I film del fine settimana

«Good Luck, Have Fun, Don’t Die», un film citazionista sui pericoli dell’intelligenza artificiale

Nelle sale nuovo film di Gore Verbinski, regista della saga dei “Pirati dei Caraibi” e di “Rango”

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Sono passati ben nove anni dall’uscita dell’ultimo film di Gore Verbinski: era infatti il 2016 quando il regista de “La maledizione della prima luna” e di “Rango” portava nelle sale di tutto il mondo “La cura dal benessere”, un horror riuscito solo in parte, col quale Verbinski tornava al genere che gli aveva dato enorme successo con “The Ring”.

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“Good Luck, Have Fun, Don’t Die” e gli altri film della settimana

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Ora, finalmente, dopo il passaggio all’ultima Berlinale, arriva nelle nostre sale il suo nuovo lungometraggio, “Good Luck, Have Fun, Don’t Die”.

Il film si apre in una caffetteria di Los Angeles, dove si presenta un uomo misterioso che sostiene di venire dal futuro. Il suo obiettivo è reclutare la giusta combinazione di clienti del locale per formare una squadra in grado di eliminare una pericolosa intelligenza artificiale e riuscire così a salvare il mondo.

Alternando momenti divertenti ad altri davvero inquietanti, Verbinski firma un riuscito apologo in cui il bersaglio principale è l’uso spasmodico che facciamo della tecnologia, degli smartphone e della stessa intelligenza artificiale.

L’intrattenimento si unisce così a riflessioni brillanti sulla (possibile?) deriva del mondo contemporaneo, attraverso scelte narrative futuristiche e surreali, che però hanno parecchio a che fare con certi aspetti del nostro presente.

A partire da “La jetée” (e, così, anche dal suo remake “L’esercito delle 12 scimmie”) “Good Luck, Have Fun, Don’t Die” è un film che riprende tantissimo cinema del passato, attraverso palesi riferimenti che vanno da “Terminator” a “La notte dei morti viventi”, arrivando fino a “Matrix” e a possibili connessioni anche con la serie “Black Mirror”.

 

Qualche incertezza in una produzione coraggiosa

 

Questo citazionismo sfrenato dà adito a qualche incertezza drammaturgica di troppo, dovuta soprattutto alla mescolanza di registri differenti e di tante trovate già viste in passato: nonostante qualche limite in questo senso, Verbinski riesce comunque a dare personalità e originalità a una produzione coraggiosa e capace di scuotere dall’inizio alla fine.

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Le conclusioni sono forse un po’ troppe, ma al termine dei titoli di coda c’è più di qualcosa su cui ragionare e va inoltre sottolineata positivamente la prova dell’intero cast e, in particolare, del protagonista interpretato da Sam Rockwell.

Tra i personaggi, ben scritti dallo sceneggiatore Matthew Robinson, svetta però la figura di Ingrid, una ragazza allergica agli smartphone e alla Wi-Fi che regalerà diversi passaggi davvero toccanti.

 

Kontinental ’25

 

Tra le novità in sala si segnala anche “Kontinental ’25” del geniale regista rumeno Radu Jude, autore di film estremamente interessanti come “Sesso sfortunato o follie porno” (vincitore dell’Orso d’oro alla Berlinale 2021) o “Do Not Expect Too Much From the End of the World”.

Autore tra i più radicali, ironici e politicamente lucidi del cinema contemporaneo europeo, Jude firma una tragicommedia ambientata nella Cluj di oggi, città simbolo delle contraddizioni del capitalismo moderno e delle sue disuguaglianze.

Protagonista del film è Orsolya, un’ufficiale giudiziaria che vive nel cuore della Transilvania. Quando si trova costretta a sfrattare un senzatetto che vive nel seminterrato di un edificio, l’uomo si toglie la vita. Questo evento inatteso la fa precipitare in una profonda crisi morale. Nel tentativo di fare i conti con il proprio senso di colpa, la donna attraversa una spirale di riflessioni e incontri che mettono in discussione il rapporto tra responsabilità individuale e violenza sistemica.

Girato in appena dieci giorni interamente con un iPhone, “Kontinental ‘25” è un’operazione con cui Jude continua a sperimentare, mescolando fiction e documentario, ma anche ispirazioni che spaziano da “Europa ‘51” di Roberto Rossellini al cinema di Alfred Hitchcock.

Seppur meno incisivo e ficcante che in altre pellicole, Jude propone una riflessione lucida e ricca di aspetti satirici sull’Europa di oggi, confermando il suo sguardo brillante e capace di dare vita a un cinema molto personale e sempre capace di incuriosire. Non manca qualche ridondanza, ma il disegno d’insieme regge e non può certo lasciare indifferenti.

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