Flotilla, indagini su torture in Israele e appello di 2.200 sacerdoti per cessate il fuoco a Gaza
Portavoce Flotilla: «Hanno riportato lesioni serie e alcuni sono sotto shock». La procura di Roma indaga su possibili abusi e tortura
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Circa cinquanta attivisti della Flotilla sono stati ricoverati a Istanbul per lesioni riportate durante il periodo di detenzione in Israele. Lo si apprende da fonti della Global Sumud Flotilla. Tra di loro risulta anche un italiano ricoverato. «Stiamo cercando in queste ore di avere notizie sulle sue condizioni di salute - ha spiegato la portavoce italiana Maria Elena Delia - ci riferiscono che in tanti hanno riportato lesioni serie e alcuni sono sotto shock». La vicenda sta provocando indignazione e reazioni internazionali. Oltre duemila sacerdoti hanno scritto al presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, mentre la presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni è intervenuta sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania.
«Condividiamo alcuni punti fermi anche sulla situazione a Gaza e in Giordania, fermo restando il diritto alla sicurezza di Israele: la soluzione dei due Stati come unica pace giusta e duratura possibile, l’importanza di assicurare la assistenza umanitaria la popolazione civile, la condanna delle violenze dei coloni e delle attività di insediamento israeliane», ha detto la presidente del Consiglio nelle dichiarazioni congiunte con il primo ministro d’Irlanda Micheál Martin, dopo l’incontro a Palazzo Chigi.
Pm Roma valutano reati di tortura e violenza sessuale
La procura di Roma che indaga sull’abbordaggio della Flotilla, oltre al reato di sequestro di persona sta valutando anche altri reati, tra cui la tortura e la violenza sessuale. Secondo quanto si apprende i magistrati, dopo aver acquisito il video diffuso dai canali social del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir in cui si vedono gli attivisti inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena, analizzeranno il filmato per verificare la presenza di italiani in quella situazione e valuteranno le parole di scherno rivolte dal ministro. In base a quanto si apprende, su delega dei pm di Roma è già stato ascoltato il deputato del M5S Dario Carotenuto.
Flotilla: team legale italiano presenterà denuncia per tortura
Anche le legali della Flotilla presenteranno una denuncia per tortura in relazione alle condizioni di detenzione degli attivisti in Israele. Il team legale composto da Tatiana Montella, Francesca Cancellaro, Serena Romano, Patrizia Corpina, Sonia Randazzo, Enrica Rigo, Carlo Caprioglio, Alessandra Annoni, MariaGiulia Giuffrè inizierà da domani la raccolta delle testimonianze degli italiani rientrati ieri e presenterà un’integrazione alla denuncia-querela depositata il 19 maggio presso la Procura di Roma. Le legali segnaleranno ai pm della Capitale tutti i reati che gli attivisti riferiranno di aver subito.
La lettera dei sacerdoti
La situazione a Gaza e la vicenda della Flotilla stanno suscitando un’indignazione internazionale sempre più diffusa. A intervenire ora sono anche oltre 2mila sacerdoti. In vista dell’Assemblea Generale della Cei che da lunedì riunirà a Roma i vescovi italiani, la Rete Internazionale “Preti contro il Genocidio” formata da oltre 2.200 sacerdoti, 25 vescovi e 2 cardinali in 58 Paesi, consegna una lettera aperta ai presuli italiani. La lettera chiede che dall’Assemblea si levi una parola evangelica chiara sulla tragedia del popolo palestinese dopo il caso dell’ultima Flotilla abbordata “con la forza” nella notte tra il 18 e il 19 maggio 2026, dalla marina militare israeliana «Non scriviamo per contrapporci - affermano -, ma per condividere una ferita. Non scriviamo per giudicare, ma perché il dolore di Gaza, della Cisgiordania, del Libano e di tutta la Terra Santa non ci lascia più dormire tranquilli. Il nostro silenzio non è neutrale. Le nostre parole tiepide non sono innocenti. Le ambiguità dei governi, delle istituzioni e talvolta anche delle comunità cristiane rischiano di diventare complicità. Il Vangelo non è mai neutrale - sottolineano - davanti alla vittima» e «la Chiesa non può essere equidistante tra chi soffre e chi produce sofferenza».







