Carburanti

Gasolio, partito lo sconto ridotto a 6,1 cent: di quanto aumenterà il costo. Ma lunedì scatta il price cap Eni

Il tetto massimo per la benzina sarà di 1,99 euro al litro, mentre quello del diesel sarà di 2,19 euro. Entrambi partiranno lunedì e dureranno un mese

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Il taglio delle accise sul gasolio si dimezza? Entra in campo l’Eni, che annuncia un tetto ai prezzi dei suoi carburanti - 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel - per almeno trenta giorni: un «nuovo contributo di solidarietà al Paese, ai consumatori e alla propria clientela». Dopo l’addio al bollo auto, per il Governo è la seconda boccata d’ossigeno, che stavolta è il frutto dell’«ottimo rapporto» tra Giorgia Meloni e l’ad di Eni Claudio Descalzi, come tengono a sottolineare fonti vicine al dossier. La moral suasion della premier era stata avviata sin da quando era apparsa con chiarezza la difficoltà di riuscire a calmierare i costi di benzina e gasolio soltanto per le fasce più deboli della popolazione. Serviva un’altra strada; è stata trovata.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Le reazioni

«Il Governo ringrazia Eni per l’importante iniziativa», recita la nota ufficiale di Palazzo Chigi. «Un lodevole atto di attenzione all’Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale, sta colpendo le famiglie italiane». La riconoscenza arriva anche dai vicepremier, con toni diversi. L’azzurro Antonio Tajani loda il metodo: «Non interventi dirigisti o nuove tassazioni costruite attorno al concetto degli extraprofitti, ma responsabilità, collaborazione e mercato». Il leghista Matteo Salvini dice di apprezzare «la decisione di Eni di rinunciare a incassi milionari» e subito auspica «che anche le banche e le altre grandi società del settore energetico e petrolifero seguano questo esempio».

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Pure dentro Fratelli d’Italia, il partito di Meloni, si spera nell’effetto traino, confidando che altri marchi di distributori si muovano sulla scia di Eni, senza bisogno di procedere con una tassazione sui gruppi energetici. Anche in vista della manovra, a maggior ragione dopo la doccia fredda della mancata uscita anticipata dalla procedura Ue per deficit eccessivo, tutti sono convinti che sarà necessario aprire un nuovo confronto sia con gli istituti di credito sia con le partecipate (si veda Il Sole 24 Ore di giovedì). All’insegna del “chi può aiuti”.

Il price cap e il nuovo taglio accise

Il price cap, intanto, partirà lunedì prossimo in tutte le stazioni Enilive, anche in autostrada. Sulla durata, per ora, è certo che si andrà avanti fino a fine ottobre, ma la compagnia non ha escluso la possibilità di estenderlo fino a fine anno in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti.

La nuova misura non arriva in un giorno casuale. Perché oggi è partita la seconda tappa della strategia messa in piedi dal Governo per abbandonare la strada dei (costosi) tagli alle accise e il gasolio costerà 6,1 centesimi al litro in più. Un rincaro che porterà i listini del diesel vicino a 2,4 euro, mentre la benzina, senza sconto da inizio luglio, è a pochi centesimi dal record storico di 2,184 euro. Prezzi ritenuti insostenibili da diverse categorie, in primis quella degli autotrasportatori, con Assotir che ieri non ha escluso uno sciopero insieme alle altre rappresentanze che «bloccherebbe tutto il Paese», come ha avvertito il segretario generale Claudio Donati.

Tra le associazioni di consumatori, comunque, l’idea di mettere in campo un tetto al prezzo dei carburanti era stata avanzata già diverse volte, ma nessuno finora era riuscito ad attuarla. Anche questo aspetto aiuta a leggere il plauso da parte del Governo. Anche il ministro delle Imprese Adolfo Urso. In fondo, è ciò che successe nel 2012, quando la campagna “Riparti con Eni” - pur partita in un contesto completamente diverso, visto che quelli erano gli anni delle misure di austerity del Governo Monti - tagliò il prezzo di benzina e gasolio per incentivare i consumi e, nel giro di pochi giorni, le altre società si adeguarono.

L’incontro con le società di raffinazione

Comunque vada, l’interlocuzione con le compagnie energetiche proseguirà nei prossimi giorni. Il price cap, infatti, si potrebbe leggere come una mossa d’anticipo verso l’incontro dell’8 ottobre tra Urso, il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e le società della raffinazione e della produzione di beni e prodotti derivati convocato proprio ieri mattina. Tra queste, appunto, ci sarà l’Eni, che siederà al tavolo con i rappresentanti di Sonatrach, Socar-Ip, Iplom, Kpi, Alma Petroli, Ludoil/Isab, Saras e Innovhub. Insieme a loro ci sarà anche l’Unem, che da mesi richiama all’attenzione la necessità di potenziare le strutture di raffinazione.

L’obiettivo dell’incontro sarà di capire se gli impianti italiani stiano producendo a pieno regime e se ci siano margini per aumentare la produzione. Un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi 35 anni, in cui il numero di strutture, come raccontato su queste pagine il 28 agosto, è stato dimezzato e di conseguenza la capacità di raffinazione è scesa da 106,6 a 83,3 milioni di tonnellate l’anno. Tentativi che appaiono obbligatori, mentre il Medio Oriente brucia ancora e le quotazioni del petrolio restano alte.

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