Regno Unito

Uk, quattro dimissioni nel governo: Starmer in bilico

Labour in rivolta dopo le elezioni. Lasciano il sottosegretario alla Sanità, la ministra per le Vittime e la violenza contro donne, la ministra per la Tutela dei minori e la ministra per le Comunità

FOTO D'ARCHIVIO: Il primo ministro britannico Keir Starmer arriva a Downing Street, a Londra, in Gran Bretagna, il 5 maggio 2026, per un incontro con esponenti di vari settori della società volto a discutere della lotta all'antisemitismo. REUTERS/Hannah McKay/Pool/Foto d'archivio REUTERS

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Aumentano le dimissioni nel governo Starmer, che appare sempre più in bilico. Anche il sottosegretario alla Sanità del Regno Unito, Zubir Ahmed, ha rimesso il mandato nelle mani del premier britannico. «È chiaro, dagli ultimi giorni, che l’opinione pubblica in tutto il Regno Unito ha ormai perso irrimediabilmente la fiducia in lui come primo ministro», ha scritto in un post sul social X.

Prima di lui, la ministra per le Vittime e la Violenza contro donne e ragazze, Alex Davies-Jones, ha annunciato il suo passo indietro su X, mentre cresce la pressione sulla guida di Downing Street. «Ti imploro di agire nell’interesse del Paese e fissare un calendario per la tua uscita di scena», ha dichiarato la ministra in una lettera rivolta a Starmer. Prima di Davies-Jones, si erano dimesse anche la ministra per la Tutela dei minori, Jess Phillips, e la ministra per le Comunità, Miatta Fahnbulleh, che hanno annunciato le loro dimissioni nelle scorse ore.

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Jess Phillips, sottosegretaria all’Interno con delega sulla tutela delle donne e contro la violenza di genere, già candidata leader del partito (senza fortuna) nel 2020, ha lasciato nelle scorse ore. «Ciò che conta sono gli atti, non le parole», ha scritto Phillips nelle sua lettera di dimissioni indirizzata al premier, affermando d’aver perso fiducia in Starmer e unendosi alle decine di deputati laburisti che invocano un cambio di guida politica.

La decisione della sottosegretaria, segue una riunione del consiglio dei ministri nella quale sir Keir ha insistito di non volersi dimettere, ricevendo il sostegno pubblico di molti, ma non tutti, i ministri di punta della sua compagine. E arriva poche ore dopo le dimissioni per protesta anche della viceministra delle Comunità Locali, Miatta Fahnbulleh, la quale ha dichiarato esplicitamente di essere pronta a sostenere al posto di Starmer una figura più progressista come il popolare sindaco di Manchester, Andy Burnham, laddove a questi fosse consentito di tornare in Parlamento attraverso un’elezione suppletiva.

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La Bbc riferisce che, secondo diverse fonti, altre dimissioni di ministri sono attese per questo pomeriggio.

Il fronte parlamentare in difesa di Starmer

Il quotidiano The Guardian, invece, segnala che oltre un centinaio di parlamentari laburisti hanno firmato una lettera in difesa del premier britannico.

«La scorsa settimana abbiamo avuto una serie di risultati elettorali devastanti. Ciò dimostra che abbiamo un duro lavoro da fare per riconquistare la fiducia dell’elettorato. Questo lavoro deve iniziare oggi, lavorando tutti insieme per realizzare il cambiamento di cui il Paese ha bisogno. Dobbiamo concentrarci su questo: non è il momento per una lotta per la leadership», si legge nel documento.

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Numericamente, in Parlamento, il fronte pro-Starmer appare in lieve maggioranza: secondo i dati di LabourList, 88 deputati laburisti hanno affermato che il Primo Ministro dovrebbe dimettersi.

Vicepremier Lammy: «Starmer ha il mio pieno supporto»

Il vice primo ministro del Regno Unito David Lammy ha dichiarato che Keir Starmer gode del suo «pieno sostegno» e ha esortato i colleghi laburisti a fare un passo indietro e a «prendere fiato». Parlando davanti al numero 10 di Downing Street, Lammy ha aggiunto: «Dobbiamo mettere il Paese prima del partito». Lo riporta la Bbc. Lammy ha poi sottolineato che l’unica persona che trae vantaggio dall’«autoanalisi» del Partito Laburista è Nigel Farage e ha chiesto ai colleghi di non favorire lui o il suo partito Reform.

Il discorso del re

Intanto da Downing Street fanno sapere che le attività di governo procedono come da programma. «Per quanto ne so, il discorso del re si terrà domani» come previsto. Lo ha affermato il segretario capo del premier , Darren Jones. Re Carlo III pronuncerà domani il cosiddetto “King’s Speech”, il discorso del re per segnare l’inizio di un nuovo anno parlamentare. Il discorso, redatto dalle autorità ma letto dal monarca, definisce l’agenda legislativa del governo per i prossimi mesi. Secondo quanto riporta The Independent, il discorso dovrebbe tenersi alle 11.30 circa ora locale di domani, le 12.30 in Italia.

