In edicola domani

Gioielli, l’ombra delle tensioni mondiali si estende su filiera e consumi

I numeri, le tendenze e le soluzioni delle aziende, alle prese con una situazione complessa, nelle 25 pagine dello Speciale Gioielli domani in allegato al Sole 24 Ore

di Giulia Crivelli

Illustrazione di Nicolò Canova

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Anticipiamo un brano dell’articolo che aprirà lo Speciale Gioielli, in edicola domani 19 maggio in allegato al Sole 24 Ore, 25 pagine di analisi, approfondimenti, notizie dalle aziende e novità di prodotto.

Dove non poterono l’11 settembre e sette anni dopo il crac Lehman Brothers del 2008 e dove non erano riusciti le epidemie di aviaria in Asia e, andando ancora più indietro nel tempo, le crisi geopolitiche degli anni 70 e 80, forse potrebbe riuscire l’attuale spirale negativa nella quale sembra essersi infilato – di fatto – l’intero mondo globalizzato a causa degli scenari di guerra in Medio Oriente. È la prima volta che fattori esogeni e imprevedibili, quelli che alcuni economisti e analisti chiamano cigni neri, sembrano avere un effetto anche sull’industria dei gioielli. Forse perché la crisi innescata dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran il 28 febbraio, seguito a quello al Libano e con la Striscia di Gaza prigioniera dei postumi della guerra scatenata dagli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023, non riguarda solo la fiducia dei consumatori e le crescenti paure che albergano in ognuno di noi osservando il pianeta in fiamme. I focolai di guerra divampano, di fatto, in ogni continente, Europa compresa, e nessuno – men che meno le generazioni più giovani – può guardare al futuro con ottimismo, perché non c’è alcuna delle crisi più recenti vicina a una soluzione.

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Questa volta però a influire negativamente sugli acquisti di gioielli non c’è solo il crollo della fiducia e la paura di vivere in un mondo che sembra avere interrotto il percorso di civilizzazione e convivenza tra popoli, idee, culture e Paesi; la ragnatela composta dalle filiere globali, alla base delle quali ci sono le fonti energetiche, non è mai stata così fragile.

Le conseguenze della chiusura dello stretto di Hormuz, della distruzione di impianti di raffinazione e i danni ad altre infrastrutture che consentono il trasporto di gas e di ogni derivato del petrolio, hanno impatti anche sulla circolazione di materie prime alla base dell’industria mondiale dei gioielli, dall’estrazione di pietre e metalli preziosi al loro trasporto e lavorazione.

I dati presentati il 9 maggio in occasione del convegno di OroArezzo “Tensioni geopolitiche, conflitti e dazi: le reazioni del settore orafo italiano”, organizzato da Club degli Orafi Italia e Intesa Sanpaolo, confermano che quello del 2026 è un cigno più nero del solito. L’incertezza geopolitica, le tensioni internazionali e l’instabilità delle politiche commerciali americane hanno spinto il prezzo dell’oro verso aumenti rilevanti (+44% nel 2025) e continui massimi storici con una quotazione media che nel primo trimestre 2026 si è attestata a 4.877 dollari oncia. Da qui la discesa della domanda mondiale di gioielli, condizionata dall’evoluzione dei prezzi della materia prima: nel 2025 c’è stato un calo in quantità del 18%, ancora più severo nel primo trimestre 2026 (-24% con punte del -44% negli Stati Uniti).

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