Gettito fiscale: in Italia alta l’aliquota implicita sul lavoro, basso il contributo dell’Iva
A confermarlo il Rapporto annuale sulla tassazione del 2026 compilato dall’Ue. Pressione fiscale in crescita fino a oltre il 42 per cento
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I punti chiave
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Nel 2024, rispetto all’anno precedente, la pressione fiscale in Italia è cresciuta di 1,2 punti percentuali arrivando al 42,4 per cento. Si tratta di uno degli incrementi maggiori tra le grandi economie europee, insieme alla Polonia (+1,6 per cento) e alla Germania (+0,8 per cento). È uno dei rilievi contenuti nel «Rapporto annuale sulla tassazione» del 2026, pubblicato l’8 luglio dall’Ue. L’Italia si conferma, come avviene dall’inizio della serie storica nel 1995, tra gli Stati membri con la pressione fiscale più elevata assieme, per esempio, a Svezia, Finlandia e Danimarca. Nel 2024, infatti, la media Ue era del 39,4 per cento, mentre in Italia il valore si è attestato, come detto, al 42,4 per cento. Una pressione ancora maggiore si è registrata nei Paesi Bassi (42,8%), in Austria (43,4%), in Francia (43,5%) e in Danimarca (45,2%).
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Aliquota implicita sul lavoro
Nello stesso anno, inoltre, in Italia l’aliquota implicita sul lavoro si è attestata su valori pari al 43,9 per cento, seconda solo alla Grecia (44,8 per cento). Tra il 2014 e il 2024, però, si è verificato un calo di quasi 3 punti percentuali, tra i più marcati nell’Unione.
Apporto dell’Iva
Poco significativo, nel 2024, l’apporto dell’Iva, che rappresenta il 15,6 per cento del gettito fiscale italiano. Questo nonostante un aumento di 1,8 punti percentuali rispetto a dieci anni prima. Lo Stato membro che fa più affidamento sulle entrate portate dall’Iva è, invece, la Croazia (34,7 per cento), seguita da Bulgaria (30,6 per cento) e Lettonia (27.3 per cento).
Tassazione
Svezia e Danimarca sono i due Paesi a dipendere maggiormente dalla tassazione sul reddito (rispettivamente 57,4 e 57,3 per cento nel 2024), che rimane comunque la fonte primaria di gettito in tutti gli Stati membri a eccezione di Croazia e Bulgaria. In questi due Paesi, infatti, sono le tasse sui consumi la principale fonte di entrate, rispettivamente per il 48,1 per cento e il 42,8 per cento. In nessun Paese, invece, la fonte primaria di gettito sono le tasse sul capitale.
Rispetto a una media europea del 51,5 per cento, le tasse sul lavoro in Italia nel 2024 valevano il 48,6 per cento del gettito. Sostanzialmente paritetico il contributo, nella Penisola, delle tasse sul capitale e delle tasse sui consumi: rispettivamente, 25,5 per cento e 25,9 per cento. Mettendo a paragone due quadrienni fiscali, il 2015-2019 e il 2020-2024, si osserva che in Italia la pressione fiscale è leggermente diminuita.







