“Fjord”, difficoltà di integrazione e dilemmi morali secondo Cristian Mungiu
In concorso al Festival di Cannes il nuovo film del regista rumeno, vincitore della Palma d’oro nel 2007
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A Cannes è arrivato il giorno di uno dei beniamini assoluti del Festival: Cristian Mungiu, regista rumeno che ha vinto la Palma d’oro nel 2007 con “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni”, torna nuovamente in concorso sulla Croisette dopo le partecipazioni anche con “Oltre le colline” nel 2012, “Un padre, una figlia” nel 2016 e “Animali selvatici” nel 2022.
Tutti film potenti e molto importanti, la cui qualità non può che aver reso davvero attesissima la proiezione del suo nuovo lavoro, “Fjord”.
Questa volta Mungiu esce dai confini del suo paese e ambienta la pellicola in Norvegia per raccontare la storia di una famiglia che si è da poco trasferita in un piccolo villaggio affacciato su un fiordo. Il padre è rumeno, la madre è norvegese e hanno cinque figli, tra i quali un ragazzo e una ragazza che stanno vivendo il complicato periodo dell’adolescenza.
Dopo un litigio domestico e alcune dichiarazioni di questi ultimi alle autorità per la tutela dei minori, i genitori verranno accusati di violenza e coercizione psicologica nei confronti dei figli che, da un giorno all’altro, verranno loro sottratti uno dopo l’altro.
Con il suo classico stile rigoroso e profondamente realistico, Mungiu offre una nuova, coinvolgente riflessione morale dove sarà il pubblico a dover giudicare da che parte stare e quale dovrebbe essere il futuro migliore per i personaggi più giovani.

