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Geografie del benessere: rilassarsi col calore, in mezzo alla natura

Capsule in titanio, oasi galleggianti, spirali in legno: le nuove saune si ispirano agli onsen giapponesi, si progettano su misura e la loro esclusività dipende anche dalla totale integrazione nel paesaggio.

di Monica Piccini

La sauna galleggiante Soria Moria, costruita su una palafitta sulle rive del lago Bandak, in Norvegia, con linee che s’ispirano ai profili delle montagne circostanti. Riscaldata elettricamente, ospita fino a 15 persone (ingresso per due ore, 36 €). (© Dag Jensen)

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Cabine specchiate che riflettono il paesaggio, padiglioni che galleggiano sullo sfondo di uno skyline di grattacieli. «Sono spazi di good design, di bellezza elementare e di cultura», dice Christopher Selman, co-fondatore di Out of the Valley (Ootv), studio britannico con sede nel Devon, specializzato nella realizzazione di saune outdoor, artigianali e luxury.

Un dettaglio della sauna biologica in legno Sazae progettata dallo studio KENGO KUMA AND ASSOCIATES per il glamping Sana Mane sull’isola di Naoshima, in Giappone (chalet per due persone a partire da 300 € a notte). La struttura a spirale, che ricorda una conchiglia, è stata ottenuta sovrapponendo 1.500 fogli di compensato. (© Keishin Korikoshi)

Dalle foreste della Lapponia alle coste della California, dai laghi alpini alle chiatte in Tasmania, queste microarchitetture sono sempre più spazi sociali, dove si sperimenta un’idea diversa di benessere: collettiva, analogica, essenziale. «Per molto tempo le saune sono state relegate negli angoli più bui di spa e palestre. Le nostre, invece, sono piccole opere d’arte protagoniste del paesaggio», aggiunge. Per Selman, tutto nasce dalle memorie d’infanzia. Cresciuto con una zia finlandese, ricorda le sedute dopo cena quando andava a trovarla a Helsinki con la famiglia: «Era uno spazio in cui potevamo parlare del mondo o semplicemente stare insieme in silenzio. Frequentare la Finlandia d’inverno ha cambiato anche il mio modo di vivere il freddo: quelle corse gelide sembravano più sopportabili, sapendo che potevo tornare a scaldarmi nel calore della sauna». La sua carriera inizia nel frenetico mondo della finanza a Sydney, Australia, ma, sotto, sopravviveva una passione: «Sono sempre stato affascinato dalla sociologia dello spazio, dalle comunità e dalla natura. La sauna riunisce tutto questo: architettura, rituale, paesaggio e connessione umana». La svolta arriva in Tasmania, durante un soggiorno alla Floating Sauna sul Lake Derby. «Ero seduto lì con amici e parlavamo del mio ritorno nel Regno Unito: dopo tredici anni all’estero, mi chiedevo cosa avrei fatto. In quel momento, era il 2020, ho capito di voler trascorrere più tempo nella natura e riunire le mie competenze in un progetto personale».

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Da sinistra, Lighthouse Sauna by HARBOR SAUNAS, ispirata alle linee minimal dell’architettura marinara, mimetizzata fra gli alberi che punteggiano la costa rocciosa di Cape Neddick, nel Maine (da 44.000 €). Un dettaglio di Cycl, sauna su tre piani ai piedi del monte Fuji, creata da YŪ MOMOEDA ARCHITECTS (ingresso da 24 € a persona). (© HB Mertz - © Yashiro Photo Office and Taiki Fukao)

Per farlo, intraprende un vero e proprio pellegrinaggio visitando oltre cento saune nel mondo, dagli onsen giapponesi alle banya dell’Europa orientale. Da questo suo viaggio è nato un atlante, Ridiculously Good-Looking Saunas, appena pubblicato dalla tedesca Gestalten. Il volume raccoglie trentasei progetti, alcuni classici, alcuni decisamente sorprendenti, di saune all’aperto tra Europa, Nord America, Giappone e Oceania. Tra le più scenografiche c’è Soria Moria, in Norvegia. Costruita su una palafitta sulle rive del lago Bandak, riprende nella forma i pendii montuosi circostanti e li riflette sull’acqua.

