Il sequestro

Giffoni Film Festival, la Gdf indaga su un presunto danno erariale di 478mila euro

L’ipotesi è che l’Ente Autonomo Giffoni Experience abbia dirottato parte dei fondi pubblici ricevuti su un’associazione presieduta dalla moglie del direttore artistico dell’Ente stesso

di Pietro Menzani

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

Tra il 2016 e il 2024 l’Ente Autonomo Giffoni Experience potrebbe essersi reso responsabile di un danno erariale di 478.769 euro. È quanto emerge da un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Napoli, che, su mandato della Procura regionale per la Campania della Corte dei conti, ha notificato un invito a dedurre e un atto di messa in mora nei confronti dell’Ente, del suo direttore artistico e organizzativo e del Responsabile Unico del Procedimento.

I fondi pubblici

L’indagine ruota intorno ai fondi pubblici che sarebbero stati erogati dalla Regione Campania per il Giffoni Film Festival, il festival cinematografico per bambini e ragazzi che ogni anno a luglio anima il comune di Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno.

Loading...

Le Fiamme Gialle hanno sequestrato rapporti bancari e crediti statali e regionali riconducibili ai destinatari del provvedimento, fino al raggiungimento della somma totale contestata, tenuto conto di rivalutazione monetaria e interessi.

Nello specifico, sono finite nel mirino della Gdf alcune criticità legate agli affidamenti diretti conferiti tra il 2016 e il 2024 a una associazione culturale operante nella gestione delle attività sociali collegate all’evento cinematografico.

L’associazione in questione è presieduta dalla moglie del direttore artistico di Giffoni Experience, mentre l’unica dipendente è la figlia della coppia.

Lo schema

Secondo quanto ricostruito, parte dei fondi pubblici destinati al Festival sarebbe stata dirottata sull’associazione. L’operazione sarebbe avvenuta tramite affidamenti presentati come servizi di inclusione e solidarietà sociale. Le indagini hanno però svelato che, in sostanza, gli affidamenti non sarebbero stati altro che «una forma di contribuzione stabile e continuativa non adeguatamente documentata».

Lo schema si sarebbe ripetuto ogni anno: venivano presentati progetti sociali dal contenuto generico - da campagne di sensibilizzazione ad assistenza e inclusione, passando per iniziative di beneficenza e servizi di supporto - inseriti in seguito tra le spese finanziate con fondi pubblici.

E gli incarichi, conferiti ogni anno per importi praticamente identici, sarebbero stati rendicontati nell’ambito dei contributi europei e regionali ottenuti dall’Ente. Dalle indagini emerge inoltre che gran parte dei fondi ricevuti - quasi esclusivamente risorse provenienti dagli affidamenti del Giffoni Film Festival - sarebbe stata usata per coprire il costo dell’unica dipendente.

Molte delle attività sociali di cui si occupava l’associazione sarebbero in realtà state svolte gratuitamente da enti terzi o associazioni partner mentre le spese sostenute sarebbero state «modeste, scarsamente pertinenti o prive di collegamento diretto con le attività rendicontate».

I conflitti d’interesse

Infine, è stato rilevato un possibile conflitto di interesse tra i vertici di Giffoni Experience e l’associazione. Il direttore artistico dell’Ente in alcune annualità avrebbe certificato la regolare esecuzione delle prestazioni oggetto degli affidamenti, mentre il Responsabile Unico del Procedimento - e anche in questo caso sono emersi rapporti familiari con l’associazione beneficiaria - avrebbe attestato alla Regione il regolare svolgimento delle prestazioni e la conformità delle procedure amministrative.

Il risultato è che venivano presentate come ammissibili spese che le indagini hanno invece ritenuto non conformi ai requisiti di rendicontazione e scollegate dalle finalità del finanziamento pubblico.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti