Malattie rare

Fenilchetonuria (Pku): la qualità di vita passa per i percorsi di cura integrati

Superare le criticità su continuità assistenziale, equità territoriale e accesso a percorsi multidisciplinari, soprattutto nella transizione all’età adulta

di Ernesto Diffidenti

PKU: dal percorso di cura integrato alla qualità di vita

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Le malattie rare rappresentano una delle sfide più complesse e attuali per il sistema sanitario italiano. Con oltre 6mila patologie identificate e un numero di persone coinvolte, compreso tra 2 e 3,5 milioni, richiedono interventi altamente specializzati, capaci di garantire diagnosi tempestive, accesso equo alle terapie e percorsi assistenziali personalizzati. La Fenilchetonuria (PKU) è un esempio emblematico di malattia rara che si manifesta in età pediatrica, accompagnando il paziente per tutta la vita con un rilevante impatto economico e sociale.

Un caso stimato ogni 4mila nati

La PKU ha un’incidenza stimata di 1 caso ogni 4mila nati e richiede una presa in carico continua ma per la quale persistono ancora importanti criticità in termini di continuità assistenziale, equità territoriale e accesso a percorsi multidisciplinari, soprattutto nella transizione all’età adulta. Per individuare possibili soluzioni e garantire percorsi di cura più omogenei, sostenibili ed equi su tutto il territorio nazionale, Apco ha promosso un health talks riunendo rappresentanti delle istituzioni, clinici ed esperti del settore. Al centro del dibattito, la necessità di superare le disuguaglianze regionali, rafforzare la continuità assistenziale e promuovere modelli di presa in carico realmente multidisciplinari, capaci di integrare aspetti clinici, nutrizionali e psicosociali.

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L’impegno dell’Intergruppo parlamentare

“La PKU rappresenta un esempio emblematico delle sfide che il nostro sistema sanitario è chiamato ad affrontare nell’ambito delle malattie rare - ha dichiarato il senatore Orfeo Mazzella (M5S), vicepresidente della Commissione Affari Sociali del Senato e promotore dell’Intergruppo parlamentare malattie rare. - Come Intergruppo parlamentare, il nostro impegno è quello di mantenere alta l’attenzione istituzionale su queste patologie, favorendo un dialogo costante con tutti gli attori coinvolti e lavorando affinché i modelli di presa in carico siano sempre più omogenei, continuativi ed equi, indipendentemente dal territorio di residenza”.

Nel corso dell’evento è emerso come, nonostante la disponibilità di strumenti fondamentali quali lo screening neonatale e i centri di riferimento, persistano criticità rilevanti nella fase di transizione dall’età pediatrica a quella adulta, nell’aderenza terapeutica e nell’accesso a servizi di supporto adeguati, con un impatto diretto sulla qualità di vita delle persone con PKU e delle loro famiglie.

L’importanza di dati aggiornati

“Disporre di dati affidabili e aggiornati è un elemento essenziale per programmare in modo efficace la presa in carico delle malattie rare - ha evidenziato Paola Torreri, Primo Ricercatore del Centro nazionale malattie rare e responsabile del Registro nazionale malattie rare dell’Istituto superiore di sanità (Iss) -. I registri rappresentano uno strumento chiave per comprendere i bisogni reali dei pazienti, monitorare i percorsi di cura e supportare decisioni di governance orientate all’equità, alla continuità assistenziale e al miglioramento degli esiti nel lungo periodo”.

Accanto alla necessità di strumenti solidi di programmazione e monitoraggio, diventa centrale una visione della presa in carico che sappia integrare le dimensioni cliniche, organizzative e sociali della malattia. Garantire percorsi realmente efficaci significa infatti considerare l’impatto complessivo della PKU sulla vita delle persone, lungo tutto l’arco dell’esistenza, e assicurare che le politiche sanitarie siano in grado di rispondere in modo sostenibile e continuativo ai bisogni di pazienti e caregiver.

I percorsi di cura devono essere sostenibili

“Per chi vive con una malattia rara, la qualità della presa in carico incide profondamente sulla vita quotidiana - ha sottolineato Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttrice dell’Osservatorio Malattie Rare (OMAR) -. È fondamentale che le politiche sanitarie tengano conto non solo degli aspetti clinici, ma anche della sostenibilità dei percorsi di cura, del carico sui caregiver e della possibilità per i pazienti di partecipare pienamente alla vita sociale, scolastica e lavorativa. Mettere al centro la voce dei pazienti significa costruire risposte più efficaci e realmente aderenti ai bisogni”.

L’health talks, promosso con il supporto non condizionato di PTC Therapeutics, è il primo di una serie di appuntamenti pensati per dare continuità all’impegno congiunto che istituzioni e associazioni stanno portando avanti su questa patologia, favorendo un dialogo costante e contribuendo alla definizione di soluzioni concrete. Perché convivere con la PKU non significa semplicemente “evitare alcune proteine” ma garantire continuità terapeutica, competenze pratiche e un percorso di cura sostenibile.

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