Francesco, il lupo e quel patto di pace
L’appuntamento. Il Festival è dedicato quest’anno al santo di Assisi di cui ricorrono gli ottocento anni dalla morte e il programma perlustra in maniera approfondita aspetti della vita e della memoria di questo grande personaggio
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Il Festival del Medioevo, irrinunciabile appuntamento per tutti gli appassionati e per gli studiosi dell’età medievale, è dedicato quest’anno al santo di Assisi: nel 2026 ricorrono gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, che un’antica fonte colloca nella notte tra il 3 e il 4 di ottobre, celebrata festosamente da uno stormo di uccelli intorno al corpo posato sulla nuda terra di Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola.
Chiedilo al Sole
Scelta obbligata, si dirà, perché Francesco è il più famoso dei santi medievali. Qualcuno lo ha definito una rockstar: immagine impropria, attualizzante, ma che però fa balenare la realtà di un personaggio giovane, fuori degli schemi, che amava cantare le poesie, di altri e anche le sue (il Cantico delle creature era destinato alla musica), che terremotava gli schemi della predica, e a volte anche della preghiera, con un carisma fuori dal comune.
Il ricco programma perlustra in maniera approfondita, con molti interventi, aspetti puntuali della vita e soprattutto della memoria plurale e tormentata di Francesco ma non rinuncia a proporre, con grandi campioni della divulgazione, il ruolo di questo personaggio nella Storia, quella con la s maiuscola.
Meno scontata può sembrare la scelta del logo del festival, ma basta pensare alla città in cui l’evento si svolge per capire che il lupo è quasi un cittadino di Gubbio come il suo amico frate, che qui arrivò per la prima volta dopo aver litigato clamorosamente con il padre, sulla pubblica piazza di Assisi e avergli sbattuto in faccia la sua nudità, liberandosi dei vestiti proprio davanti a un mercante di stoffe.
L’incontro tra Francesco e il lupo, però, non avvenne in quel primo approdo eugubino; i Fioretti, che fanno conoscere la storia al mondo intero facendola arrivare fino a noi, non precisano il momento in cui avviene, trasfigurando l’evento nel mito se non nella favola, com’è tipico di quel testo, scritto in Toscana alla fine del Trecento ma rielaborato da un’opera delle Marche dell’inizio del secolo.

