttori di beni strumentali, imprese che avevano del resto auspicato l’inserimento di quella clausola.

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Secca e inequivoca è infatti la presa di posizione di Federmacchine, federazione che raggruppa le 12 diverse categorie di produzione di impiantistica tricolore. Con timori che riguardano non solo l’estensione degli incentivi a paesi esterni all’Unione europea ma che si estendono anche ai tempi di attesa del decreto attuativo delle misure.

Federazione che in una nota esprime «la grande preoccupazione dei costruttori italiani di beni strumentali per la lunga attesa per l’emanazione dei decreti attuativi del provvedimento sull’iperammortamento, in legge di Bilancio 2026 e per le recenti affermazioni del viceministro Maurizio Leo in merito all’estensione delle agevolazioni anche ai beni extra UE.

 

«Le autorità di governo - spiega il presidente di Federmacchine Bruno Bettelli - ci avevano assicurato di poter disporre dell’incentivo già da inizio 2026. Purtroppo, però assistiamo, ancora una volta, ad un allungamento dei tempi che rischia di demotivare il mercato, esattamente come è accaduto in passato».

Il riferimento è all’esperienza non brillante di Transizione 5.0, annunciata per la prima volta a fine 2023, operativa con la piattaforma Gse solo da agosto-settembre 2024, poi aggiornata con la Legge di Bilancio successiva alla luce delle tante difficoltà incontrate dalle imprese, rispecchiate nello scarso tiraggio della misura, che ha iniziato a decollare solo dalla primavera del 2025. Stop normativo, quello attuale, che ancora una volta congela gli ordini dei clienti: chi può attendere ovviamente lo fa, tenendo conto degli sgravi fiscali in arrivo ma non ancora definiti.

«In assenza di regole certe - aggiunge Bettelli - la domanda resta ferma in attesa di conoscere modalità e tecnicismi di questo iperammortamento che dovrebbe spingere il mercato italiano a investire e, invece, paradossalmente, in queste condizioni, agisce come un freno, complicando ulteriormente la situazione sulla quale già pesa l’instabilità geopolitica internazionale».

Incertezza geopolitica che si è già rispecchiata nel freno dell’export per numerose categorie di produttori. Nelle macchine utensili, ad esempio, i primi nove mesi del 2025 hanno visto una discesa delle vendite estere a doppia cifra, così come in calo sono gli ordini esteri del periodo ottobre-dicembre. Nel complesso, l’intero perimetro di Federmacchine chiude il 2025 in rosso di due punti, proprio per effetto di una riduzione dell’export del 5,4%. Se l’export non tira, i produttori puntano ora sulla domanda interna, su cui però arriva la doccia fredda dell’incentivo extra-Ue.

Il quadro attuale (dati 2025) vede l’import di beni strumentali a quota 10 miliardi a fronte di una domanda interna di 27, dunque con una quota globale del 37%. Che naturalmente i costruttori nazionali non vorrebbero veder lievitare troppo. Se in generale la concorrenza Ue, in primis quella in arrivo dalla Germania, opera in condizioni analoghe, le preoccupazione riguardano in particolare le produzioni asiatiche, che iniziano ad essere diffuse a più categorie di beni e dove i prezzi sono mediamente inferiori.

«L’eliminazione della clausola del Made in Ue - continua Bettelli - clausola prevista correttamente a tutela e promozione della produzione europea, paventata dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo ha generato ulteriore sconforto e perplessità tra i costruttori italiani. La limitazione dell’iperammortamento ai soli beni prodotti in Ue, è infatti segno e strumento di attenzione e salvaguardia per le nostre produzioni. Chiediamo peraltro alle autorità di governo, di continuare a vigilare, insieme alle autorità europee, affinché i macchinari extra-Ue installati sul nostro territorio rispettino le norme di sicurezza e le certificazioni a cui sono sottoposti i nostri prodotti. Ora più che mai, occorre un intervento deciso che dimostri quanto tutto il sistema economico politico del paese creda nell’importanza del suo manifatturiero e del manifatturiero europeo».

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