I candidati alla successione di Starmer: Streeting, Burnham e Rayner

Sonno tanti i nomi di esponenti labouristi che circolano sui media britannici come possibili successori del premier. Ecco chi, al momento, sembra essere in pole position.

Il nome del Ministro della Sanità Wes Streeting viene spesso menzionato come possibile successore di Starmer. A differenza del primo ministro, questo quarantatreenne è considerato un comunicatore efficace. È stato una delle figure di spicco della campagna elettorale che ha riportato il Partito laburista al potere, con Keir Starmer alla guida, nel luglio 2024. Al Ministero della Sanità, Wes Streeting ha implementato numerose misure volte a ripristinare l’immagine dell’Nhs, il Servizio sanitario nazionale, che era stata compromessa da anni di tagli al bilancio, interminabili liste d’attesa e ripetuti scioperi dei medici. Streeting, considerato un esponente dell’ala destra del partito, potrebbe però essere ostacolato dai suoi legami con Peter Mandelson, l’ex ambasciatore a Washington al centro dello scandalo Epstein che ha indebolito Keir Starmer. L’ex ministro ed ex ambasciatore a Washington è stato il suo mentore e lo ha sostenuto durante la prima campagna elettorale nel 2015.

Membro dell’ala sinistra del Partito laburista, il sindaco della Greater Manchester Andy Burnham è il politico britannico più popolare e, secondo YouGov, l’unico in grado di attrarre elettori anche al di fuori del Partito laburista. Attualmente è anche il favorito dai bookmaker per succedere a Starmer. Tuttavia, l’uomo soprannominato “il Re del Nord” si trova di fronte a un ostacolo importante: secondo le regole del Regno Unito, non può diventare primo ministro finché non avrà riconquistato un seggio in Parlamento. Un parlamentare, però, potrebbe ritirarsi da una roccaforte laburista, ottenendo così la possibilità di vincere un seggio. Questo processo richiederebbe diversi mesi, da qui l’idea, diffusa tra alcuni, di fare pressione su Starmer affinché si impegni a dimettersi a settembre.

A gennaio, mentre le richieste di dimissioni di Starmer si intensificavano, il primo ministro e i suoi sostenitori hanno bloccato la candidatura di Burnham alle elezioni suppletive nella sua regione, impedendogli di sfidare Starmer. A 56 anni, questo veterano del partito aveva già tentato di conquistare la leadership laburista nel 2015, venendo sconfitto da Jeremy Corbyn. Eletto sindaco della Greater Manchester nel 2017, è stato poi rieletto due volte in una città che compete con Birmingham per il titolo di seconda metropoli più grande della Gran Bretagna dopo Londra.

La donna che ha ricoperto la carica di vice primo ministro e ministro dell’Edilizia abitativa fino a settembre 2025, Angela Rayner, è una figura popolare nell’ala sinistra del Labour. A 46 anni, si distingue dagli altri candidati per le sue umili origini. Ha abbandonato gli studi da adolescente e non ha una laurea. L’ascesa di Rayner, nota per la sua schiettezza, si è bruscamente interrotta lo scorso settembre, quando si è dimessa dopo aver ammesso di non aver pagato tutte le tasse dovute per l’acquisto di un appartamento. Alcuni dei suoi critici ritengono, tuttavia, che una sua ascesa a sinistra a Downing Street potrebbe costringere il Partito laburista a indire elezioni generali prima della data prevista del 2029.

Gli outisider: Cooper e Healey

Sebbene questi tre nomi siano i più citati, altri potrebbero emergere a seguito di quello che si preannuncia un processo di nomina caotico. Manovre dietro le quinte e lotte intestine potrebbero ulteriormente danneggiare l’immagine del Labour, proprio come hanno fatto con i Conservatori quando i loro primi ministri si sono succeduti a ritmo serrato dopo il referendum sulla Brexit del 2016.

Tra i potenziali sostituti figurano personalità considerate di consenso, come il ministro della Difesa John Healey e il ministro delle Forze Armate Al Carns. È riemerso anche il nome di Ed Miliband, ministro dell’Ambiente che ha guidato il Partito laburista dal 2010 al 2015.

Tra i nomi menzionati si trovano anche diverse donne, tra cui il ministro degli Esteri Yvette Cooper, il ministro dell’Interno Shabana Mahmood e persino la parlamentare ed ex Segretario di Stato Catherine West, che ha in parte contribuito all’attuale crisi minacciando, lo scorso fine settimana, di indire elezioni interne per sostituire Starmer.

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