Competitività

Fiere strategiche per il Paese «Golden Power per tutelarle»

Parla Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano e del tavolo di coordinamento Aefi-ItEx. Evitare ingerenze di gruppi esteri

di Giovanna Mancini

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«Le fiere sono infrastrutture strategiche a servizio dei territori e delle filiere italiane. Sono uno strumento di politica industriale e di diplomazia economica. Per questo, ritengo personalmente che occorrerebbe estendere anche ai quartieri fieristici lo strumento del Golden Power, per garantire che il controllo del sistema nazionale rimanga in mani italiane». Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, è un convinto sostenitore dell’internazionalizzazione delle fiere e quindi anche di alleanze e integrazioni tra società italiane e grandi gruppi internazionali. Tuttavia, la polverizzazione del sistema fieristico italiano lo rende vulnerabile nei confronti dei grandi player globali, colossi da miliardi di euro di fatturato, attivi soprattutto nell’ambito dell’organizzazione fieristica.

È in atto un processo di concentrazione?

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Il mercato fieristico globale sta attraversando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da un’intensa attività di fusioni e acquisizioni da parte di grandi gruppi multinazionali e fondi di investimento. Secondo le stime di Global Industry Performance Review, il mercato mondiale vale circa 38 miliardi di euro di fatturato e i principali player concentrano circa il 38% del totale. In questo contesto le fiere italiane, leader in settori come moda, design, cosmetica, meccanica, automotive e agroalimentare, rappresentano asset particolarmente attrattivi.

Bene le alleanze, quindi, ma il controllo deve restare in Italia?

Esatto. Perché nel momento in cui la maggioranza di un gruppo fieristico dovesse passare a un operatore estero, questo potrebbe ledere la possibilità di esercitare il ruolo di strumento di politica industriale del Paese tipico delle fiere. Un proprietario non italiano potrebbe seguire logiche che non necessariamente valorizzino il territorio e le attività produttive italiane, come invece fanno le società fieristiche che, al di là di una logica giustamente anche di business, hanno come priorità proprio lo sviluppo dei territori e di interi comparti produttivi, manifatturieri e non.

Da un mese lei è presidente del Comitato paritetico di coordinamento di Aefi e It-Ex, le due associazioni di settore che hanno avviato un percorso di unificazione, proprio con l’obiettivo di rafforzare il sistema fieristico.

Martedì 24 febbraio c’è stata la prima riunione operativa, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, a cui hanno partecipato sei membri per ciascuna delle due associazioni, tra cui Maurizio Danese e Raffaello Napoleone, presidenti di Aefi e It-Ex, nonché vicepresidenti del Comitato. Abbiamo deliberato l’obiettivo di avere, entro giugno, un soggetto unico di rappresentanza del sistema fieristico nazionale, per poter garantire una voce comune e coordinata nei confronti delle istituzioni governative nazionali e sovranazionali e di tutti i soggetti che si occupano della difesa del made in Italy, come Ice, Simest, Sace e Cdp. Inoltre, abbiamo deciso di istituire gli Stati Generali delle fiere, che si svolgeranno il prossimo giugno a Milano, in cui saranno affrontate diverse tematiche: internazionalizzazione e ruolo delle fiere come strumento di diplomazia economica; formazione, digitalizzazione e intelligenza artificiale; fiere e filiere produttive, non solo quelle manifatturiere, ma anche quelle commerciali e artigianali. Infine, turismo e marketing territoriale quindi il ruolo delle fiere come elemento di sviluppo anche del settore turistico e del del territorio.

Si parla da anni di fare sinergie e sistema tra le fiere, ma i risultati concreti sono stati pochi finora. Perché questa volta dovrebbe essere diverso?

In momenti difficili come questo - caratterizzato da fenomeni di dumping anche nel settore fieristico per attrarre manifestazioni, dalla schizofrenia dei dazi statunitensi, e da venti di guerra che non si placano - bisogna essere sempre più uniti, abbandonando ogni logica campanilistica, evitando la competizione tra fiere e quartieri per giocare tutti insieme, indossando la maglia della nazionale italiana e in pieno spirito olimpico, una partita a livello globale, che vede concorrenti molto più grandi e forti di noi, anche in Europa, penso alla Germania, sebbene noi abbiamo tutte le caratteristiche per diventare altrettanto grandi e forti.

Per rafforzare la competitività del sistema, soprattutto a livello internazionale, sono necessari anche incentivi. Le istituzioni vi stanno sostenendo?

È uno degli argomenti con cui ci confronteremo con il Governo, così come quello del rilascio dei visti per favorire l’arrivo in Italia di buyers da mercati strategici. L’interlocuzione con il governo è ottima. Operiamo in una logica di collaborazione pubblico-privato molto efficace. Gli stanziamenti a sostegno del sistema fieristico da parte dell’Ice sono inseriti nel piano di attività promozionale e internazionalizzazione per le imprese. Il piano nel 2024 ha visto lo stanziamento di circa 150 milioni di euro, di cui il 40% dedicato alle fiere. La stessa cifra è stata stanziata anche per il 2025, il 2026 e il 2027.

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