Fusioni bancarie

Banche, il grande risiko 2025: segui l’andamento dei titoli

Ecco come le ipotesi di fusioni tra banche italiane stanno cambiando l'economia e l'indice Ftse Mib a Piazza Affari. Qui, cliccando sulle banche citate, potete seguire l’andamento dei rispettivi titoli

di Enrico Miele

Il palazzo Hall Unicredit in piazza Gae Aulenti, inaugurato oggi alla presenza del presidente del Consiglio Enrico Letta, Milano, 11 febbraio 2014.
ANSA / MATTEO BAZZI

2' di lettura

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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - C’è chi usa la classica metafora del risiko e chi preferisce quella del domino. Oppure può sembrare un thriller o un romanzo giallo. In qualsiasi modo lo si voglia chiamare, il processo di fusione tra le principali banche italiane, avviato ormai da mesi, sta cambiando gli assetti e i pesi, anche geografici, dell’economia italiana, da quella reale (che passa per i finanziamenti degli istituti di credito alle imprese) a quella più prettamente finanziaria (visto che a Piazza Affari le banche pesano più di tutti gli altri comparti sulle prestazioni dell’indice FTSE MIB).

La parola chiave del 2025 è quindi Ops (mentre solo quella del Banco Bpm su Anima Holding era tecnicamente un’Opa), cioè lo scambio reciproco di azioni tramite il quale Unicredit si è lanciata alla conquista dell’istituto di Piazza Meda (l’offerta è partita il 28 aprile), poi Banca Mps su Mediobanca (dovrebbe scattare da fine giugno) e Bper sulla Banca Popolare di Sondrio (sempre in estate, con Unipol come pivot perché è il principale azionista di entrambe).

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In tutti e tre i casi, i consigli di amministrazione della preda di turno hanno bocciato l’offerta, con toni più o meno polemici. Segno che la via che porta alle aggregazioni non è indolore, né senza ostacoli. Con gli operatori che si interrogano sui possibili rilanci dell’ultimo minuto per convincere i soci e il golden power che ha messo, almeno in un caso, quello dell’ops di UniCredit, paletti ben precisi per realizzare la fusione. Senza contare la presenza di Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio in quasi tutte le partite che contano, da Rocca Salimbeni a Piazzetta Cuccia.

L’ultima mossa in ordine di tempo è di Alberto Nagel che, anche per “liberare” Mediobanca dall’abbraccio con Generali, proverà a cedere il suo 13% del Leone di Trieste in cambio diBanca Generali. La prima - senza arrivare a Intesa Sanpaolo che ha inglobato Ubi nell’ormai lontano 2020 - è invece stata quella di Andrea Orcel che ha scavalcato le Alpi per provare a conquistare la tedesca Commerzbank, secondo istituto della Germania, provocando le ire di governo e sindacati locali. Stesso film anche in Spagna, dove Banco Sabadell ha bocciato proposta fusione di Bbva e la politica si è messa di traverso all’operazione. Tra le “piccole” a Piazza Affari da registrare anche l’Opas di Banca Ifis suIllimity Bank.

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