Garanzia Sace da 200 mln $ per VinFast, colosso dell’automotive vietnamita
L’operazione s’inserisce nel programma Push Strategy, l’iniziativa sviluppata dall’agenzia per il credito all’esportazione del ministero dell’Economia e delle Finanze per garantire finanziamenti a grandi importatori esteri in cambio del loro impegno ad acquistare prodotti e servizi dall’Italia
dal nostro corrispondente Marco Masciaga
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2' di lettura
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NEW DELHI - Sace ha annunciato il 16 settembre di aver garantito un finanziamento da 200 milioni di dollari a favore di VinFast - la società del colosso vietnamita Vingroup che opera nel settore dell’automotive - con l’obiettivo di aumentare le opportunità di export per le imprese italiane verso l’economia più dinamica del Sud Est Asiatico.
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L’operazione s’inserisce nel programma Push Strategy, l’iniziativa sviluppata dall’agenzia per il credito all’esportazione del ministero dell’Economia e delle Finanze per garantire finanziamenti a grandi importatori esteri in cambio del loro impegno ad acquistare prodotti e servizi dall’Italia. «Il Vietnam – spiega l’ambasciatore d’Italia ad Hanoi Marco della Seta - sta crescendo rapidamente e la sua apertura ai finanziamenti internazionali consente alle imprese vietnamite di accedere a capitali e competenze».
Il boom dell’economia vietnamita
Nonostante l’obiettivo di crescita al 10% da qui al 2030 rimanga lontano, l’economia vietnamita sta crescendo più rapidamente delle altre della regione. Secondo le stime ufficiali, lo scorso anno il Pil ha fatto segnare un solido +8% rispetto al 2024, un ritmo decisamente più sostenuto di quelli di Malaysia (5,2%), Indonesia (5,1%) e Singapore (5%).
Nonostante il contesto di crescente incertezza globale i primi sei mesi del 2026 non hanno registrato scossoni per l’economia di Hanoi, che nel secondo trimestre è cresciuta dell’8,39%, accelerando rispetto al 7,8% registrato nei tre mesi precedenti.
La crescita è stata sostenuta da una robusta produzione industriale, dalla tenuta della domanda interna, dai consistenti afflussi di investimenti esteri e dall’aumento della spesa pubblica per le infrastrutture. Tuttavia, l’incremento dei costi delle importazioni energetiche ha contribuito ad ampliare il deficit commerciale del Paese.