La natura svedese che circonda il Solar Egg, disegnato da BIGERT & BERGSTRÖM e un dettaglio interno (gratis, su prenotazione). (© Jean-Baptiste Beranger)

A Seattle, invece, sul lago Union, lo studio GO’C l’ha reinterpretata come una barca che naviga sull’acqua: si chiama wa_sauna, è alimentata a legna, e galleggia dove la bellezza selvaggia del Pacifico incontra la città dello stato di Washington sullo sfondo. In Giappone convivono due visioni opposte: Cycl di YŪ Momoeda Architects, geometrica e pubblica, si sviluppa su tre piani, ai piedi del monte Fuji, mentre Sazae dello studio Kengo Kuma, sull’isola di Naoshima, è una spirale in legno costruita con 150 strati di compensato, ispirata alla forma di una conchiglia. In California, un’ex chiatta industriale a Sausalito ha trovato una seconda vita come Fjord, sauna galleggiante aperta al pubblico con vista sul Golden Gate. Ma il progetto più sorprendente è a Kiruna, la città più settentrionale della Svezia: Solar Egg, un uovo alto cinque metri rivestito in acciaio inox e titanio dorato, concepito come simbolo di rinascita di un territorio devastato dalle estrazioni minerarie. Il benessere che diventa atto politico. «Sono luoghi di profonda quiete, sospesi tra meditazione e preghiera. E al loro centro c’è sempre una comunità», precisa Selman. È proprio questo intreccio tra luogo, materia e socialità che lo ha portato a fondare il suo studio. L’incontro decisivo avviene in Cornovaglia, in una sauna progettata da Rupert McKelvie, maestro carpentiere con un passato da costruttore di imbarcazioni classiche. «Gli scrissi per ringraziarlo: era tra le tre migliori saune che avessi visitato». Dodici mesi dopo, i due avviano una nuova fase dell’azienda, che oggi realizza saune su misura con materiali naturali e tecnologie termiche avanzate. «Pur arrivando da percorsi differenti, condividiamo la stessa visione e un’attenzione meticolosa al dettaglio», dice. Come, per esempio, il sistema di ventilazione interna nascosto che allontana la condensa o l’accensione da remoto via app di alcuni modelli. L’obiettivo è creare edifici sani e traspiranti, con materiali atossici – dalle lastre prive di formaldeide all’isolamento, fino a vernici e finiture – che si posino sul terreno con un impatto minimo.

Da sinistra, Wildwater Sauna, sauna mobile del Pembrokeshire, Galles (98 € una sessione privata). Uno dei modelli di sauna artigianale outdoor disegnati da OUT OF THE VALLEY (da 52.000 €). (© Scott Chalmers - © Rupert McKelvie)

La gamma Ootv riflette questa filosofia: si va dal Tyto, modello compatto e panoramico, pensato per giardini privati, al Falco dalle linee morbide, con copertura in acciaio Corten che sviluppa una patina rugginosa in superficie e con il tempo si mimetizza nel paesaggio, fino al Merula, con una finestra a tutta larghezza e al Calluna, con spogliatoio e doccia esterna, che può ospitare fino a dodici persone. Per chi vuole portare la sauna ovunque c’è il modello Aquila, montata su un rimorchio a doppio asse, rivestita in larice nero e completamente off-grid (ossia, indipendente dal punto di vista energetico), grazie a un pannello solare sul tetto. I prezzi per i modelli standard partono da circa 33mila euro e arrivano a 73mila, mentre per l’Aquila si parte da 83mila. «Dal concept alla fabbricazione fino all’installazione, il nostro è un approccio integrato e guidato dal design», spiega Selman. Tutto avviene sotto lo stesso tetto, con grande attenzione a proporzioni, materiali e inserimento nel contesto. Anche le fondamenta seguono questa logica: pali a vite in acciaio al posto del calcestruzzo, reversibili in caso di spostamento, perché una sauna Ootv deve integrarsi nel paesaggio senza lasciare segni. L’impatto deve essere leggero sul terreno quanto è intenso sul corpo.

Da sinistra, The sauna float by BOLDT STUDIO, piccolo spazio galleggiante in legno di cedro a Cos Cob, nella costa del Connecticut (345 € per due ore). MFG Mobile Sauna, creata all’interno del campus dell’Università di arte e design Burg a Halle, in Germania. Può ospitare fino a cinque persone e si prenota sul sito del campus, gratuitamente. (© Jason Lindberg and Bryan Banducci - Courtesy of Friedrich Gerlach)

L’uso regolare della sauna è associato infatti a miglioramento della circolazione, riduzione dello stress, rilassamento muscolare, rafforzamento del sistema immunitario e maggiore lucidità mentale. Attraverso culture differenti: negli Stati Uniti e in Europa si moltiplicano gli spazi dedicati alla contrast therapy, l’alternanza di esposizioni al caldo e al freddo. In Giappone, lo stato di equilibrio profondo raggiunto con i cicli di sauna e immersioni gelide si chiama totonou. «In un mondo accelerato e iperconnesso, la sauna torna alle sue origini: uno spazio caldo e raccolto dove respirare lentamente, rimanere in silenzio e soprattutto ascoltare il proprio corpo», conclude Selman. «I risultati non sono solo nei dati, ma nel modo in cui le persone ne escono: più calme, più centrate. È quella sensazione di benessere la conferma più convincente».

 

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