I film del fine settimana

“Limonov”, la grande prova di Ben Whishaw nei panni del controverso scrittore russo

In sala il film tratto dal romanzo di Emmanuel Carrère e presentato in concorso a Cannes. Dietro la macchina da presa il regista Kirill Serebrennikov

di Andrea Chimento

2' di lettura

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Uno degli adattamenti più attesi dell’anno è tra i protagonisti del weekend in sala: “Limonov”, film tratto dallo splendido libro omonimo di Emmanuel Carrère, arriva nei cinema italiani dopo la presentazione al Festival di Cannes di quest’anno.

Alla regia c’è Kirill Serebrennikov, autore russo da sempre forte oppositore di Putin, che ha firmato in passato altri film interessanti, come “Parola di Dio”, “Summer” e “La moglie di Tchaikovsky”.

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Come in quest’ultimo caso, Serebrennikov realizza un biopic non convenzionale, seguendo la linea tracciata da Carrère (che compare anche in scena in una sequenza del film) con la sua biografia romanzata, pubblicata nel 2011: al centro ci sono le tante vite di Ėduard Limonov, scrittore e politico russo nato nel 1943 e scomparso nel 2020, militante rivoluzionario, scrittore underground e poeta raffinato, cameriere e celebrità letteraria.

La storia di Limonov – pseudonimo di Ėduard Veniaminovič Savenko – è comunque raccontata in maniera fortemente personale dal regista russo: bastano infatti pochi minuti per trovarsi di fronte a un prodotto dallo stile debordante ed eccentrico, tipico dell’autore che l’ha firmato e comunque coerente con il personaggio che va a trattare, nonostante alcuni passaggi siano così eccessivi da rischiare di irritare.

“Limonov” è infatti una pellicola incapace di lasciare indifferenti, un film che – sempre come colui che racconta – vive di emozioni forti, nel bene e nel male, alternando ottime trovate visive a passaggi estremamente autocompiaciuti ed evitabili.

Splendida colonna sonora

Se la narrazione a volte incappa in alcuni momenti troppo macchinosi, il montaggio comunque dà buon ritmo all’intera durata della pellicola, grazie anche a una splendida colonna sonora che conferma la grande attenzione che Serebrennikov ha sempre riservato alla musica.

Questo lungometraggio controverso non è però soltanto un ritratto di Limonov, ma anche una panoramica sulla seconda metà del ventesimo secolo, dalla Russia agli Stati Uniti, seguendo il viaggio compiuto dal protagonista.

Una menzione speciale va alla straordinaria interpretazione di Ben Whishaw in uno dei ruoli più difficili e significativi della sua carriera: la sua intensa prova è il valore aggiunto dell’intera produzione.

Linda e il pollo

Dopo “Invelle”, uscito la scorsa settimana, anche in questo weekend c’è spazio per un bel film d’animazione: “Linda e il pollo”, coproduzione tra Francia e Italia, diretta da Chiara Malta e Sébastien Laudenbach.

Al centro della narrazione c’è il rapporto tra una madre, Paulette, e sua figlia, Linda. Dopo un brutto litigio e una punizione ingiusta, Paulette si sente profondamente in colpa e farebbe qualsiasi cosa per farsi perdonare da sua figlia. Linda ha perso il papà sette anni fa e tra i pochi ricordi di bambina che ha di lui, c’è il pollo ai peperoni che le cucinava. Paulette decide di prepararle questo piatto anche se non sa cucinare e non ha idea di come si prepari.

Sorprendente lungometraggio ricco di spunti di riflessione, “Linda e il pollo” è un’opera capace di toccare corde molto profonde, senza usare orpelli retorici ma puntando su una semplicità capace di risultare sincera e spontanea.

C’è spazio anche per passaggi molto divertenti in questo film tenero e delicato, efficace nel trattare tematiche complesse con coraggio e notevole sensibilità.

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