Asia e Oceania

Giappone, il Pil cresce più del previsto nel primo trimestre (+2,1%)

Il dato annualizzato ha battuto sia le attese degli analisti (+1,7%), sia quello di ottobre-dicembre (+0,8). Bene export, consumi e investimenti. Più vicino un rialzo dei tassi

dal nostro corrispondente Marco Masciaga

La debolezza dello yen sta pesando sull’inflazione REUTERS

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NEW DELHI - Nel primo trimestre dell’anno l’economia giapponese è cresciuta più rapidamente del previsto spinta da esportazioni, investimenti e consumi, e grazie al fatto che l’impatto dello shock energetico causato dalla guerra in Iran sarà avvertito appieno solo nella prossima rilevazione.

Tra gennaio e marzo il prodotto interno lordo della quarta economia mondiale è aumentato del 2,1% su base annualizzata, superando la previsione mediana del mercato (+1,7%) e il rialzo dello 0,8% registrato nel trimestre ottobre-dicembre. Il Giappone, diversamente da altri Paesi asiatici, pubblica i dati del Pil su base annualizzata, proiettando quindi sull’intero esercizio fiscale il dato registrato durante il trimestre di riferimento.

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Le scelte della Bank of Japan

I numeri del Pil saranno uno dei fattori chiave che la Bank of Japan (BoJ) analizzerà per determinare se l’economia sia abbastanza robusta da poter assorbire un aumento dei tassi d’interesse già dal prossimo mese. I tassi sono fermi allo 0,75% dallo scorso dicembre, ma nel corso dell’ultima riunione del policy board, tre membri su nove si sono schierati per un aumento di 25 punti base.

Si tratta della spaccatura più netta da quando l’attuale governatore, Kazuo Ueda, è alla guida della BoJ. Lo scorso marzo c’era stata una sola voce dissenziente rispetto alla decisione di non alzare il costo del denaro. Per trovare un board più diviso (5 contro 4) bisogna andare indietro nel tempo fino al 2016, quando la BoJ si avventurò nel territorio dei tassi negativi.

Negli ultimi mesi il governo della premier Sanae Takaichi ha messo pressione sulla banca centrale perché la politica monetaria rimanga accomodante, ma i mancati rialzi dei tassi d’interesse si stanno riverberando, assieme agli aggressivi programmi di spesa dell’esecutivo, sullo yen. La valuta giapponese viaggia da giorni vicino a quota 160 contro il dollaro, contribuendo all’accelerazione dell’inflazione in un momento in cui le quotazioni del greggio sono molto elevate.

La crescita robusta dei consumi

«I dati di oggi mostrano che l’economia era su basi solide prima della guerra con l’Iran, il che significa che dispone di un certo margine per assorbire lo shock energetico», spiega Yoshiki Shinke, senior executive economist del Dai-ichi Life Research Institute. Il secondo trimestre consecutivo di espansione è stato caratterizzato da una crescita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente di esportazioni, consumi privati e investimenti in conto capitale.

I consumi valgono, da soli, più del 50% del Pil giapponese e secondo le stime degli analisti sarebbero dovuti crescere dello 0,1 per cento. Il dato migliore delle attese sembra segnalare due cose: che i sussidi governativi per attutire l’impatto della crisi energetica stanno funzionando e che gli aumenti retributivi degli ultimi mesi stanno stimolando le spese delle famiglie.

Le attese per una frenata

Tuttavia, gli analisti si aspettano un rallentamento della crescita nei prossimi trimestri, mano a mano che le ricadute del conflitto in Medio Oriente, che ha provocato un’interruzione senza precedenti delle forniture energetiche globali, inizieranno a farsi sentire. «Riteniamo - si legge in una nota di Oxford Economics - che il Pil del primo trimestre appartenga ormai al passato. Prevediamo che l’economia risentirà presto delle tensioni dovute agli elevati costi energetici. Prezzi dell’energia più alti e una forte incertezza limiteranno consumi e investimenti nel breve termine».

Il Giappone è particolarmente vulnerabile agli shock energetici a causa della sua forte dipendenza dalle importazioni di petrolio dal Medio Oriente, con l’aumento dei costi del carburante che da una parte alimenta l’inflazione e dall’altra pesa sulla crescita. Diversamente però da altre economie asiatiche, Tokyo dispone di riserve petrolifere strategiche imponenti, che per il momento hanno consentito non solo di non dover razionare i carburanti, ma anche di fornire energia ad alcuni Paesi della regione con una forte presenza di fabbriche e raffinerie parzialmente controllate da società nipponiche, come per esempio il Vietnam.

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