Ius scholae, è scontro nel centrodestra Tajani rilancia la sfida a Lega e Fdi
Il leader degli Azzurri Tajani: «Chiunque vuole votare la nostra proposta la voti»
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I punti chiave
- Lo stop di Fdi e Lega
- La strategia di Fi
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Lo scontro è reale. Forza Italia insiste sullo ius scholae, il riconoscimento della cittadinanza a stranieri che abbiano alle spalle almeno 10 anni di scuola in Italia. Lo fa direttamente il leader (nonché vicepremier) Antonio Tajani: «Siamo pronti a discutere con tutti. Il Parlamento è sovrano. Chiunque vuole votare la nostra proposta la voti». Significa aprire al contributo delle opposizioni che già in passato si erano mostrate disponibili e che anche ieri hanno offerto la loro sponda. E come già è successo, immediata è arrivata anche la reazione degli alleati. Che ovviamente è di totale chiusura. Prima la Lega e poi Fdi parlano di proposta «irricevibile», «tecnicamente sbagliata», buona solo per fare «propaganda politica».
Lo stop di Fdi e Lega
«La cittadinanza va bene così come è» dice il leghista Rossano Sasso, che bolla l’uscita dei forzisti come una “boutade estiva”, mentre Silvia Sardone, che è anche vicesegretaria del Carroccio, ricorda l’esito del referendum per concludere con un «facciamo proposte su quello che gli italiani vogliono». Parole a specchio arrivano da Fratelli d’Italia, sia pure con toni meno veementi. Sara Kelany, responsabile immigrazione del partito di Meloni, sottolinea che il tema «non fa parte del programma», ma in ogni caso «non viviamo le dichiarazioni di FI come un problema». Lo ripeterà anche Giovanni Donzelli, fedelissimo della Premier: «La nostra posizione sulla cittadinanza è nota, diciamo che si è anche un po’ rafforzata con il referendum. Poi ovviamente non siamo sotto lo stesso partito, come ha detto anche Tajani, ciascuno ha le proprie sensibilità, se a sinistra qualcuno spera che ci sia la crisi del governo Meloni su questo tema rimarrà deluso, come sempre». La crepa però c’è. «La nostra posizione sullo ius scholae è nota, ma le forzature non servono, sono controproducenti e rischiano solo di rompere l’unità della coalizione», avverte infatti Maurizio Lupi di Noi Moderati. Mentre il capogruppo di Fdi al Senato Lucio Malan ricorda a Tajani «il vincolo di maggioranza» e cioè «si discutono le cose tra di noi, poi ciascuno assuma le posizioni che ritiene».
La strategia di Fi
Ora la domanda da porsi è perché Forza Italia, Tajani in prima persona, abbia lanciato questo nuovo affondo su un dossier delicato e quantomai indigesto ai suoi alleati. La risposta è che Fi vuole conquistare spazio. E visto che alla sua destra c’è già molto affollamento con Lega e Fdi, gli azzurri guardano sul fronte opposto dove emerge sempre più evidente l’insofferenza dell’ala riformista. «Vogliamo recuperare gli elettori delusi del Pd», ha detto in più occasioni il numero uno del partito fondato da Berlusconi. E i diritti sono terreno fertile per seminare.
Il plauso delle opposizioni
Giusto un anno fa era stata Marina, la primogenita del Cavaliere, a metterlo in chiaro. Dai dem è arrivato immediatamente il plauso di Graziano Delrio e di Piero De Luca che sollecitano ora il leader forzista ad andare avanti. Lo stesso ripetono da Italia viva (Renzi in primis), Azione e anche Giuseppe Conte per il M5s. Ma non succederà niente. E anche questo lo sanno un po’ tutti. A cominciare da Tajani, che dopo aver animato la giornata getta acqua sul fuoco e anticipa che il presupposto dei «10 anni» non è rivedibile (la proposta del Pd ne prevede 5). «Chiederemo che la nostra proposta venga incardinata, adesso però ci sono tutti i decreti, è tutto ingolfato. E poi c’è la riforma della giustizia, che è la nostra priorità assoluta». Insomma, per lo «Ius Italiae» (questa è la definizione utilizzata dagli azzurri), c’è ancora da aspettare.








