I film del fine settimana

“E i figli dopo di loro”, un simbolico racconto di formazione

Tra le novità in sala il film francese di Zoran e Ludovic Boukherma e il lungometraggio romeno “Tre chilometri alla fine del mondo”

di Andrea Chimento

3' di lettura

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Un buon coming-of-age francese è tra i protagonisti del weekend in sala: si tratta di “E i figli dopo di loro”, film presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2024.

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Tratto dal romanzo di Nicolas Mathieu “Leurs enfants après eux”, questo lungometraggio si apre durante l’estate del 1992, quando il quattordicenne Anthony e suo cugino ingannano il tempo in riva al lago insieme a due ragazze. Per Anthony questo sarà l’incontro con il primo amore, un momento che lo segnerà per diversi anni. Oltre a questo sentimento nuovo e profondo, ne nasce però anche un altro molto diverso: l’odio per un ragazzo di nome Hacine, un giovane ribelle del quartiere.

Diretto da Zoran e Ludovic Boukherma, fratelli gemelli nati a Marmande nel 1992, questo film racconta quattro estati cruciali nella vita dei personaggi (e, forse, della Francia in generale) arrivando a concludersi durante i mondiali di calcio del 1998.

In questo racconto di formazione le varie annate si trasformano così in passaggi decisivi verso la maturità, sia per il personaggio di Anthony, sia per la sua amata Steph che per il “nemico” Hacine.

Seppur sia un film che parla di giovinezza c’è notevole attenzione anche nella scrittura dei personaggi adulti – il padre di Anthony, in primis – capaci di risultare credibili e necessari per sviluppare un discorso che va a ragionare anche politicamente sulla Francia del periodo.

“E i figli dopo di loro“e gli altri film della settimana

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Ricca colonna sonora

Accompagnato da una ricca colonna sonora che ci fa riascoltare diverse, grandi canzoni di quel decennio, “E i figli dopo di loro” è un film che, nonostante i 144 minuti di durata, si segue con attenzione dall’inizio alla fine, dotato di buon ritmo e vittima soltanto di un paio di sequenze poco incisive all’interno di un disegno d’insieme congegnato nel modo giusto.

Alcuni spunti e riflessioni forse non sono così originali, ma l’esito è comunque efficace e capace di far empatizzare il pubblico con le vicende dei personaggi in scena.

Il cast ha volti noti – da Ludivine Segnier a Gilles Lelouche – ma a svettare è Paul Kircher nei panni di Anthony: il giovane attore si conferma uno dei volti più interessanti del nuovo cinema francese dopo aver già dimostrato il suo talento in “Winter Boy” di Christophe Honoré e “Animal Kingdom” di Thomas Cailley.

Tre chilometri alla fine del mondo

Tra le novità in sala c’è anche “Tre chilometri alla fine del mondo” di Emanuel Parvu, regista rumeno al suo terzo lungometraggio.

Al centro della storia c’è Adi, un ragazzo di diciassette anni che trascorre l’estate in un villaggio sul delta del Danubio. Una sera viene brutalmente aggredito e picchiato: la matrice è omofoba e inizierà un’indagine per capire chi siano i colpevoli.

Parvu racconta uno spazio piccolo per parlare di qualcosa di molto ampio: la metafora raggiunge presto riflessioni universali, relative all’ipocrisia di una società che viene lentamente smascherata nel corso della narrazione.

Lo stile è abbastanza scolastico, ma la pellicola è incisiva e scritta con cura, soprattutto grazie a una serie di dialoghi ficcanti che dimostrano anche la discreta forza di un copione realizzato con la giusta attenzione.

Grandi guizzi non ci sono, ma il film scuote e interessa fino alla fine, confermando l’ottimo stato della produzione rumena, una delle cinematografie più presenti nei festival degli ultimi anni e tra le più premiate in assoluto.

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