Francia-Marocco, quattro anni dopo: il calcio racconta il nuovo equilibrio del mondo
Il match di Boston riflette un mondo cambiato: dal successo sportivo alla nuova posizione strategica del Marocco e le sfide interne della Francia
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A quattro anni di distanza da quella notte di Doha, Francia e Marocco si ritrovano di fronte, giovedì 9 luglio a Boston, nel primo quarto di finale del Mondiale 2026. Ma il mondo intorno a loro non è più lo stesso.
Chiedilo al Sole
Nel 2022 la semifinale del Qatar, vinta 2-0 dai francesi prima della finale persa contro l’Argentina, sembrava ancora una favola: la prima nazionale africana capace di entrare tra le prime quattro del pianeta. Dopo avere travolto 3-0 il Canada (uno dei tre padroni di casa), il Marocco centra i quarti per il secondo Mondiale consecutivo, traguardo mai raggiunto prima da una squadra del continente africano. Non deve più stupire: le basta confermarsi. La Francia, invece, è passata di misura sul Paraguay grazie a un calcio di rigore e un’aspra battaglia fatta di colpi proibiti e provocazioni. La disfida tra i transalpini e i nordafricani simboleggia qualcosa di più profondo di una semplice partita di pallone.
Il Regno del Marocco, guidato da Muhammad VI, ha costruito una posizione geopoliticamente autonoma: porta d’ingresso verso l’Africa, partner strategico dell’Occidente, laboratorio della transizione energetica grazie a fosfati e rinnovabili. L’Europa lo guarda non più come periferia produttiva, ma come vero e proprio partner industriale.
Anche la Francia è cambiata. I Bleus restano il più riuscito esperimento di integrazione multiculturale del Paese, mentre la Francia politica fatica ancora con banlieue e influenza in calo in Africa. Se l’anno prossimo prevarrà il Fronte Nazionale della Le Pen e di Bardella le tensioni fra le sue varie anime potrebbero raggiungere il loro culmine. Il paradosso: la Francia calcistica ha trasformato la diversità in forza e coesione, quella politica fatica a trovare la stessa formula di successo.
In Qatar la partita era letta come lo scontro tra l’ex potenza coloniale e l’ambizione africana emergente. Oggi è il confronto tra due realtà ormai entrambe calcisticamente consolidate: il vecchio ordine verticale tra centro e periferia non esiste più. Tra i vicecampioni del Mondo e i Campioni d’Africa, i primi rimangono ancora i favoriti. I più autorevoli commentatori sportivi ritengono che solo la Francia stessa possa perdere la Coppa del Mondo.







