Serbia

Funerali di Mladic, 8mila persone omaggiano il «boia di Srebrenica»

Nella chiesa di San Luca a Belgrado onori di stato e militari per il generale. In Bosnia 76mila denunce per apologia di criminale di guerra

Uomini che indossano bandiere come mantelli, con l’effigie dell’ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic,  tra la folla radunata presso la chiesa di San Luca, in occasione dei funerali di stato (REUTERS)

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Migliaia di persone - secondo la polizia citata dai media filo-governativi, almeno 8mila - si sono riunite a Belgrado per i funerali di Ratko Mladic, il generale serbo condannato per aver orchestrato il peggior massacro in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale, il cui ritorno in patria, dove un tempo era considerato un eroe, ha suscitato allarme internazionale. La cerimonia funebre è stata presieduta dal capo della chiesa ortodossa serba, il patriarca Porfirije, ma è stata disertata dalle principali autorità politiche del Paese. Il presidente serbo Aleksandar Vucic si è detto impegnato in un incontro improrogabile con il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev che si trova in visita a Belgrado.

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La salma di Mladic, il comandante serbo-bosniaco condannato per crimini di guerra e passato alla storia come «boia di Srebrenica», morto mentre scontava una condanna all’ergastolo all’Aja, è stata prima esposta nella camera ardente, mentre la Serbia sfidava gli avvertimenti dell’Unione europea contro celebrazioni pubbliche in onore dell’uomo riconosciuto colpevole del primo genocidio avvenuto in Europa dalla Seconda guerra mondiale.

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Migliaia di persone sono arrivate di prima mattina nella piccola chiesa ortodossa serba di San Luca, a Belgrado, per rendere omaggio a Mladic, ancora considerato un eroe da molti serbi. Il suo berretto da ufficiale e la sciabola erano appoggiati sulla bara, affiancata da uomini in uniforme militare. Davanti, una serie di medaglie. Fuori dalla chiesa, bandiere serbe sono state appese nelle vicinanze, mentre su un enorme striscione srotolato attraverso la strada si leggeva “Benvenuto, Generale, grazie a tua madre per aver dato alla luce un eroe”. Mladic, “cristiano ortodosso e soldato serbo”, “rimarrà profondamente impresso nella memoria della maggior parte del popolo serbo”, ha detto Porfirije durante la sua orazione funebre. “Al di là delle sentenze dei tribunali umani, il verdetto definitivo sulla figura e sulle sue azioni spetta al tempo, alla memoria storica e, soprattutto, al giudizio divino”.

In Bosnia-Erzegovina, dove l’apologia di criminali di guerra è un reato penale, in soli sette giorni sono state presentate ben 76mila denunce, sulla base delle quali sono stati avviati oltre 930 procedimenti penali, contro persone che pubblicamente esaltavano il generale.

Mladic è morto a 84 anni il 27 agosto all’Aia, nei Paesi Bassi, mentre scontava una condanna all’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi dalle sue truppe durante la guerra in Bosnia del 1992-95. Sebbene i preparativi per il funerale siano stati formalmente curati dalla famiglia di Mladic, il governo serbo ha inviato la scorsa settimana un aereo per riportare la salma a Belgrado e i soldati hanno trasportato la bara avvolta nella bandiera nazionale.

Sabato si è tenuta una cerimonia commemorativa militare presso una struttura ufficiale dell’esercito serbo. La Serbia è un Paese candidato all’adesione all’Unione europea ed è stata duramente criticata per gli onori tributati a Mladic dopo la sua morte. Marta Kos, commissaria europea per l’Allargamento, ha annullato una visita in programma in Serbia per protesta, sostenendo che «la glorificazione che circonda la sua morte è incompatibile con i valori sui quali si fonda il percorso verso l’Ue». Numerosi altri esponenti politici europei hanno espresso critiche, così come leader regionali e familiari delle vittime di Mladic nella guerra in Bosnia.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si recherà in visita anche quest’anno nei Balcani occidentali, ma al momento non è possibile confermare quali Paesi saranno inclusi nel tour, fanno sapere dalla Commissione europea rispondendo a una domanda su un’eventuale tappa in Serbia.

Il conflitto provocò oltre 100mila morti e lasciò più di un milione di persone senza casa prima di concludersi nel 1995 con un accordo di pace mediato dagli Stati Uniti. Il presidente populista serbo Aleksandar Vucic, ex ultranazionalista che durante la guerra sostenne le politiche espansionistiche della Serbia, ha respinto le critiche dell’Ue, accusando Kos di «mentire». Vucic ha intensificato la sua retorica antioccidentale in vista delle elezioni parlamentari anticipate, previste per il mese prossimo e considerate di grande importanza.

Fra le persone presenti in chiesa alla cerimonia figurano almeno tre ministri del governo serbo: Nenad Vujić, ministro della Giustizia che nei giorni scorsi ha scortato personalmente la salma sul volo di Stato del governo serbo proveniente dall’Aja e che il 28 agosto, il giorno dopo la morte di Mladić, per primo annunciò gli onori militari e di Stato; il ministro della Cultura, Nikola Selaković, fotografato mentre stringe mani alla gente radunata fuori dalla chiesa e mentre accende candele votive, e il titolare di Trasporti e Infrastrutture, Darko Glišić.

A Belgrado i funerali del criminale di guerra Mladic

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Mladic è stato condannato nel 2017 per aver orchestrato il massacro di oltre 8mila musulmani a Srebrenica nel 1995, il lungo assedio della capitale bosniaca Sarajevo e altri crimini di guerra, tra cui la creazione di campi di concentramento per civili non serbi e soldati nemici detenuti. La Serbia, che durante la guerra sostenne le forze serbo-bosniache, continua a mantenere una posizione di sfida sul proprio ruolo nel conflitto e accusa l’Occidente di avere un atteggiamento ostile nei confronti dei serbi. Dalla morte di Mladic, i suoi sostenitori nazionalisti hanno organizzato veglie, dipinto una serie di murales con la sua immagine a Belgrado e acceso fumogeni in suo onore.

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La Serbia si è rifiutata di riconoscere che a Srebrenica sia stato commesso un genocidio L’anno scorso, la Serbia ha sepolto un altro criminale di guerra condannato, l’ex capo di stato maggiore dell’esercito Nebojsa Pavkovic, con gli onori militari completi in un cimitero riservato a personalità illustri. Il percorso di adesione della Serbia all’Ue è in stallo a causa del deterioramento democratico del Paese e del rifiuto di Vucic di aderire alle sanzioni internazionali contro la Russia per l’invasione dell’Ucraina.

Srebrenica, designata dalle Nazioni Unite come «zona protetta» per i bosgnacchi (musulmani bosniaci), finì per essere conquistata dalle forze serbe, che costrinsero uomini e ragazzi a spogliarsi, li uccisero e fecero poi rimuovere i loro corpi con i bulldozer per seppellirli in fosse comuni. La guerra iniziò dopo la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, quando i serbi di Bosnia presero il controllo di vaste porzioni del territorio bosniaco con l’obiettivo di creare un proprio Stato e unirlo alla Serbia.

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