Cinema

Giffoni Film Festival e «Le cose impossibili»: apertura con Bella Ramsey

Dal 17 al 25 luglio la 56esima edizione del festival del cinema per ragazzi con 104 opere in concorso

Una scena di «Sunny Dancer», film con Bella Ramsey che inaugura Giffoni 2026

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Sarà nel segno de «Le cose impossibili» la 56esima edizione del Giffoni Film Festival è, kermesse dedicata al cinema per i ragazzi in programma dal 17 al 25 luglio. Per nove giorni, Giffoni Valle Piana accoglierà i giovani giurati provenienti da tutto il mondo, chiamati a confrontarsi con le 104 opere in concorso, tra lungometraggi e corti selezionati tra migliaia di candidature internazionali.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il filo conduttore dell’edizione vuol essere un invito a superare confini – geografici, culturali e personali – e a trasformare ciò che sembra irraggiungibile in una concreta possibilità di cambiamento. Al centro del festival tornano così i grandi interrogativi del presente: la costruzione dell’identità, il bisogno di appartenenza, il rapporto con gli altri e con il mondo, la fragilità e il desiderio di futuro.

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Ad aprire ufficialmente la manifestazione, il 17 luglio, sarà Sunny Dancer di George Jaques, alla presenza del regista e della protagonista Bella Ramsey, nota per i suoi trascorsi nella saga del Trono di spade. Il film, un racconto di formazione ironico e irriverente, segue la giovane Ivy in un’estate destinata a cambiare la sua vita, tra ribellioni, amicizie e nuove consapevolezze. Perfettamente in linea con il tema del festival, Sunny Dancer racconta la resilienza e la capacità di reinventarsi, offrendo uno sguardo autentico sulla complessità della crescita.

Ma è soprattutto nella ricchezza delle sezioni del concorso che emerge la vera anima di Giffoni 56. Per i più piccoli, la sezione Elements +3 propone un universo fatto di meraviglia e scoperta, dove titoli come Bug’s Story di Natalia Malykhina Bratli, Dancing Friend di Elena Walf o Cloud Fish di Noé Garcia raccontano la nascita delle prime amicizie e il confronto con il mondo circostante, mentre opere come Rub di Júlia Francino e The Little Train di Angel Wang accompagnano i bambini in percorsi di crescita delicati e immaginifici.

Con Elements +6 il racconto si arricchisce di avventura e responsabilità: film come Born in the Jungle di Edmunds Jansons o Garuda: Dare to Dream di Ronny Gani parlano di coraggio e sogni, mentre Smartie and Me di Kacper Lisowski e Super Furball and the Lying Squirrel di Joona Tena affrontano il tema della giustizia e della tutela dell’ambiente. A questi si affiancano cortometraggi significativi come Alby – The Last Tree di Alessandro Parrello e Jeans di Gaia Marotta, che riflettono su identità e trasformazione.

Il passaggio alla preadolescenza prende forma nella sezione Elements +10, con storie più complesse e introspettive: Back to Tottori di Arild Østin Ommundsen e Silje Salomonsen racconta il legame tra sorelle, mentre Barry & Me di Markus Welter e Children of the Resistance di Christophe Barratier mettono al centro amicizia e memoria. Film come Just Call Me Frida di Katja Benrath e Olivia and the Invisible Earthquake di Irene Iborra affrontano invece fragilità personali e difficoltà economiche con sensibilità e immaginazione.

Entrando nell’adolescenza, la sezione Generator +13 offre uno sguardo diretto sulle tensioni identitarie: The Altar Boys di Piotr Domalewski esplora il rapporto con il mondo adulto, Hold Onto Me di Myrsini Aristidou la ricostruzione dei legami familiari, mentre Bros delle sorelle Rodríguez Colás e Everyone’s Sorry Nowadays di Frederike Migom affrontano disuguaglianze sociali e fragilità emotive. In questo contesto, Trad di Lance Daly riflette sul valore della cultura e delle radici.

Con Generator +15 il racconto si fa ancora più complesso: titoli come 22 Lengths di Mia Maariel Meyer e A Family di Mees Peijnenburg indagano le dinamiche familiari, mentre Lemonade Blessing di Chris Merola e Skiff di Cecilia Verheyden esplorano la costruzione dell’identità affettiva. Sad Girlz di Fernanda Tovar affronta invece temi urgenti come la violenza di genere e l’amicizia femminile.

La sezione Generator +18 guarda infine all’età adulta, con opere come 3 Weeks After di Miroslav Terzic, Hearts on Fire di Aurélien Peyre, Weightless di Emilie Thalund e Rosemead di Eric Lin, che raccontano fragilità, seconde possibilità e ricerca di un equilibrio nel presente.

Accanto alla fiction, i documentari di GEX DOC – tra cui Adam’s Apple di Amy K. Jenkins, Almost Forever di Lia Hietala e Hannah Reinikainen e One in a Million di Itab Azzam e Jack MacInnes – offrono uno sguardo reale e profondo sui percorsi di crescita e sulle sfide dell’identità contemporanea.

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Infine, la sezione Parental Experience chiude il cerchio riportando l’attenzione sulle relazioni familiari: opere come Bowl Cut di Tamara Vittoz, The Stranger di Federica Corti, Rage di Fran Moreno Blanco e Santi Pujol Amat e Strong as a Lion di Nathan Villanneau raccontano il confronto tra genitori e figli in tutte le sue sfumature.

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