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Fibercop, fronte unito degli operatori contro i rincari della rete

Fastweb+Vodafone, Iliad, Sky e Wind Tre scrivono ad Agcom: aumenti fino al 500% sulle migrazioni

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Il primo banco di prova della Fibercop wholesale only si trasforma in un caso politico-regolatorio. A poche settimane dalla pubblicazione dei listini del 15 aprile, il fronte degli operatori si compatta contro la società della rete, accusata di avere usato la deregolazione concessa dall’Agcom non per aprire mercato, ma per alzare i prezzi dove resta più forte.

La lettera ad Agcom

A quanto verificato dal Sole 24 Ore, Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad e Sky Italia hanno inviato una lettera ad Agcom. Una missiva dura nei toni e pesante nelle conclusioni. Gli operatori parlano di «gravissime criticità» e di aumenti «estremamente elevati e ingiustificati». Ma soprattutto contestano il principio: Fibercop è il primo ex incumbent europeo ad avere ottenuto un alleggerimento degli obblighi presentandosi come soggetto neutrale, separato da Tim e attivo solo all’ingrosso. Ora, secondo i concorrenti, i listini dimostrerebbero che gli incentivi anticoncorrenziali non sono spariti.

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Il passaggio centrale del documento va ben oltre la contestazione dei prezzi. Gli operatori sostengono infatti che «i prezzi pubblicati da Fibercop dimostrano che le preoccupazioni sollevate dal mercato erano effettivamente fondate» e che i rischi derivanti dall’allentamento degli obblighi regolatori «si stanno già materializzando».

«Mossa anti-concorrenziale»

Gli aumenti contestati colpiscono soprattutto le aree dove Fibercop continua a operare in monopolio o quasi monopolio e riguardano servizi essenziali come il rame, la fibra spenta, la co-location e il Semi-Vula. La lettera cita rincari fino al 500% per i contributi di disattivazione quando una linea viene trasferita verso una rete Ftth concorrente, incrementi fino al 230% per la cessazione di linee Ftth, aumenti superiori al 50% per la co-location, con punte del 600% sul condizionamento, e rialzi fino al 2.000% per alcuni servizi tecnici.

Secondo gli operatori, il risultato è un duplice effetto. Da un lato si introducono «barriere alla mobilità degli utenti finali verso altre reti all’ingrosso», dall’altro si rendono «economicamente insostenibili i servizi passivi all’ingrosso», scoraggiando gli investimenti infrastrutturali dei concorrenti.

Il documento usa parole molto nette anche sulle finalità industriali dei nuovi listini. Fibercop, scrivono gli operatori, starebbe cercando di «massimizzare i propri profitti lungo tutta la catena del valore», sfruttando la dipendenza degli operatori dai suoi servizi wholesale, introducendo «effetti di lock-in della clientela» e generando «rendite di posizione dalle infrastrutture realizzate in monopolio».

Tradotto: se un cliente passa da Fibercop a una rete rivale, l’uscita diventa molto più costosa. Non solo. Con gli sconti a volume sui servizi attivi, Fibercop ridurrebbe lo spazio economico rispetto ai servizi passivi, rendendo meno conveniente infrastrutturarsi e più conveniente acquistare servizi finiti dalla stessa Fibercop

La richiesta di intervento ad Agcom

Per questo la richiesta all’Agcom è di intervenire subito. Le società chiedono di dichiarare illegittimi gli aumenti, imporre prezzi non superiori a quelli precedentemente approvati e soprattutto avviare una revisione della disciplina che ha consentito a Fibercop di beneficiare della deregolazione. Il comportamento della società, si legge nelle conclusioni, costituisce «la prova di problemi competitivi seri ed immanenti al mercato» e richiede «un’azione immediata e forte» dell’Autorità.

Fibercop: «Prezzi più bassi d’Europa»

A rendere ancora più delicato il quadro c’è anche l’iniziativa di Tim, che ha avviato un’azione cautelare urgente contro Fibercop. Un elemento che allarga il fronte delle contestazioni. Dal canto suo Fibercop rivendica la bontà delle sue scelte. E lo fa richiamando i risultati di uno studio di di Arthur D.Little (in pubblicazione a cavallo dell’estate) che confronta il mercato italiano wholesale con quello degli altri Paesi europei secondo cui «i prezzi all’ingrosso resteranno in ogni caso i più bassi d’Europa, anche con quelli proposti da Fibercop».

«Non va dimenticato che accanto al nuovo listino prezzi per modificare tariffe congelate ormai da tempo, Fibercop ha presentato anche un piano di investimenti da 10 miliardi tra luglio 2024 e il 2027 per arrivare a oltre 20 milioni di unità immobiliari collegate», ha spiegato Giovanni Moglia, chief regulatory affairs officer di Fibercop, secondo cui «l’importante è iniziare, poi se dobbiamo ammorbidire qualcosa l’ammorbidiamo perché l’importante è muoversi insomma, non perdere altro tempo». Il nuovo listino, come da delibera Agcom, entrerà in vigore a setembre. Entro luglio è attesa la valutazione di Agcom invece.

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