Gas, più flussi da Usa e Algeria: le mosse dell’Italia per fronteggiare l’impatto della guerra
Secondo i dati di Snam, nei primi quattro mesi dell’anno sono aumentati i volumi arrivati via gasdotto a Mazara e i carichi di Gnl (gas naturale liquefatto) provenienti dagli Usa
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I punti chiave
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Nonostante i pesanti riverberi collegati al nuovo fronte di conflitto in Medio Oriente e alla conseguente volatilità a livello internazionale, il sistema gas italiano si è mostrato resiliente ed è riuscito a contenere le conseguenze provocate dai frequenti shock geopolitici, facendo leva su un significativo livello di scorte (l’asticella segna, a oggi, il 54% di riempimento degli stoccaggi, 19 punti percentuali sopra la media Ue) e sulla diversificazione delle fonti. Prova ne sono gli ultimi dati raccolti da Snam che documentano la capacità del sistema di “sostituire” gli ammanchi legati allo stop prolungato dello stretto di Hormuz con altri canali, sfruttando, in particolare, la flessibilità concessa dal gas liquefatto trasportato via nave (Gnl).
L’impatto della crisi nel Golfo
Se si guarda, infatti, al totale dei carichi di Gnl giunti in Italia nei primi quattro mesi dell’anno, l’asticella ammonta a 72, di cui 42 dagli Stati Uniti, corrispondenti a circa il 60% dei volumi Lng complessivamente importati, e 13 dal Qatar, ai quali si aggiungono i Paesi africani come Algeria, Nigeria e Mauritania/Senegal. Ed è proprio osservando l’andamento, tra marzo e aprile, dei volumi relativi al Qatar (con destinazione il rigassificatore di Rovigo, Adriatic Lng) e agli Usa (diretti, soprattutto, agli impianti di Livorno e Piombino), che si notano i primi segnali di avvicendamento tra i carichi qatarini (scesi dai 4 di marzo all’unico arrivo di aprile) e quelli americani (saliti, invece, dai 2 di marzo ai 7 dello scorso mese), frutto dell’efficace strategia messa in campo da Edison per fronteggiare le conseguenze della notifica di forza maggiore operata da Qatar Energy, con cui la società ha in essere un contratto di 25 anni da 6,4 miliardi di metri cubi annui. Edison si è, quindi, attivata da subito per rimpiazzare in corsa i 12 carichi impattati dalla mossa qatarina (circa 1,6 miliardi di metri cubi) e l’ha fatto puntando prevalentemente su Gnl americano: a oggi sono stati così coperti 9 carichi su 12 per circa 1 miliardo di metri cubi.
L’assist dall’Algeria e dal Tap
Il risultato è che il gas liquefatto trasportato via nave sta diventando sempre più centrale per la diversificazione. Nei primi quattro mesi, infatti, sono arrivati 7,1 miliardi di metri cubi a fronte dei quasi 22 miliardi complessivamente immessi in rete: il 33% del totale, al secondo posto dopo il gas algerino in arrivo da Mazara del Vallo (Sicilia). Che, insieme al Tap (il gasdotto che trasporta il gas azero in Europa e in Italia), ha garantito un enorme assist in chiave sicurezza energetica. Anche qui i dati di Snam restituiscono un quadro chiaro: da gennaio ad aprile, infatti, i flussi in arrivo dall’Algeria hanno registrato un aumento del 4%, a quota 7,6 miliardi di metri cubi (300 milioni di metri cubi in più rispetto ai primi quattro mesi del 2025), il 35% del totale immesso in rete. Segue, per l’appunto, il gas in ingresso a Melendugno (Puglia) mediante il Tap che, nei primi quattro mesi dell’anno, si mantiene stabilmente la seconda fonte di approvvigionamento gas via tubo (3,2 miliardi di metri cubi, il 15% del totale), a conferma della strategicità del gas proveniente da Sud per la continuità e la sicurezza del sistema nazionale. Mentre si sono via via ridotti i flussi provenienti da Nord, nello specifico dallo snodo di Tarvisio, che ha visto una inversione dei transiti a valle dello stop del passaggio del gas russo tramite l’Ucraina.
L’accelerazione sugli stoccaggi
A sostenere il sistema in questa fase c’è, poi, la terza “gamba” degli stoccaggi, il cui livello attuale supera di molto la media Ue e distanzia di 26 punti percentuali quello tedesco. Si tratta di uno scarto significativo che è stato favorito sia da una buona base di partenza (alla chiusura della stagione fredda, a un mese dall’avvio del conflitto nel Golfo, gli stoccaggi italiani erano pieni al 43,7%, 15 punti percentuali sopra il resto d’Europa) sia da un lavoro sinergico tra Snam, Governo e Arera, che ha consentito di allocare, con le aste effettuate dalla società nella prima metà di aprile, una capacità di stoccaggio pari a 17,5 dei 19 miliardi di metri cubi disponibili, tale da garantire il raggiungimento del target di riempimento del 90 per cento, già centrato dall’Italia nel 2025 con due mesi di anticipo sul termine fissato da Bruxelles. Un traguardo che consentì allora al nostro Paese di disporre di stoccaggi pieni prima che iniziasse l’inverno e di coprire il 27% del totale del gas immesso in rete.








